Quanta educazione finanziaria ci serve per vivere nel mondo di oggi?

La risposta in un convegno organizzato da Rivista Bancaria, dall’editrice Minerva Bancaria e dall’associazione Enciclopedia di banca e Borsa

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Domenica scorsa è stata la Giornata mondiale dei poveri e in una chiesa romana vicina al Gianicolo il parroco, durante la predica, ha sottolineato anche quanto sia importante che ciascuno impari a curare il bilancio familiare, magari facendosi dare qualche lezione di economia. Quante e a che livello? La risposta è venuta, si può dire, qualche giorno prima, in un convegno organizzato da Rivista Bancaria, dall’editrice Minerva Bancaria e dall’associazione Enciclopedia di banca e Borsa – tutte realtà che operano per la diffusione della cultura della finanza, come ha spiegato il direttore della pubblicazione Giovanni Parrillo.
In Italia esiste un comitato per l’educazione finanziaria che ha molto lavoro da compiere: solo il 30% degli italiani ha una conoscenza base dei meccanismi della finanza, contro il 62% della media dei paesi dell’Ocse. Un’indagine condotta dalla Consob esattamente un mese fa, rileva che il 50% dei rispondenti non definisce correttamente termini fondamentali come mutuo e che solo il 10% distingue a dovere azioni e obbligazioni. Peraltro gli intervistati al 40% considerano elevata la loro competenza e solo il 20% di essi si informerebbe di più. Una bella predica servirebbe anche a loro.
Anche perché più si va avanti con la tecnologia e più diventa ampio il divario tra il numero di coloro che attraverso la competenza possono essere sicuri di non commettere gravi errori di gestione dei loro beni e tutti gli altri che invece rischiano di doversi muovere sulla base di consigli non necessariamente disinteressati. Oppure di non poter neanche pensare di utilizzare con risultati soddisfacenti i servizi di consulenza robotizzati, sempre più sofisticati, cui ha fatto cenno il prof. Raffaele Lener, presidente del Financial Community Hub, partner della manifestazione.
Bisogna peraltro evitare di sopravvalutare l’esigenza di educazione finanziaria ha spiegato Fabrizio Ghisellini, autore della ricerca “Quanta e quale educazione finanziaria per l’Italia? Un’analisi comportamentale” che ha il merito di ricordare come nel nostro Paese l’esigenza di questa “materia di studio” in realtà riguarda soltanto una minoranza di famiglie, quelle appartenenti alla fascia di ricchezza più elevata. Per cui possono valere indicazioni fornite in sinergia da “robo advisory” e da consulenti finanziari, mirate a far loro raggiungere gli obiettivi di investimento soddisfacente.
L’economia comportamentale, che nel 2017 ha conosciuto il suo momento di gloria con l’assegnazione del premio Nobel ad uno dei suoi massimi esponenti Richard Thaler, studia le scelte delle persone in un contesto realistico e valuta l’incidenza dei fattori psicologici sui processi decisionali. Fabrizio Ghisellini, da esperto in materia, ha rilevato che per una strategia di educazione finanziaria, oltre ai soldi da investire – che il 75% degli italiani non possiede – serve anche la scelta del momento giusto, ad esempio l’indicazione fornita alla vigilia dell’investimento.
Tante regole finanziarie, magari ben apprese a scuola o sui libri – notano alcune ricerche richiamate dall’autore – in un breve arco temporale e magari proprio quando si deve scegliere come investire i soldi sono state dimenticate, quindi sarebbe meglio richiamarle solo a ridosso delle decisioni. Se però si vuole progredire l’educazione finanziaria non deve essere più negletta. Massimiliano Ginotti, in proposito ha descritto gli esiti positivi di un progetto educativo dell’Unicredit, di cui è dirigente, rivolto alle scuole superiori, che ha avvicinato i giovani al linguaggio finanziario.
E sulla sua lunghezza d’onda si sono subito collocati anche gli altri relatori: il prof. Domenico Siclari, docente all’università La Sapienza” di Roma, il quale ha sottolineato l’importanza della normativa che prevede l’apprendimento di tali argomenti a livello generale, la dott.ssa Francesca Traclò, docente Unint e coordinatrice del progetto “Urbrick” dell’Assonebb che ha sottolineato la necessità di sviluppare anche tra gli insegnanti l’argomento, e Marco Tofanelli, segretario generale Assoreti che ha spiegato come in futuro i consulenti potranno valorizzare con il loro lavoro il tasso di educazione finanziaria raggiunto.
Un tasso questo che sta particolarmente a cuore all’Associazione Bancaria Italiana che da 15 anni promuove progetti di educazione finanziaria su tutto il territorio nazionale, come è stato confermato dal monitoraggio condotto dalla Banca d’Italia per conto del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria in occasione del “Mese dell’educazione finanziaria”, sulle iniziative realizzate dal 2015 ad oggi. In particolare, l’Abi ha mappato 13 iniziative in 6 diversi filoni di attività.
Spiccano 11 seminari formativi per sindacati dei pensionati, associazioni di rappresentanza di persone con disabilità e dei consumatori; iniziative di educazione finanziaria con video per il web sui mutui casa; 9 trasmissioni radio realizzate secondo il Protocollo siglato con l’Unione italiana ciechi; convegni aperti sui temi come sviluppo sostenibile, inclusione finanziaria, multiculturalità, innovazioni su sistemi di pagamento; incontri di educazione finanziaria con gli studenti delle scuole e con gli anziani per per metterli in guardia dalle truffe.
I temi sul tappeto del resto sono molti. C’è una Collana editoriale di “Guide per la clientela”, composta attualmente da 6 numeri, che Abi ha creato, in collaborazione con Abi Servizi, per la clientela Da citare quelle sul bail-in; sul prestito ipotecario vitalizio; quella contro le truffe; i manuali su home banking, e-commerce, carte di credito e di debito; e poi ancora l’opuscolo tecnico sulle norme MIFID e PRIIPS; la guida su contanti, assegni, conti e libretti di risparmio o deposito. Tutte mirate allo sviluppo di una maggiore consapevolezza del valore del denaro, del suo uso e dell’importanza del risparmio.
“Esso contribuisce a migliorare – dicono all’Abi – la capacità di scelta delle persone rispetto ai propri investimenti personali o di famiglia, puntando anche al futuro. Il mondo bancario contribuisce attivamente alla diffusione delle competenze economiche di base, per rispondere alle esigenze di cultura finanziaria dei cittadini. Con programmi educativi per bambini, giovani, adulti e anziani, implementati dalle stesse banche in sintonia con Associazioni dei consumatori e in stretto confronto con gli organismi di rappresentanza delle altre imprese”.

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