Macché Monte dei Paschi: il vero problema è Deutschebank!

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Tra qualche giorno saranno pubblicati gli stress test della Bea, l’Agenzia Bancaria Europea, ed ancora una volta il Monte dei Paschi, sul banco degli accusati, subirà’ una severa bocciatura, e  sarà ancora una volta esposto al pubblico ludibrio. Gli effetti già si misurano in Borsa, col titolo Montepaschi ai minimi storici.

Ma il vero problema del sistema bancario europeo non sono i crediti in sofferenza di alcune banche italiane, ma il mare di derivati computati tra le attività di alcune grandi banche europee, prima fra tutte la Deutche Bank. E il problema della Deutsche rischia di esplodere a brevissimo tempo, mentre l’attenzione mediatica è tutta concentrata sulla banca senese.

Montepaschi deve disfarsi di dieci miliardi di crediti in sofferenza, ha sentenziato la BCE. Montepaschi deve ricapitalizzarsi, ma senza aiuti di Stato, ha ammonito  Bruxelles. Come dire: deve far chiarezza nel suo bilancio svendendo i suoi crediti sofferenti. Ma sul mercato gli unici possibili acquirenti, per un pugno di dollari, sarebbero i fondi locusta, che poi ci penserebbero loro a recuperare in larga parte i crediti insoluti, lasciando dietro di sé terra bruciata, cioè lacrime e sangue in una economia reale razziata e devastata.

Il governo, com’è noto, sta faticosamente mettendo a punto un piano per salvare comunque l’antica banca senese. Ma deve superare le forche caudine del veto agli aiuti di Stato, posto da Bruxelles  dopo che  gli altri Paesi dell’Unione, Italia esclusa, li hanno abbondantemente usati per salvare le loro banche. Solo che allora si poteva, ed oggi che toccherebbe all’Italia, non si può più.

Bruxelles insiste inoltre perché le perdite degli speculatori si ripaghino almeno in parte col denaro affidato alla banca dai risparmiatori, secondo la nuova  regola demenziale del “bail in”.

In questa teutonica, severa rigidità Bruxelles (e Francoforte..) denunciano la pagliuzza, cioè i crediti in sofferenza di Montepaschi e non vedono la trave, cioè la montagna di contratti derivati di valore dubbio e millantato che costituiscono larga parte degli  attivi di bilancio della Deutsche Bank.

Basta un dato a denunciare l’enormita’ del problema ; Deutschebank ha “in pancia” derivati per un valore nozionale di 54 mila miliardi di euro: una cifra equivalente a 14 volte l’intero prodotto interno lordo della Germania. Lo stesso Fondo Monetario Internazionale ha ammesso che questo è “il principale elemento di rischio sistemico” .

Il presidente dell’Asso -Tag (l’Associazione dei periti e consulenti tecnici di nomina giudiziaria) Alfonso Scarano, che ha collaborato alla nostra Rivista, ha recentemente inviato a sua volta una lettera al presidente della BCE Mario Draghi, chiedendo maggiore chiarezza sui rischi insiti nei derivati finanziari, sottolineando come appaia “incomprensibile l’attuale discriminazione di trattamento tra la puntuale analisi dei rischi del credito commerciale da un lato e dall’altro la mancata puntuale analisi del rischio insito nei derivati finanziari in possesso delle banche, in particolare della classe 3” ( su questi derivati, com’è noto, sono le stesse banche a stabilirne il valore in bilancio).

Ed anche riguardo a questo aspetto Scarano sottolineava l’esigenza di modelli di valutazione dettati dall’Autorità di controllo, e non lasciati all’autovalutazione interna della banca.

L’iniziativa del presidente dell’Asso-Tag ha avuto come unica risposta una lettera del Capo della Direzione Comunicazione della BCE, nella quale si assicura tra l’altro che quei rischi ”vengono tenuti sotto osservazione da parte dei Gruppi di vigilanza congiunti nell’ambito della loro ordinaria attività di vigilanza”.

Sarà anche vero, ma non risulta che  su di essi vengano eseguiti i periodici “stress test” che, con clamor di trombe, vengono fatti invece sui crediti commerciali in sofferenza.

Ma perché se quella dei derivati è la fonte di maggior rischio sistemico, tutta l’attenzione mediatica (e la severità delle nuove regole…) è rivolta invece verso banche italiane, i cui problemi di crediti insolventi derivano, oltretutto, dall’aver tentato comunque di sorreggere l’economia reale sfiancata da otto anni di crisi ininterrotta, mentre i problemi delle grandi banche europee derivano dall’aver  puntato tutto su speculazioni sempre più azzardate?

“Le voci che si rincorrono sui problemi delle banche italiane– ha osservato Marco Deaglio, professore di economia internazionale all’Universita’ di Torino- fanno comodo a molti, perché consentono di prestare minore attenzione ai guai di quelle tedesche”.

Ed il guaio, che è assai più di un problema, per Deutsche Bank potrebbe esplodere addirittura a giorni, alla imminente presentazione dei dati finanziari..

E’ significativo che recentemente lo stesso capo economista della banca tedesca, David Folkerts- Landau abbia sollecitato per le banche europee un piano di salvataggio di ben 150 miliardi di euro, e la sospensione del “bail-in”. “Seguire strettamente le regole farebbe più danno che sospenderle”, ha aggiunto. Il che, detto da un tedesco, è tutto dire.

1 Commento
  1. […] della Deutsche Bank è importante citare Giorgio Vitangeli, in suo recente articolo su La Finanza sul Web. Vitangeli ricorda come: “Il presidente dell’Asso -Tag (l’Associazione dei periti e consulenti […]

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