Lavoro «produttivo» e «improduttivo»

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Sin dai suoi inizi la «scienza economica» ha cercato di rispondere a una istanza (principio di economia) che rimanda al suo stesso oggetto oltre che a una esigenza di semplice buon senso: la possibile distinzione/discriminazione tra lavoro «produttivo» e «improduttivo». Ma anche a tal proposito la «scien­za triste» ha dovuto alla fine prendere atto di un suo ulteriore fallimento. In questo libro, Orati, accreditatosi come il massimo radicale sfidante il Gotha internazionale della economics, non solo rilancia il problema ma ne trova an­che una soluzione, stimolata dalla crescente barbarie culturale che sta dietro al «problema pensionistico» e alla sua presunta universale (vedi la procedura di infrazione attivata dalla UE nei confronti dell’Italia a proposito del mancato adeguamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne) «risoluzione» attra­verso il «rimedio» dell’allungamento dell’età pensionabile. Barbarie rinvenibile nella circostanza che vede non avvertita a proposito di un tale problema l’esi­genza di andare alla radice della mancata distinguibilità del lavoro «produtti­vo» da quello «improduttivo» e quindi l’esigenza che gli sta dietro: di andare all’origine del più generale fallimento della scienza economica. La «soluzione» dell’allungamento della vita lavorativa non solo non risolve il «problema pen­sionistico» ma, come sempre capita per una «scienza» che pontifica e pre­scrive senza adeguatamente conoscere, rischia molto seriamente di bloccare l’intero processo dello sviluppo economico con collegata exit strategy dalla attuale profonda crisi economica globale. Approssimandosi certamente alla verità il giudizio (per il quale il libro fornisce la chiave analitica) secondo cui nei contesti di più antico lignaggio capitalistico in via di deindustrializzazione la frazione di lavoratori «produttivi» rappresenta una quota man mano decre­scente dei lavoratori occupati. Un ulteriore allarme che impone una critica im­pietosa ai fondamenti «scientifici» della «Globalizzazione».

 

 

Vittorangelo Orati. Ha insegnato in univer­sità italiane e straniere. Ha fondato: l’Inter­national Institute of Advanced Economic and Social Studies (IIAESS) e le International Schumpeter Lectures di cui è Editor (IIAESS & J. Hoipkins University). È nel comitato scientifico di prestigiose riviste internaziona­li ove sono presenti numerosi Premi Nobel. Con Klein e Solow, tra questi ultimi, è tra gli autori che hanno licenziato il primo dei quat­tro numeri speciali (v. anche, Paul Samuelson & the Foundation of Modern Economics, K. Puttaswamaiah, Editor, Transaction Publisher, New Brunswick, USA, London, UK, 2001) con cui l’«International Journal of Applied Economics and Econometrics» (IJAEE) ha inteso onorare P.A. Samuelson. Qui ha trova­to analiticamente inconseguente quest’ultimo come interprete del suo maestro Schumpeter; contestandogli inoltre il carattere scientifico della Macroeconomia, formulando una alter­nativa teorica che sbocca nella Dynamic Di­scriminating Equation. Orati ha fornito l’uni­ca spiegazione non confutata del paradosso della stag-flation con cui si sono cimentati i più blasonati economisti. Il recente libro Glo­balization Scientifically Unfounded, Special Is­sue dell’IJAEE, Bangalore e Roma 2003, gli ha permesso di criticare i fondamenti della secolare teoria ricardiana dei costi compa­rati. Tutt’ora architrave «scientifico» della Globalizzazione, di cui ha anche previsto la tendenziale implosione, formulando una te­oria radicalmente nuova del Commercio In­ternazionale. Sono anche da segnalare: Una teoria della teoria economica, UTET, Torino, 1999 (2 voll.); Produzione di merci a mezzo lavoro, Liguori, Napoli, 1984; L’anomalia del­la stag-flation e la crisi dei paradigmi econo­mici, Liguori, Napoli, 1984; Il (corto)circuito ovvero una moneta per l’economia, ISEDI, Torino,1992 (ove Orati risolve l’imbarazzante stallo che in materia monetaria affligge la teo­ria economica ufficiale: che non sa e non può risolvere il dilemma relativo alla natura «en­dogena» o «esogena» e al ruolo della quanti­tà di moneta offerta nell’ ambito dell’alterna e ciclica dinamica capitalistica). Ha curato con S.B. Dahiya i tre volumi dell’opera Eco­nomic Theory in the Light of Schumpeter’s Scientific Heritage, Spellbound Pubblications, Rohtak, 2001. Qui, nel suo saggio d’apertu­ra arricchisce la sua interpretazione del la­scito scientifico di Schumpeter, anticipata in Il ciclo monofase. Saggio sugli esiti aporeteci della «dinamica» di J.A. Schumpeter, Liguori, Napoli, 1988, che mostra come la invalsa ma­nieristica «lettura» dell’opera del grande eco­nomista moravo, pour cause, rappresenti uno dei sintomi dell’ormai cronico stato di crisi e di stallo della «scienza economica».

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