Il Parlamento chiede (a parole) la “Garanzia per i giovani” nella UE

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La disoccupazione giovanile ha raggiunto nell’Unione Europea una media del 23,7%. Grossomodo un giovane su quattro dunque nell’ Europa unita è disoccupato. Ma nei Paesi mediterranei la percentuale è molto pià alta: più di un terzo dei giovani in Italia (37,1%) e  più della metà in Grecia ed in Spagna.

Nel tentativo di invertire questo trend sempre più preoccupante i deputati europei la scorsa settimana hanno votato una risoluzione che invita i ministri del lavoro dell’Unione Europea a trovare entro febbraio un accordo su una raccomandazione del Consiglio che preveda l’introduzione in tutti i Paesi dell’Unione del sistrema della “Garanzia per i giovani”, cioè un  percorso d’istruzione ed un tirocinio per più di uattro mesi.

“Non cerchiano di forzare la creazione di posti di lavoro, ma di mettere in moto degli strumenti che diano ai giovani una possibilità, ed evitino di perdere una generazione”, ha detto nel dibattito il presidente della Commissione Occupazione Prevence Berès.

L’obbiettivo dei sistemi di “Garanzia per i giovani”, si legge nella risoluzione approvata dal Parlamento europeo con 546 voti a favore, 96 contrari e 28 astensioni, è quello di assicurare a tutti i cittadini legalmente residenti nell’Unione sotto i 26 anni di età (e sotto i 30 se neolaureati) una buona offerta di lavoro, un nuovo percorso di studi o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione.

I sistemi di garanzia per i giovani, sostengono i parlamentari europei ad essi favorevoli, do0vrebbero poter accedere ai finanziamenti europei, ed in particolare al Fondo Sociale Europeo, su cui si dovrebbe concentrare un quarto dei fondi strutturali dell’UE. La Commissione inoltre, secondo la risoluzione del Parlamento, dovrebbe aiutare gli Stati membri in difficoltà economiche, in modo che tutti possano adottare il sistema di garanzia.

In realtà, al di là delle buone intenzioni e delle belle parole, riesce difficle pensare che il problema della disoccupazione giovanile, o meglio della esclusione di un’intera generazione dalla sicurezza di un lavoro stabile e di un contratto a tempo indeterminato, possa essere risolto con nuovi percori di studio o con periodi di apprendistato, e non con un forte rilancio economico, che si può avviare solo rimuovendo le cause vere della crisi globale e della depressione ion Europa, cause che vanno individuate nella globalizzazione intesa come  un liberismo senza limiti e senza regole, nella deregolamentazione ed ipertrofia finanziaria che ha trasformato i mercati in bische spesso a roulette truccata, nel disordine e nell’arbitrio che da decenni caratterizzano il sistema monetario internazionale,  nel mito dello “Stato minimo” proprio quando dello Stato ci sarebbe più bisogno,  nella fede cieca ed ottusa sulle capacità di autoregolamentazione dei mercati, ed infine, per quanto riguarda in particolare l’Europa, nella macroscopica stupidità di adottare sempre più severe politiche di bilancio e sempre più pesanti misure fiscali aggravando così recessione e disoccupazione.

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