Qualche triste riflessione sulle prossime elezioni

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Anche i più  (s)qualificati commentatori di regime (carta stampata e TV), il che è tutto dire, non possono  dissimulare  un accento critico verso l’attuale panorama elettorale. Ma ciò non toglie che  se pur dai predetti  pulpiti di insigniti “tappetini” è lecito dedurre l’infimo livello dei pessimi tempi che viviamo, di un tale “coro” è altrettanto lecito scoperchiare gli stigmi  del  servilismo verso il peggior ceto politico della storia d’Italia.

Tratto comune di questo apparente  “colpo di schiena” teso a raggiungere la postura dell’ “hombre vertical” ( Ortega y Gasset  dixit) è il solo e stucchevole  fermarsi alle esagerate cifre implicate nelle promesse elettorali di TUTTI gli schieramenti in concorrenza per uno scranno parlamentare. Con ciò attivandosi la valenza del detto “mal comune, mezzo gaudio”, o il memorabile “j’accuse” di Bettino Craxi,  invocante la cancellazione del reato dei furti  consistenti  nel finanziamento occulto dei partiti e delle loro pingui èlite : “ così fan tutti !”.

Ci fosse infatti qualche voce  che smonti l’infondatissimo luogo comune che ci  vorrebbe ormai fuori dalla crisi. Risultato i cui meriti sono vantati da tutte le “troupe” da avanspettacolo che ci hanno comandato negli ultimi decenni. Se ci fosse un partito richiamantesi alle passate glorie dell’ Impero Romano, non si mancherebbe di ascrivere alle guerre di Gallia la radiosa uscita dalla grande crisi  decennale che continua invece ad affliggerci.

L’Italia è  ben al contrario e in modo tragico, come da tempo  mostriamo per tabulas su base statistica “ufficiale” ( dati ISTAT alla mano), un Paese in via di sottosviluppo. E ciò nonostante l’ISTAT ( come anche la “Consulta”) siano da qualche tempo organi benevolmente inclinati a compiacere il “potere politico”. Non ci ripeteremo su tali ultime affermazioni. Sull’ISTAT occorrerà invece aprire in altra occasione un discorso, anticipando subito una accusa di pesante propagatore di bestemmie concettuali e logiche, lì dove continua a sommare grandezze eterogenee in materia di occupazione del lavoro sommando termini del tutto eterogenei (“pere e mele”)  come lavori stabili e precari ,  pur credendo di salvarsi l’anima distinguendoli poi in apposite tabelle . Tra l’altro dopo l’abbominia del jobs act ( di per sé  come “americanismo” una vergogna di abiura culturale ) ogni distinzione è meramente formale tra lavoro a tempo determinato e quello a tempo inderminato; una vera e propria fictio juris potendo ora  le imprese licenziare in ogni momento anche chi è formalmente impiegato a tempo “indeterminato”. Con il che “indeterminato“ assume tutto il vero significato della sua semantica, che comporta “totale incertezza”,  come in un sistema d’equazioni  con una incognita in più. Con il che con una nota opportuna l’ISTAT  si salverebbe dalla bestemmia concettuale sopradetta, ma solo se alla sua presidenza invece di andare un  professionale “statistico” di nomina governativa, ci andasse un filosofo del linguaggio o uno psicanalista di scuola freudiana  in grado di  disvelare l’ insondabile inconscio delle aride cifre.

L’apoteosi tragicomica delle “dramatis personae” che animano l’attuale  caravanserraglio dei politici allo sbaraglio riguarda Berlusconi, che  pur non potendo votare se stesso avendo perso in sede penale i diritti politici, ha avuto totale e straripante  accesso e visibilità nelle televisioni che occupano l’etere dell’ex “bel Paese”. In nome dell’audience e di una mal interpretata par condicio –  che non può riguardare un condannato in via definitiva per frode fiscale e descritto in sede giudiziaria incline per natura a delinquere , e che  (“udite, udite”)  promette di rincarare le pene per i sui eventuali futuri colleghi in fatto di furto fiscale ai danni della comunità –  il vuoto pneumatico della nostra dimensione politica ha fatto in modo di evocare in sede spiritica l’imbalsamato” faraone” di Arcore.  Miracolo parapsicologico dovuto al suo doppio contemporaneo, Matteo Renzi:  che non può però giungere al punto da  conservarne la cerulea  maschera berlusconiana, pronta a sciogliersi al primo sole di primavera. Misteri  esoterici dell’antico Egitto,  non a caso facenti capo al “cerchio ( o “circo”, meglio) magico” gigliato.

Che fare rispetto alle incipienti urne elettorali in un situazione che sa dell’incredibile e di autentica distopia (utopia negativa)?

Ho deciso in questo caso di dismettere i panni del tifoso – avendo talvolta votato –  avendo da sempre condiviso il giudizio di Hegel e quello di Marx in materia politica. Per il  primo è meramente illusoria  la  relativa  dimensione di quest’ultima rispetto  alle vere forze che  disegnano la storia. Per  l’altro la democrazia borghese e il suo alibi parlamentare fanno delle regole e dell’essenza dello strumento elettorale  un autenticao caso di “ cretinismo parlamentare”.

