TASSE SU TASSE: AUMENTO DELLE IMPOSTE E INTRODUZIONE DI NUOVE, UN SALASSO PER LE FAMIGLIE

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La formazione di un nuovo governo è ancora molto lontana mentre le scadenze del pagamento delle imposte sono di giorno in giorno più vicine. Una mole di tasse che peseranno sul bilancio delle famiglie già dal prossimo mese. La conseguenza sarà un’ulteriore contrazione dei consumi e della crescita a partire dal mese di aprile quando si pagherà la prima rata della tares (ex tarsu) prevista dal decreto montiano grottescamente denominato “salva Italia”, che graverà di circa 80 euro in più per famiglia.

Se il governo, che in qualche modo si formerà, non deciderà alcuna variazione su quanto già precedentemente imposto per decreto, a giugno le famiglie saranno chiamate a versare la prima rata dell’Imu, mentre il mese successivo, sempre in caso di inattività del governo, dovranno affrontare l’aumento dell’Iva che passerà dal 21% al 22%.

C’è poi il bollo su conti correnti bancari, che quest’anno graverà anche su quei pensionati che fino ad oggi avevano evitato di aprirne uno  e che sono stati obbligati dall’imposizione della tracciabilità delle transazioni all’apertura di costosi conti correnti per il versamento delle pensioni di 1000 euro. Non si può trascurare poi il peso dell’imposizione della tobin tax sull’acquisto di titoli anche su piccoli pacchetti di risparmio.

Secondo le stime Confesercenti le maggiori tassi nel 2013 graveranno per 20 miliardi di euro sulle famiglie e per 14 miliardi di euro per le imprese. La pressione fiscale raggiungerà così livelli record, passando dal 44% del 2012 al 45,3% nel 2013.

Il quadro si conclude con la verifica del livello degli stipendi nazionali, di gran lunga inferiore alla media europea (inferiori del 14% al livello degli stipendi tedeschi e inglesi), che non hanno visto da anni alcun adeguamento all’inflazione istat ed alle maggiori imposte, con una perdita di potere di acquisto per i consumatori. Giova ricordare i risultati raggiunti lo scorso anno dal governo del Presidente Monti.

 

Se per le medie e grandi imprese una via d’uscita è il mercato estero per le piccole imprese, che rappresentano il 95% circa del tessuto produttivo nazionale, il mercato di sbocco è necessariamente locale tutt’al più nazionale. La contrazione del consumo delle famiglie comporterà, nella migliore delle ipotesi, la conferma del record del governo Monti della chiusura di 1000 piccole imprese al giorno.

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