TARES: PATRIMONIALE MASCHERATA E DUPLICAZIONE DI IMPOSIZIONE

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Alla conclusione del Consiglio dei ministri di Sabato 6 Aprile 2013 si apprende che “Per quanto riguarda la TARES il decreto dà  ai Comuni la facoltà di intervenire sul numero delle rate e sulla scadenza delle stesse come previsto dal “Salva Italia” (DL 201/2011). […] Viene altresì rinviato all’ultima rata relativa al 2013 il pagamento della maggiorazione di 0,30 euro per metro quadro già previsto dal Salva Italia.”

In attesa di vedere le norme del testo del decreto, si può esprimere un preliminare giudizio: la TARES non salva i contribuenti da un’ennesima stangata di dicembre. Avere rinviato il pagamento dell’aumento TARES a dicembre più che sollevare le famiglie ha sollevato gli uffici tributari comunali o i loro concessionari. Infatti la TARES  come la Tia o la Tarsu non è versata in autoliquidazione, ma dipende da quando arrivano le bollette dei comuni o le fatture delle società concessionarie. Quest’ultimi devono gestire milioni di posizioni individuali (aggiornare schedari, indirizzi, trasferimenti, decessi), dove si perde molto gettito e un gran numero di  famiglie non ricevono notifiche di versamento da anni.

La TARES come è stata ideata si configura come una patrimoniale mascherata e allo stesso tempo rappresenta una sovrapposizione con l’Imu sulla prima casa. Infatti la TARES era stata concepita per caricare sulla tassa rifiuti una serie di costi generali del comune (ad esempio illuminazione pubblica) colpendo indirettamente anche i proprietari di prime case, all’epoca esenti da Ici. L’introduzione dell’Imu anche per i proprietari di prime case ha creato una duplicazione impositiva.

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