LE DECISIONI DI POLITICA MONETARIA DELLA BCE

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La Banca centrale europea, che ha senz’altro avuto numerosi meriti nel sostegno alle economie in difficoltà con l’acquisto di titoli di stato dei paesi membri tra i quali l’Italia, ha preso la decisione di non abbassare il tasso di interesse dall’attuale 1,5%. È una decisione che suscita quantomeno delle perplessità, poiché da un lato non ci sono previsioni di pressioni inflazionistiche all’orizzonte a causa della debole domanda, mentre dall’altro lato la crescita economica dei paesi dell’eurozona rallenta sempre più, tanto da prefigurare un tasso di crescita vicino allo zero per il nostro paese per l’ultima parte dell’anno.

È pacifico che un tasso di interesse alto scoraggia gli investimenti e non dona alcun vantaggio alla crescita economica e all’occupazione. Altrettanto pacifico è che sebbene un basso tasso di interesse non è sufficiente affinché si inneschi una crescita sostenuta è comunque un incentivo per le decisioni di investimenti. Tuttavia se l’Europa provvedesse a realizzare grandi infrastrutture si potrebbero creare le condizioni sufficienti affinché si inneschi uno stimolo virtuoso all’economia di tutta l’area. Ma ciò richiederebbe un responsabilità addizionale e un sovrappiù di solidarietà che oggi gli stati nazionali sembrano non voler manifestare.

Vedremo nei prossimi mesi se, nella latitanza della politica economica dell’Europa, il prossimo governatore della Bce, Mario Draghi, che si insedierà nell’Eurotower il prossimo 1 novembre, vorrà prendere scelte più coraggiose rispetto al suo predecessore.

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