Condannate le banche internazionali per i derivati: una sentenza storica

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In pochi lo ricordano, non se ne parla quasi più, e sembra essersi verificata, quando meno nei media, sia specializzati che generalisti, una sorta di rimozione, ma alla radice della devastante crisi economica che, dal 2008, affligge il mondo ci sono stati proprio i derivati.

Questi complessi strumenti finanziari, infatti, nati con lo scopo di ridurre i rischi di investitori privati ed istituzionali, si sono poi trasformati in elementi speculativi che, attraverso la cartolarizzazione, hanno immesso nel mercato quantità immani di titoli “spazzatura” come i famigerati mutui sub-prime, il cui scoppio è stato l’innesco della crisi.

Dal 2008 in poi, tuttavia, la politica, specie nei Paesi anglosassoni, non solo non ha colpito gli istituti bancari responsabili di questo disastro economico (se si eccettua il caso dell’Islanda) né ha preteso una regolamentazione rigorosa del mercato finanziario, ma ha “salvato” le banche in difficoltà con i soldi pubblici, alimentando in vaste fasce della popolazione occidentale l’idea che le istituzioni politiche siano in qualche misura dipendenti da quelle finanziarie.

Incredibilmente, a seguito della crisi economica più devastante dal 29, originata appunto dal comportamento scorretto di alcune grandi banche internazionali, in molti Paesi europei, tra cui Grecia e Italia, sono andati al governo dei “tecnici” che proprio da quelle banche provenivano.

Se la politica sembra avere dimenticato le cause scatenanti della crisi finanziaria pare invece che la magistratura goda di una migliore memoria, e oggi arriva la prima condanna, a livello italiano, per la truffa dei derivati da parte del tribunale di Milano.

Deutsche Bank, Jp Morgan, Ubs, e Depfa Bank: queste  le quattro grandi banche che il giudice  milanese Oscar Magi ha condannato a una pena pecuniaria di un milione di euro, disponendo la confisca di beni per 88 milioni. Nove manager e funzionari degli istituti di credito sono stati inoltre condannati a pene che vanno dai sei agli otto mesi.

Deutsche Bank e Ubs hanno fatto sapere che ricorreranno in appello, e la seconda ha espresso il suo profondo disappunto, ma la sentenza, considerata storica dal procuratore aggiunto, Alfredo Robledo,  poiché sanziona duramente, per la prima volta, anche sul piano penale, la mancanza di trasparenza da parte delle banche.

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