L’Europa vuole decidere la politica interna dell’Italia, e ora lo dice esplicitamente.

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Prima sono arrivate, nella giornata di ieri, le dichiarazioni di Barroso e Schulz. I presidenti della Commissione e del Parlamento europeo hanno infatti dichiarato all’unisono che la colpa della crisi italiana è del governo che ha preceduto l’esecutivo di Mario Monti e che il governo tecnico del Professore, al contrario, ha meritato la fiducia accordatagli.

Non era mai accaduto che le istituzioni europee entrassero così pesantemente nella politica interna del nostro Stato sovrano, schierandosi per una forza politica e attaccandone un’altra.

Il più esplicito è stato Schulz, che in passato aveva avuto diversi scontri con il cavaliere.

L’ex leader dei socialisti europei, infatti, ha detto testualmente che la fonte della crisi in Italia è il governo in carica “prima di Monti”, dunque quello di Berlusconi, mentre il collega Barroso si era limitato a parlare genericamente di “governi passati”.

Dopo l’uno-due di Schulz e Barroso oggi è stata la volta del commissario agli Affari economici di Bruxelles, Olli Rehn, che in un incontro con la stampa europea ha affermato: “Il problema dell’Italia è precisamente che a settembre 2011 aveva politiche non coerenti con gli impegni di bilancio”, e solo “da novembre 2011 ha avviato misure di consolidamento più solide e prudenti, e per questo sono scesi i rendimenti che facilitano il ritorno della fiducia”.

In parole povere ha affermato che in Italia il problema è Berlusconi e la soluzione è Monti.

Rehn ha poi sottolineato come oggi, grazie alle politiche di austerità di Monti, lo spread sia a livelli pienamente sostenibili, ma si è prudentemente astenuto dal considerare qualsiasi altro parametro economico (come PIL, occupazione, tasso di povertà, crescita del debito, condizione delle imprese, etc. ) che non fosse il differenziale di rendimento tra i BOT italiani e i BUND tedeschi.

Se avesse considerato i dati dell’economia nel suo insieme sarebbe stato di sicuro molto difficile parlare di successo dell’esecutivo tecnico voluto da Bruxelles, il quale, con le sue tasse e con i suoi tagli ha causato un crollo del Pil, un’impennata della disoccupazione e della povertà, la morte di un numero spaventoso di aziende e questo senza peraltro portare a una diminuzione del debito pubblico che, al contrario, è cresciuto in misura enormemente maggiore di quanto sia avvenuto con i “passati governi”.

Ma il commissario europeo non si è limitato ai giudizi sul passato, ha anche spiegato chiaramente (non si sa bene con quale autorità) quale dovrebbe essere la politica economica dell’Italia nella prossima legislatura: “fermo restando il rispetto dei processi democratici nei singoli Paesi” ha detto Rehn  “non possiamo permetterci alcuna indulgenza, non possiamo allentare la spinta alle riforme”.

Insomma l’Europa dei tecnici fa la voce grossa, attacca una forza politica italiana, (che può essere giudicata bene, male o malissimo, ma il cui giudizio spetta solo al popolo italiano nelle urne) ne appoggia un’altra e comunica perentoriamente quale dovrà essere la linea politica. Il tutto, si capisce, “fermo restando il rispetto dei processi democratici”. Chissà cosa avrebbero fatto gli euro burocrati se questo rispetto non lo avessero avuto!

Nel frattempo in Grecia, commissariata prima e meglio di quanto sia avvenuto in Italia, le misure “risanatrici” delle Istituzioni europee, in accordo con FMI e Banca Mondiale, hanno portato alla più grave catastrofe sociale che la culla della democrazia ricordi.

In questo periodo Atene è sotto la neve, ma nella maggior parte delle case greche il riscaldamento è spento. Come mai? Semplice, il rincaro del 45% delle bollette e la nuova tassa sul gasolio, (tutte misure imposte dalla Troika per il bene dei cittadini greci e per risanare l’economia) impedisce alla gente di riscaldare le proprie abitazioni, mentre una nuova norma prevede che i conti correnti bancari dei cittadini che abbiano un debito superiore ai 300 euro saranno sequestrati per consentire di recuperare quanto dovuto.

Non c’è che dire, la Troika sarà anche un po’ brusca nei modi, non si curerà più di tanto delle procedure democratiche ma i risultati che garantisce a chi si affida ai suoi salvifici programmi sono davvero eccezionali!

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