E sulla nostra Università si continua a “fare ammuina”

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Tra i nodi da risolvere per consentire all’Italia di tornare su un sentiero di crescita economica, nelle sue “Considerazioni finali” del 31 maggio scorso il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha messo al secondo posto, dopo la riforma della giustizia, quella “in parte già avviata” del nostro sistema d‘istruzione, ricordando come, secondo l’Ocse, il distacco del sistema educativo italiano dalle migliori pratiche mondiali potrebbe implicare, a lungo andare, fino ad un punto del “pil” di minor tasso di crescita. Il che equivale a più di 18 miliardi di euro all’anno, ed a poco meno di cento miliardi in un quinquennio.

 

“la FINANZA” aveva accennato a questo cruciale problema già nel numero di gennaio-febbraio di quest’anno, con un articolo di Valerio Rappuoli su “La fabbrica degli inutili dottorati di ricerca”. Proseguendo su questa linea di attenzione critica, pubblichiamo ora questo intervento del prof. Mario G.R.Pagliacci, dell’Università di Perugia, e la sua intervista ad Alain Spalanzani, preside dell’Università Mendès France di Grenoble.

 

 

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