Controversie finanziarie:il ruolo svolto dall’Arbitro a tutela dei consumatori

Bilancio positivo ad un anno dall’introduzione presso la Consob di questo nuovo strumento stragiudiziale

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La presentazione del primo bilancio di attività dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie ( ACF) è stata l’occasione per una riflessione approfondita sulla validità di questo nuovo strumento stragiudiziale e sulle sue prospettive a breve .
L’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), attivo presso la Consob dall’inizio del 2017, è stato istituito per tutelare i risparmiatori per possibili questioni legate ai propri investimenti, affiancandosi all’Arbitro Bancario Finanziario, la cui competenza è riferita alle controversie in materia bancaria.
Come ha sottolineato il Presidente Vicario della Consob , Anna Genovese , commentando gli esiti del primo anno di operatività,

“l’ACF rafforza la tutela risarcitoria dell’investitore che si sia avvalso di un intermediario e per questo motivo si inserisce nel solco di un quadro regolatorio (MIFID II) che valorizza tutele e presidi posti a monte della conclusione del contratto di investimento“.

Alla luce delle nuove regole in materia di product governance – prosegue Anna Genovese

“l’ACF conferma l’assunto che la questione principale non è, nella prospettiva del risparmiatore investitore e della stabilità del sistema finanziario nel suo complesso, quella di poter scegliere liberamente e consapevolmente un prodotto finanziario anziché un altro, bensì quella di potersi affidare, quasi per intero, ai servizi professionali di un intermediario di fiducia“.

Ben più veloce della giustizia civile

Secondo gli intendimenti originari l’ACF vuole, pertanto, rappresentare un efficace strumento cui ricorrere senza costi di procedura (che si svolge on line) e con la garanzia di una decisione in tempi ragionevolmente certi (di norma 180 giorni) e, comunque, ben inferiori a quelli ordinariamente previsti dalla giustizia civile. Questo aspetto non è certamente secondario, perché, sempre secondo il Presidente Vicario:

“il ricorso all’ACF, in luogo del più lento e oneroso percorso giurisdizionale, può evitare che l’intermediario arrivi a disinteressarsi delle conseguenze del proprio operato, abbandonando del tutto l’idea di recuperare un rapporto di fiducia con l’investitore che lamenti un disservizio“.

La decisione dell’Arbitro viene deliberata da un Collegio composto da 5 membri compreso il Presidente che, così come altri suoi due membri, viene nominato dalla Consob, mentre i rimanenti due, pur formalmente nominati da questo regulator, vengono designati uno dalle associazioni dei consumatori, l’altro dalle associazioni degli intermediari .
Un altro aspetto caratteristico di questo strumento stragiudiziale è la limitazione a poter intervenire solo in quelle controversie che nascono tra un investitore retail – ossia singoli risparmiatori, imprese ed enti che non possiedono particolari competenze e conoscenze tipiche degli investitori “professionali “ – e gli intermediari, banche, sim, sicav, sgr e sicaf italiani o autorizzati ad operare in Italia. Inoltre, il perimetro di intervento è circoscritto alle controversie relative alla violazione degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza da parte degli intermediari nella loro prestazione di servizi di investimento e di servizi di gestione collettiva del risparmio.

Le sanzioni per l’intermediario se vince il risparmiatore

In caso di accoglimento del ricorso il Collegio indica il comportamento che l’intermediario dovrà tenere (pagamento di una somma monetaria, o altro come, ad esempio, la fornitura di documentazione) e il relativo termine di adempimento.
In caso di non esecuzione da parte dell’intermediario si provvederà a darne notizia sul sito dell’ACF, su due quotidiani nazionali e sulla pagina iniziale del sito dello stesso intermediario inadempiente.
Come è facilmente comprensibile, la qualità di questo tipo di provvedimenti sanzionatori afferisce alla sfera reputazionale, con un impatto decisamente negativo per l’intermediario interessato. Infatti , lo sorso anno si è registrato un solo caso di inadempienza !
I dati sul primo anno di attività dell’ACF sembrano decretare il successo di questo strumento stragiudiziale con una media mensile di 153 ricorsi, per complessivi 1839 nell’arco dell’anno. Fa sicuramente riflettere la distribuzione territoriale dei ricorsi , con una larga prevalenza di quelli provenienti dalle regioni settentrionali del Paese (59%) . Un dato su cui non poco ha influito il Veneto (31%) per le sue note vicende legate a due banche a vocazione territoriale. Concentrazioni significative di ricorsi presentati si registrano, inoltre, in Lombardia (13,1%), Puglia (7%) e Lazio (6,9%).

