Le banche italiane per l’arte

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Il mecenatismo dei banchieri italiani nel terzo millennio ha molteplici sfaccettature. Si articola secondo diverse modalità e attraverso numerose iniziative che però convergono su un importante obiettivo restituire speranza a chi teme che il patrimonio culturale del nostro Paese, forse il più ricco del Mondo, venga completamente abbandonato con la scusa della mancanza di risorse necessarie a valorizzarlo ed a renderlo fruibile al resto dell’umanità. Ecco di seguito qualche esempio al riguardo.
A fine aprile è uscito il numero della rivista “I beni culturali” su Michelangelo e gli affreschi della Sistina, realizzato grazie allo studio Rafael Levi, con uno studio particolare di Marco Proietti, ricercatore in architettura classica, sul segreto dei volti nascosti e delle sigle di autografia e un racconto della genesi della copia parigina del Giudizio Universale, svolto da Emmanuel Schwartz, a lungo conservatore della Scuola di belle arti di Parigi.
Ebbene il dibattito degli studiosi sull’iniziativa è stato ospitato a Roma a Palazzo Altieri nella sede di Banca Finnat dei banchieri Nattino: un segno dell’attenzione della finanza all’arte. Come è anche il proposito realizzato dal Credem – attraverso la mostra Regium Lepidi Underground – di aprire le porte dell’unico sito archeologico visitabile a Reggio Emilia, custodito nella sede acquistata nel 1940 dall’allora Banca agricola commerciale di Reggio Emilia.
Al piano nobile del Palazzo Spalletti Trivelli, che prima era stata dimora dei conti Guicciardi, imprenditori nel campo della seta e poi ambasciatori dei duchi d’Este, sono raccolti dipinti antichi realizzati dai più importanti maestri emiliani dal Cinquecento al Settecento, da Lorenzo Costa a Camillo Procaccini, da Guido Reni a Guercino, solo per fare qualche esempio. Ad essi si aggiungono sculture e tele dell’Ottocento e del Novecento nonché opere d’arte orientale.
Per raccontare questa collezione privata, una delle più rare in Italia, è stato realizzato un libro che si aggiunge ai numerosi volumi editi dalle banche italiane: dal 1861 ad oggi, dice l’Abi, le banche italiane hanno pubblicato oltre 15 mila libri d’arte su opere e collezioni, artisti e correnti della storia e della cultura nazionale. Grazie a un’intesa attività editoriale che, a partire dal dopoguerra è cresciuta a ritmo vertiginoso, e ancora oggi fa registrare una media di 150 volumi d’arte dati alle stampe ogni anno.
La luna di miele tra le banche e l’arte sembra non finire mai. E si colora continuamente di nuove occasioni utili a confermare l’attenzione reciproca. “Galeotte” in tal senso sono le Fondazioni bancarie che senza posa sfornano iniziative meritorie a salvaguardia del nostro patrimonio culturale. Abbiamo raccolto qualche utile esempio al riguardo, limitandoci cronologicamente a quelli che si sono concretizzati in questa prima metà dell’anno.
Nel quadro del programma di valorizzazione del patrimonio artistico italiano che Intesa San Paolo ha denominato Restituzioni è stata allestita alla Reggia di Venaria la mostra “La fragilità della bellezza. Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri 200 capolavori restaurati”, curata da Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti, che espone 80 nuclei di opere e 212 manufatti restaurati grazie al sostegno del gruppo bancario negli ultimi due anni e resterà aperta fino al 16 settembre.
Invece che al restauro, in occasione dell’Anno europeo del patrimonio, la Cassa di risparmio di Cuneo, attraverso la propria fondazione, ha preferito finanziare, mediante un bando con una dotazione complessiva di 350 mila euro, progetti che favoriscono il coinvolgimento di diverse fasce di popolazione nella fruizione del patrimonio e in particolare l’avvicinamento ad esso di bambini e ragazzi con l’utilizzo di approcci innovativi.
Nella convinzione che possa essere considerato sostegno all’arte – lo giudichi il lettore – in questa carrellata merita di essere citato il concerto realizzato ad aprile con un antico pianoforte Ibach del 1912, regalato al piccolo comune di Pincara a condizione che lo rimettesse in sesto, restaurato grazie all’impegno del direttore d’orchestra Pierclaudio Fei ma soprattutto in virtù del sostegno della fondazione della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo.
Dal piccolo al grande gli interventi di questo tipo hanno pari dignità. Eppure si resta certamente con poco fiato quando si apprende che per il 2018 la Fondazione Cariplo ha stanziato ben 34 mln di euro per il sostegno all’arte. Tra i bandi previsti spiccano quelli dell’area Arte e cultura, volti a sostenere interventi sui beni storici architettonici e ad ampliare e diversificare la partecipazione del pubblico alle iniziative culturali. Tutto questo nel quadro di un budget complessivo di 184 mln di euro destinato alla Csr

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