Cuando “Calenda” el Sol”

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In realtà avevo intenzione di fermarmi al titolo di cui sopra, dedicandolo ai “buoni intenditori” in grado di comprenderne  le implicazioni evocative. Ma poi ho pensato ai più giovani che non hanno retroterra storico-culturale su cui fare affidamento, e pertanto mi allungherò più di quanto previsto. Negli anni ’60 imperversava specie d’estate la canzone “cuando calienta el sol”,  ovvero “quando cala il sole”, praticamente quando si è prossimi al tramonto. Cantata da un gruppo italianissimo travestito con nome latino-americano: Los marcellos ferial!

 Si fa un gran parlare della sconfitta del PD e di Renzi nella ultima tornata elettorale e i più “profondi” tra i commentatori non vanno oltre il cogliere la tendenziale scomparsa dei partiti socialisti in Europa, con i più “intelligenti” e informati tra loro che non mancano di individuare nel Labour Party inglese un caso in controtendenza, vista la svolta di “sinistra” assunta da quel partito a opera del suo nuovo leader “radicale”  Jeremy Corbyn. La cui radicalità, va detto qui,  non va oltre il richiamo a politiche economiche keynesiane. Che è come se un risorto partito napoleonico indicasse la esigenza di tornare a Waterloo e alla campagna di Russia, indicando al contempo  l’Ammiraglio Nelson come guida teorica!

 Sulle pecche inemendabili del pensiero di Keynes,  e sulla pochezza dei suoi seguaci e detrattori che nulla hanno approfondito  e compreso della totale inconsistenza e contraddittorietà del lascito scientifico di “Lord Maynard”, abbiamo scritto a iosa negli ultimi decenni. Anche in sedi di altissimo livello scientifico : senza però  minimamente veder raccolta la nostra argomentata e rigorosa denuncia.  Che non si basa solo sul mero e astratto livello della teoria per pochi, ma anche su un fatto storico di inoppugnabile fattualità, come quello del fallimento di lungo periodo dei 30 anni di politiche keynesiane in tutto l’Occidente capitalistico sfociate nel monstrum della stag-flation: la coesistenza di inflazione e disoccupazione considerate inconciliabili dall’intero panorama delle scuole di pensiero in materia di “scienza economica”. Lezione storica che sembra dimenticata a mo’ di un attacco di Alzahimer di tutti i membri del Labour Party.

Nessuno, dico nessuno,  rievoca “Bad Godesberg”. Località tedesca dove  già nel lontano 1959  la socialdemocrazia abiurava a ogni idea di socialismo abbracciando senza il minimo sostrato scientifico il liberal liberismo, come con efficacia plastica sottende il cuore del documento che immortala quella circostanza: “mercato ovunque sia possibile e Stato ove dovesse essere necessario”. Ciò fissando il principio poi largamente seguito anche dalle destre in occasione delle mai cessate cicliche crisi economiche ( e segnatamente in Inghilterra E USA –paradisi paradigmatici del capitalismo –  dopo  la crisi scoppiata nel 2008 di intervenire con la mano pubblica a garanzia della privatizzazione dei profitti in congiunture  favorevoli e di socializzazione delle perdite in epoca di “vacche magre”)!

 Il bluff del richiamo al “socialismo” nel PCI fino alla caduta del “Muro” e al conseguente sgretolarsi dell’impero sovietico, si è  smascherato  immediatamente dopo tali avvenimenti: i (falsi) sedicenti “comunisti” si son subito allineati alla peggior socialdemocrazia, liberandosi persino di ogni contaminazione nel nome e nei simboli abbracciando l’”americanismo” più sfacciato – peraltro covato, neanche con maestria, dai “miglioristi” in seno al PCI con a capo Amendola e il suo pupillo Napolitano. Di cui l’esito in veste di Partito Democratico è il segno più rivelatore.

Renzi e il suo esito “gentiloniano” non sono che la palmare deriva di quanto storicamente è avvenuto,  costituendo il renzismo “la malattia senile   – in forma di demenza attiva”-  del fallimento esplicito dei partiti socialdemocratici sancito apertis verbis a Bad Godesberg nell’ormai lontano 1959.

 C’è da chiedersi se per i più non bastino segnali inequivocabili di una metamorfosi conservatrice e liberal borghese  del PD: gli endorsement di personaggi,  a  lungo alimentati dalle più avide e potenti “banche” americane,  che hanno svenduto l’ossatura del nostro sistema industriale,  come Prodi &co.; la nomina in tal senso coerente di Monti a senatore a vita e alla guida del governo  a opera della vecchia “talpa” a stelle  e strisce Giorgio Napolitano.

 Da ultimo, per farla breve, la nomina negli ultimi due governi come ministri dello “sviluppo economico” di due personaggi designati da Confindustria.

E allora, con Calenda che si iscrive e va in direzione PD senza mai essere lì eletto,  e di cui solo per puro gioco di correnti si teme la corsa a diventare segretario di quel partito, nemico dei lavoratori e amico dei “padroni” del mondo, che dire se non che con lui “il tramonto del Sole” non annuncia un nuovo giorno ma una vera e propria “fine del mondo”: per ogni illuso  e “superstite“socialista.   Ciò, se non fossimo in presenza di una umanità decerebrata e abbrutita da questo marcescente capitalismo, dovrebbe sancire la fine di ogni canzonetta sostituta da un permanente coro di De Profundis. Ma non va così,  spendendosi milioni  raccolti con la tassa RAI ( grazie  a Renzi) per San Remo, levandoli alla sanità e alla scuola e via dicendo. Che brutto e triste mondo per il futuro dell’ex Bel Paese, dove il “ Sol dell’avvenire” non cessa di annunciarsi in modo a dir poco catastrofico.

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