A ricorrere sono le persone fisiche

La presentazione dei ricorsi è avvenuta in modo pressoché integrale da parte di persone fisiche (96,5%) con una spiccata prevalenza di persone di sesso maschile (64,1%) e con una concentrazione nella fascia di età compresa tra i 45 e i 74 anni (65,7%) .
Anche se non vi sono preclusioni alla presentazione diretta del ricorso da parte dell’investitore , i dati del 2017 mostrano che nel 57% dei casi si è avuta l’assistenza di un procuratore con una larga maggioranza della figura di un legale (88%). Scarso, invece, è stato il ricorso alle associazioni dei consumatori, il cui ruolo in questo caso è risultato defilato, non arrivando al 6%.
Passando agli aspetti di ordine economico, si nota che le richieste sono state ricomprese tra un minimo di 41 euro e un massimo di 500mila euro (che costituisce il limite superiore di intervento dell’ACF) per un controvalore complessivo di oltre 81 milioni di euro.
Analizzando questi dati, si osserva una concentrazione dei ricorsi ammissibili che si colloca nella fascia tra 10mila e 30mila euro (23,1%).
La significativa entità media del controvalore di quanto richiesto ( oltre 50mila euro ) si presta a una duplice considerazione: da un lato evidenzia la rilevanza economica degli interessi coinvolti nelle controversie sottoposte all’ACF; dall’altro costituisce un riflesso inequivocabile della particolare congiuntura in cui si è situato l’avvio di operatività di questo arbitro.

Circa due terzi i ricorsi accolti

Facendo riferimento all’attività deliberativa dell’ACF, iniziata nel mese di maggio del 2017, si rileva che ha riguardato complessivamente 307 decisioni (di cui 189 di accoglimento totale o parziale) con risarcimenti riconosciuti che ammontano complessivamente a poco meno di 5,2 milioni di euro.
Scendendo nei dettagli, si rileva che oltre il 50% dei casi di inammissibilità ha riguardato ricorsi che hanno scontato l’effetto della revoca dal 19 luglio dello scorso anno dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria da parte della Banca Popolare di Vicenza e da Veneto Banca, venendo così meno le loro caratteristiche di intermediario, con conseguente declaratoria di inammissibilità dei ricorsi presentati nei loro confronti . Nei restanti casi l’inammissibilità è stata riscontrata per l’incompetenza per materia, trattandosi di ricorsi attinenti a materia bancaria o tributaria .
Quanto ai ricorsi irricevibili, prevalgono quelli dichiarati tali per la mancata preventiva presentazione del reclamo all’intermediario interessato; un chiaro vizio procedurale, riconducibile a un’ incompleta conoscenza delle regole che riguardano il funzionamento di questo Arbitro.

Il tipo di ricorso più frequente

Altra informazione che vale la pena di sottolineare concerne la tipologia di contestazione del servizio di investimento, con oltre la metà dei ricorsi aventi ad oggetto il servizio di consulenza in materia di investimenti, seguito per numerosità dal servizio di esecuzione ordini per conto del cliente.
Su questo secondo fronte di tipologia è risultato particolarmente elevato il numero di ricorsi che hanno lamentato il mancato rispetto di priorità temporale nell’esecuzione degli ordini di vendite. Anche in questo specifico caso la massima parte risulta riconducibile a ricorsi correlati alle vicende delle due banche venete prima ricordate.
In definitiva, il primo anno di attività è stato coronato da un consenso per certi versi forse inaspettato, ma che testimonia la necessità anche per l’Italia di dotarsi di strumenti di tutela di questo tipo per il consumatore di prodotti finanziari.
Due le valutazioni conclusive forniteci dal Presidente di ACF, Gianpaolo Barbuzzi. La prima porta a considerare che

“ l’ACF ha intercettato, evidentemente, non solo una domanda consistente sotto il profilo quantitativo, ma anche capillarmente diffusa. Il che è attestato anche dal significativo numero di intermediari coinvolti finora dai ricorsi: 111, a fronte di poco più di 800 intermediari autorizzati in Italia. “

La seconda di fatto costituisce una lezione da trarre da quanto avvenuto nel 2017:

“ciò che emerge con evidenza dai ricorsi finora esaminati, quale punto critico nella relazione cliente/intermediario, è la necessità di migliorare i flussi informativi reciproci. L’intermediario è chiamato a mettere a disposizione un set informativo chiaro, esaustivo e personalizzato, perché solo questo può rendere il cliente un investitore”.

Un’indicazione di percorso da tenere presente, se si vorrà procedere speditamente sul terreno di una maggiore consapevolezza finanziaria, finalizzata alla crescita del benessere civile ed economico del Paese.

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