La duplice chiave di lettura del cambiamento organizzativo delle banche italiane

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L’affermazione è di quelle che non lasciano margini a dubbi interpretativi anche se, come si vedrà la chiave di lettura è duplice in termini di redditività e di competitività:

“una profonda revisione dei modelli di operatività delle banche in Italia , come in tutta Europa , resta inevitabile “

A pronunciarla, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, alla sua prima uscita pubblica di quest’anno, in occasione del 24° Congresso Assiom Forex svoltosi a Verona.
Un’affermazione suffragata da considerazioni cruciali, come quella sui costi delle banche che saranno influenzati “dagli improrogabili investimenti nelle nuove tecnologie digitali, finora contenuti“ Senza dimenticare i costi rappresentati dalle ” spese ancora elevate per il personale “e dal probabile aumento “del costo della raccolta all’ingrosso, alla luce dell’entrata a regime delle nuove regole europee sui requisiti di passività in grado di assorbire le perdite in caso di crisi e sulla prestazione dei servizi di investimento e pagamento “.

Ma se la sfida della redditività delle banche è sicuramente un elemento di riflessione importante , non meno cruciale è l’altra chiave di lettura fornita dal Governatore sempre nella stessa occasione alla luce delle innovazioni normative di inizio 2018 in tema di tutela del consumatore di prodotti bancari/finanziari . Una chiave di lettura esplicitata da questo passaggio: “ accrescere la trasparenza verso i clienti deve essere visto non come un onere imposto dalla legge o dai regolatori , ma come un fondamentale strumento di competitività “.
Sempre in questa ottica le notizie confortanti che giungono dal versante delle partite deteriorate, il cui flusso nel terzo trimestre del 2017 è stato dell’1,7% con un ammontare complessivo sceso dai 200 miliardi di euro del 2015 ai 140 ( di cui 60 per sofferenze ) appaiono un buon viatico per la liberazione di risorse da destinare alla parte sana dell’economia reale, innescando un percorso di crescita del sistema bancario italiano, in cui altri momenti importanti sono quelli legati allo sviluppo del settore Fintech, delle aggregazioni bancarie e delle iniziative di tipo consortile.
Ed è proprio su questa ultima direttrice che Visco ha speso delle parole significative, riferendosi all’ambito delle Banche di Credito Cooperativo (BCC) interessate da una radicale riforma. Banche dai coefficienti patrimoniali più elevati di quelli medi del sistema; anche se la differenza si è andata assottigliando nel corso di questi anni per la compressione della redditività e per l’impossibilità di raccogliere sul mercato capitali di rischio. Ma anche banche che presentano dei livelli di crediti deteriorati, anche in questo caso, di due punti superiori alla media nazionale.
E’ importante, allora, aggiungere che, alla luce di questo contesto, il Governatore non ha esitato a schierarsi ancora una volta tra i fautori di un’accelerazione della costituzione dei gruppi cooperativi. Auspicando, inoltre, che non si verifichino lungo questo percorso “ritardi o resistenze al cambiamento che finirebbero con il compromettere il successo della riforma “ . Una riforma – è bene ricordarlo – che vede come punto qualificante il varo di piani industriali delle capogruppo sostenuti dalle affiliate in grado di favorire, sia l’apertura al mercato dei capitali , sia la robustezza degli assetti di governance societaria e di controllo interno, sia, infine, l’efficienza allocativa e operativa e la riduzione dei crediti deteriorati.
Si tratta di obiettivi decisamente sfidanti; obiettivi, peraltro, da cogliere se si vorrà passare con successo l’esame arcigno della Vigilanza Europea e quello non meno significativo dei propri clienti. Infatti si tratta di obiettivi che sembrano indispensabili per consentire alle BCC, da un lato di superare gli svantaggi della piccola dimensione; dall’altro di

“continuare a sostenere l’economia locale preservando i valori della cooperazione e della mutualità “

Parole queste ultime su cui riflettere, ma soprattutto da tradurre in atti concreti per un rinnovamento sostanziale di questo importante segmento del sistema bancario italiano, senza tradirne la delicata “ mission” originaria e mantenendo alto il proprio livello reputazionale in virtù di un consolidato e riconfermato rapporto di fiducia con la propria clientela .

di Filippo Cucuccio
Direttore Generale dell’A.N.S.P.C.
(Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito)

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