I 2 prossimi Nobel per l’economia: gli italiani Cotarelli e Di Maio

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Se non fosse da piangere ci sarebbe da ridere.  Giganti del pensiero economico come Smith, Ricardo, Marx non hanno  trovato soluzione al problema della possibile e necessaria definizione/distinzione tra “lavoro produttivo” e “lavoro improduttivo”.  Questione rimasta  dal punto di vista scientifico scandalosamente irrisolta e per questo messa da parte e rimossa dagli economisti(ci),  o malamente risolta  dai Neoclassici. per i quali o la distinzione non ha rilevanza alcuna (Schumpeter) oppure, poiché ogni lavoro è utile, sarà il suo prezzo  dettato dal mercato a stabilire la scala della sua  entità “produttiva”:  con la scomparsa conseguente del lavoro “improduttivo” come concetto stesso. Con la quale conclusione si sancisce un vero e proprio scandalo in millenni di storia del logos, potendosi definire, per esempio, il giornalista Vespa immensamente più produttivo  della maestrina che con stipendio da fame gli ha insegnato a leggere e scrivere!

Ma non si deve  mai disperare,  l’Italia senza saperlo ha coltivato nel suo antico seno due inaspettati geni. Il “pensionato” del FMI Cotarelli e il leader campano-vesuviano dei 5* Di Maio.

Quest’ultimo ha elencato – tra gli altri sogni a occhi aperti che informano le sue promesse elettorali  ( non diversamente dagli altri leader che si contendono  la vittoria alle prossime elezioni) – un taglio di 50 miliardi di euro di “spese improduttive”. L’altro interrogato dalla Sardoni –   a Omnibus del 12 gennaio 2018 sulla 7  – sulla definibilità di ciò che costituirebbe la natura “improduttiva”  di quei tagli, e quindi sulla loro fattibilità, non ha esitato a individuarla nella spesa pubblica, sottolineando perciò la sola difficoltà politica di una tale misura, che finirebbe certamente per colpire i  lavoratori  che ne venissero implicati. Con conseguente perdita di consensi.

Dunque , la Banca Centrale di Svezia, che finanzia il Premio Nobel per l’economia ( sia detto per inciso in barba alla volontà di Alfred Nobel e del suo erede che invano si batte in ogni sede  per tanta improntitudine e spregio del diritto), si prepari a emettere un duplice assegno per i due  inconsapevoli geni. Che purtroppo non potranno  però beneficiare delle cospicue somme  di tale ambito riconoscimento, per ricevere il quale in via definitiva pare sia richiesta adeguata documentazione scientifica.  A meno che la suddetta Banca, che da decenni non sa a chi assegnare il Premio in oggetto  attribuendolo, probabilmente con estrazione a sorte , a veri e propri funamboli dell’ovvietà messa in forma matematica, non inverta la procedura sin qui seguita  intestando il Premio non più all’inventore della dinamite  ma  a Jonesco, caposcuola del “teatro dell’assurdo”. Pacificandosi  almeno con la sacralità delle volontà dei de cuius. Mettendosi così e peraltro in linea con lo spirito dei tempi  che dell’assurdo hanno fatto il fil rouge della vita pubblica e privata del “legno storto”, e sempre più tale,  “uomo”,  così definito da Kant. Paradossalmente ignorando che così facendo imbroccherebbe senza saperlo e con certezza sul piano empirico un esempio certo di lavoratori “improduttivi”,  vista l’ignoranza imperdonabile e  conclamata che informa l’origine dei loro redditi  che danno loro la forza di seminare una delle maggiori fake news della storia.

 

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