Il tandem finanza ambiente / vince solo con la cultura

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Lo sviluppo sostenibile del nostro Paese può diventare realtà se tra finanza e ambiente si svilupperà una reciproca attrazione, sostenuta da una profonda spinta culturale. Manager di banche ed assicurazioni, dirigenti d’impresa e docenti universitari si sono trovati d’accordo su questo concetto nel corso di un convegno organizzato il 16 aprile scorso a Roma, presso le scuderie di Palazzo Altieri, dall’Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito.

“Occorre modificare il paradigma di una finanza senza vincoli, rivelatasi incapace di produrre razionalità nei mercati, e sostituire ad esso un modello responsabile che ponga al centro della sua azione il supporto fattivo alla tutela del territorio che è patrimonio di tutti, tenendo conto degli asset fondamentali per il nostro Paese, come il turismo, l’arte, la cultura”

ha spiegato aprendo i lavori il cav.Ercole Pellicanò, presidente dell’ANSPC.
L’ambiente soffre sempre di più, e ce ne accorgiamo giorno dopo giorno. Il 2016 secondo i dati della National oceanic and atmospheric administration statunitense è stato l’anno più caldo registrato dal 1880. Il climate change provoca danni enormi, umani ma anche economici: tre miliardi di euro, solo nel 2015, in Italia, per eventi privi di copertura assicurativa. Si perdono reddito e ricchezza, il mercato del credito ne risulta condizionato.
Due economisti della Banca d’Italia, Ivan Faiella e Filippo Natoli in uno studio sul tema “Catastrophe risk and bank lending”, tra poco pubblico, mostrano come un alto rischio di alluvione in un territorio sia associato a una minore consistenza di prestiti bancari alle piccole e medie imprese di quel territorio, ha segnalato nella sua relazione di base Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’IVASS. Settore pubblico e privato devono reagire insieme consapevolmente al riguardo.
Il che impone, secondo il Rapporto HLEG curato da un gruppo di esperti europei, di stabilire una classificazione chiara di quali possano essere gli interventi da considerarsi sostenibili o meno. Anche per facilitare l’uso di prodotti di sostegno finanziario come ad esempio i green bonds – ha aggiunto Rossi -ricordando che il Gruppo Intesa l’anno scorso ne ha emesso uno di 500 mln di euro per l’energia rinnovabile raccogliendo – a testimonianza della validità dello strumento – ordini quattro volte maggiori.
Regole prudenziali, misure di incoraggiamento fiscale e una decisa politica climatica vanno concordate a livello europeo. E potranno rendere più agevole anche l’ingresso delle imprese di assicurazione in questa importante sfida per la salvaguardia dell’ambiente. Queste ultime, in particolare l’IAIS, che riunisce i supervisori assicurativi di 200 organizzazioni in 140 Paesi, stanno lavorando per trovarsi preparate a identificare l’effetto dei rischi climatici sull’insurance business.
A Sofia, alla fine del prossimo mese di maggio, l’argomento verrà trattato diffusamente in occasione dell’EIOPA Strategy Day. E’ corretto che l’ European Insurance and Occupational Pensions Authority ossia l’autorità di vigilanza delle assicurazioni e delle pensioni aziendali o professionali si ponga il problema poiché l’attuazione della finanza sostenibile si ripercuote positivamente sull’insieme dei cittadini europei, ha aggiunto Salvatore Rossi.

Del resto è la finanza non sana, quella che si limita ad una visione di breve termine,

ha sottolineato nel suo intervento di moderatore Fabio Cerchiai, presidente di Autostrade per l’Italia, rimarcando che la responsabilità sociale non è solo un dovere per l’impresa ma anche una convenienza. In particolare le imprese assicurative per fare più profitti devono imparare a gestire meglio i rischi e in questo quadro il monitoraggio preventivo è scelta imprescindibile.
Un modello esaustivo di valutazione degli elementi essenziali da considerare per effettuare investimenti ESG, ossia improntati all’Environmental Social Governance, lo ha proposto Giorgio Di Giorgio, docente di Teoria e politica monetaria alla Luiss di Roma. Chi intende fare finanza sostenibile deve osservare tre fattori: la globalizzazione, che evolve con una crescita più equilibrata tra aree mondiali ma con un commercio internazionale in rallentamento.
La crescita della popolazione, che si è impennata dal 1700, traina la crescita economica ma pone anche problemi di sufficienza delle risorse, di riflessi dei movimenti migratori, di grandi disuguaglianze. Infine l’innovazione tecnologica che negli ultimi 10 anni è stata vincente, darà impulso a progressi delle condizioni ambientali. Catturerà investimenti sostenibili, che peraltro in base a indagini condotte dai consulenti di Marsh e Mercer nel 2017 continuano a crescere, del 50% contro il 36% del 2016.

Ma ciò che conta è effettuarli senza dimenticare la cura del territorio: quello italiano al 35% è a rischio sismico, al 55% a rischio alluvionale, al 78% li vive entrambi

, ha ricordato Dario Focarelli, per l’ANIA, sottolineando che se la temperatura globale salisse di 4 gradi l’intero pianeta non sarebbe più assicurabile. E’ fondamentale riorientare alla sostenibilità il maggior volume possibile di investimenti senza dimenticare l’importanza di un cammino comune di presa di coscienza degli individui.
Il tema della cultura dell’ambiente è ritornato prepotentemente alla ribalta anche nell’intervento del prof. Paolo Garonna, segretario generale della Febaf, il quale ha rimarcato come sia importante accompagnare con il recupero dell’etica presente nei valori del dopoguerra il trend verso la sostenibilità. Il tema è assai seguito in Europa: il rapporto Timan sulla finanza sostenibile è solo uno dei tanti presentati nell’ultimo periodo. La sostenibilità non è più tema periferico ma centrale dei consigli d’amministrazione.
Hanno poi preso la parola Maurice Cox consigliere di Aon Benfield Italia che ha rimarcato l’importanza di un coordinamento tra settore pubblico e privato mettendo in rilievo come per il mondo assicurativo stiano emergendo nuovi campi d’intervento collegati allo sviluppo sostenibile e ambientale, in particolare quello relativo al patrimonio artistico e culturale italiano, al fabbisogno sanitario e alla tutela dei beni intangibili: si pensi al furto d’identità del caso face book.

E’ fondamentale una collaborazione costante anche tra banche e assicurazioni intorno ai rischi ambientali

– richiamati all’attenzione da Daniela D’Andrea, Ceo di Swiss Re – come quelli legati alle alluvioni e ai danni all’agricoltura collegati con i cambiamenti del clima. E soprattutto quelli legati ai terremoti.

La collaborazione è una tutela per tutti, dalle banche che magari hanno in garanzia “virtuale” seconde case non assicurate, come quelle di Amatrice, ai clienti che hanno mutui contratti senza assicurazione.

Finanza e ambiente si sposano anche quando le imprese, anche di grandi dimensioni come Hera, finanziano in autonomia, avvalendosi dei propri bilanci in utile, ulteriori investimenti in impianti rispettosi della sostenibilità – ha sottolineato Luca Moroni direttore centrale Amministrazione, finanza e controllo del Gruppo Hera. Verissimo. E questo matrimonio avrà lunga durata se condito con l’implementazione a ogni livello di una cultura ambientale degna di questo nome.

Di seguito la prima delle interviste realizzate da lafinanzasulweb ai relatori dell’incontro, quella al presidente Fabio Cerchiai

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