TRA FONDAZIONI BANCARIE E PRINCIPI AZZURRI

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«Bene le privatizzazioni delle banche, non quelle fatte a debito». È questo in sostanza il messaggio che il Ministro Tremonti ha lanciato ieri durante la presentazione del libro di Paolo Messa e Fabio Corsico, «Da Frankestein a principe azzurro. Le fondazioni bancarie tra passato e futuro», moderato dal direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano. Tra gli ospiti vi erano due ex premier , Romano Prodi e Giuliano Amato, il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, e quello delle Acri, Giuseppe Guzzetti. In platea vi erano poi il sottosegretario Gianni Letta, con cui il ministro si è intrattenuto qualche minuto a colloquio, l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, e l’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti.

Tra il serio e lo scherzoso il ministro si è attribuito il ruolo di “principe azzurro” citato dal titolo del volume rappresentato. «Sulla copertina di questo libro – ha esordito infatti il ministro – c’è un enigma: chi è il principe azzurro? Forse il ministro dell’Economia che fa vigilanza». Indubbiamente, ha aggiunto Tremonti, «c’è una lacuna tra passato e futuro, perché è molto importante anche il presente».

Tremonti ha parlato diffusamente delle fondazioni identificandole come «strutture che nella logica no profit integrano l’armamentario sociale di questo Paese». Ha affermato che «certamente è il cambiamento più importante nella struttura economica e sociale di questo Paese. Una riforma apparentemente tecnica con altissima incidenza politica ed economica». Quello delle banche, ha aggiunto poi Tremonti, è stato «un caso totalmente positivo di privatizzazione». Per le privatizzazioni, seguendo il ragionamento del ministro, «ci sono casi positivi e casi negativi. La trasformazione delle società bancarie è stata positiva, mentre totalmente negative sono state le privatizzazioni fatte a debito. Un conto, infatti, è fare debito per una cosa nuova, un altro è fare debito per fondare una cosa che già c’è» per poi prenderne gli utili, scaricando il debito sulla società. Si è trattato – ha spiegato Tremonti – di un avvio empirico, accompagnato da una fitta rete di  scetticismo, che però ha dimostrato una progressione esponenziale. Le fondazioni bancarie, dunque, svolgono un ruolo fondamentale, a maggior ragione dopo aver compiuto il passo di rilievo dell’ampliamento dei settori di intervento, come ad esempio l’edilizia sociale. Il responsabile di via XX Settembre ha poi ricordato il ruolo delle fondazioni nella Cassa depositi e prestiti che ha una funzione di primo piano per le molte iniziative volte allo sviluppo, come il fondo per le Pmi (piccole e medie imprese) e il fondo strategico di investimento che si trova ai nastri di partenza pronto al via.

Alle domande dei molti giornalisti che lo attendevano all’uscita del pittoresco teatro del centro dove si è svolta la presentazione del volume il ministro non ha voluto dare alcuna risposta, nè sulla manovra finanziaria, nè sulla norma salva-imprese prima apparsa e poi velocemente cancellata dal testo della manovra. Ci sarà spazio per tali domande infatti questo pomeriggio alle 15,00 in conferenza stampa presso il ministero dell’economia. Il ministro non ha però rinunciato all’ultima ironia affermando di «avere l’impressione di essere seguito» mentre la scorta lo guidava verso l’auto che lo attendeva a piazza del Gesù.

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