Le “questioni aperte” del Codice degli Appalti

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di Filippo Cucuccio

 

 

Una riflessione ampia, a più voci su un tema cruciale per lo sviluppo del Paese , quella svolta qualche giorno fa nel corso del Convegno “ Questioni aperte a sei mesi dal decreto correttivo del Codice degli Appalti: varianti e subappalto “.

L’incontro è stato promosso dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane , dall’Università di Roma Tor Vergata , dal Master Anticorruzione e dal Master di Procurement Management , entrambi di questa Università.

Si diceva di una riflessione a più voci ( qui se ne ricorderanno in particolare solo alcune) che è partita da un’ accurata e stimolante ricostruzione di Gustavo Piga dello spirito che ha animato il legislatore europeo nella formulazione della Direttiva sugli appalti del 2014 e le successive recenti raccomandazioni della Commissione dello scorso ottobre. Una formulazione , condizionata dalla volontà dei rappresentati britannici di orientare la normativa sui principi della professionalizzazione e della responsabilizzazione degli operatori delle stazioni appaltanti; ma anche sul riconoscimento della  discrezionalità , del dialogo competitivo e della fiducia, quali elementi essenziali che erano stati già calati con successo nella realtà nazionale del Regno Unito , dopo un radicale ripensamento del modello di regolamentazione degli appalti pubblici in quel paese.

Un esempio importante anche per l’Italia, ma che non deve essere interpretato in modo fuorviante , come correttamente sottolineato da Aristide Police il quale, pur riconoscendo la validità di quel modello, lo ha sapientemente riportato nel perimetro di regole costruite non per impedire e opacizzare la dinamica del mercato degli appalti pubblici, ma per favorirne l’evoluzione secondo canoni di legalità e trasparenza .

Un orientamento sicuramente condiviso da Ida Nicotra che, ricordati i principi costituzionali ai quali informare l’azione della Pubblica Amministrazione e , quindi , anche la tematica degli appalti pubblici, ha brillantemente sottolineato il ruolo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione; fornendone una lettura funzionale in positivo di organismo non solo sanzionatorio, ma anche accompagnatorio delle entità della Pubblica Amministrazione con le sue capacità  di prevenzione della corruzione e di facilitatore del corretto sviluppo del mercato degli appalti pubblici.

Le altre relazioni  precedute da un’introduzione di Vittorio Capuzza che ha mostrato con dovizia di termini e di casistica concreta  la complessità e le criticità dell’apparato normativo in tema di appalti pubblici, sono state svolte da Stefano Toschei, Arturo Cancrini e Nino Paolantonio e si sono soffermate in modo esauriente sulle due questioni specifiche poste al cento del dibattito del Convegno: le varianti e il subappalto .

Due aspetti che sono stati trattati con compiutezza , illustrando la relativa disciplina normativa , anche nei suoi aspetti evolutivi , avvalendosi delle proprie competenze accademiche e/o professionali di elevato livello .

In definitiva , un momento di qualificata riflessione , che ha rappresentato un decisivo passo in avanti nella conoscenza di questo delicato versante del settore pubblico del Paese , nel segno di una tutela della legalità che costituisca nei fatti la piattaforma solida di un rilancio degli appalti pubblici , snodo fondamentale della crescita economica e sociale dell’Italia nei prossimi anni .

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