Farò prevalere per ciò  l’estetica  sul ricatto di prendere partito per la deizione meno puzzolente,  come ho fatto   in qualche occasione per puro gioco di società .  Scelta ecologica, dunque,  oltre che estetica, di cui vanto il diritto di esercizio.

Caro ( si fa per dire) Renzi, i miasmi hanno raggiunto tale intensità e veneficità da rendere inutile non solo “turarsi il naso” ma anche rintanarsi in un rifugio antiatomico. A proposito come considererà  l’ISTAT gli “impiegati” nei seggi? Non vorremmo che fossero aggiunti agli occupati a “tempo determinato” con nuovo balzo a vantaggio  e per la gloria del prossimo governo  di “unità nazionale” a guida Gentiloni.  Gentiloni  la cui  statura di” Uomo di Stato” è talmente imponderabile da eguagliare il “numero di Avogadro”.  A Roma una volta si diceva: “ma chi glielo doveva di’ ” a questo ectoplasma, degno concorrente in sede spiritica della rediviva  mummia Berlusconi. Sui “grillini” poi vorrei ricordare alle  disiecta membra  di quanti ricordano ancora la  parola “socialismo”,  che questi  pirandelliani “personaggi in cerca d’autore” sono ( non so quanto in buona fede) e per loro stessa ammissione, “ammortizzatori” della sacrosanta rabbia sociale;  malamente deviata in mera alternativa nell’ambito del  vuoto contenitore  parlamentare; tutto  interno a un “sistema” ( economico-sociale) dato quindi per buono e perciò  mai protestato. Grillini    che dunque non intendono cambiare questo mefitico capitalismo  se non con l’illusorio appello all’ “onestà”. Presunzione galattica rispetto all’evidente fallimento di millenarie religioni imperniate sul primato morale! Ricordando un insegnamento del compianto Lelio Basso che ebbe a dirmi  che l’onestà, come il socialismo, per imporsi  deve convenire  ( Materialismo Storico docet). “Socialismo” la cui parola è assente –  e ciò valga come cartina di tornasole per individuare ex comunisti “pentiti” che si differenziano dal “renzismo” ( stadio finale del sinistrismo ormai solo lombrosiano) solo per questioni di grado e non di prospettiva storica -.  Parola, “socialismo”, che  non deve aver mai attraversato il cervello del leader improvvisato di Leu, Pietro Grasso. Al cui seguito il guerrafondaio  Dalema e altri trombati  e dichiarati nei fatti parlamentariamente “morituri”da Renzi, tra cui l’ex segretario della “Ditta”  ( altro “tic” freudiano  rivelatore  di una concezione commerciale della politica), Pd fanno più rabbia che simpatia. Sul resto c’è poco da dire se non  su l’ ennesimo caso di reincarnazione da parte della inneffabile Emma Bonino in eterna vendita con le assicuri “un posto  a tavola”. Non a caso questa volta schierata con il PD renziano;  così nudo dinanzi alla sua totale conversione al capitalismo in questa sua fase putrescente, rappresentando la “radicale” e i suoi seguaci i più sperticati apologeti della “privatizzazione del mondo”. Salvini e Meloni dal canto loro sono in eterna confusione tra pancia e cervello della gente comune. Non hanno una visione del mondo se non guardando dietro e neanche troppo, altrimenti  rischiando di dover andare a scuola di recupero. Specie in materia economica, dove optando per un ritorno alla lira – affidandosi a improvvisati teorici della centralità della moneta per dominare i demoni di “monsieur Le Capital”-  in verità condannano alla fame i loro elettori di riferimento (pensionati ,operai, occupati e disoccupati etc). Per non dire  della  contraddizione che li vede contemporaneamente optare per misure protezionistiche vantando allo stesso tempo le virtù della concorrenza e del libero mercato( coccolamenti verso  i padroncini della piccola- media industria) . In ultima fila  i  sedicenti “comunisti” da prefisso telefonico,  in lotta tra loro per spartirsi i tristi residui della “rendita da saudade” che fin poco tempo fa comunque assicurava privilegi da “scranno parlamentare”. Dove risplende nel male, come archetipo negativo, il “rifondaiolo” Bertinotti. Che non ha fatto altro che rifondarsi in territori  di benessere personale, non rifondando un beneamato tubo se non  dando la botta finale fomite della  scomparsa sostanziale delle forze richiamantesi in qualche modo  alla storia del miglior socialismo e comunismo.

Non si accetti il ricatto del voto “utile” e non si cada nella trappola di confermare con il voto  l’illusoria libertà di scelta dei nostri governanti.  Cinque anni di delega in bianco tramite scheda elettorale a chi nel terzo millennio può  mettersi a posto per l’intera esistenza  a danno dei cittadini con un solo click al telefonino o in una votazione di leggi sostenute da lobby ,  vede tale scheda  come uno strumento sempre più ingannevole di  libertà. Se non di quella sempre più crescentemente “condizionata”. Fattispecie da codice penale!

Vittorangelo Orati

NDR Sul processo di sottosviluppo che interessa l’Italia si veda il video a seguire.

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