CHI GUIDERÀ IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE: LA SCELTA AVVERRÀ IL PROSSIMO 30 GIUGNO

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Chi sarà il nuovo direttore del Fondo monetario internazionale? La risposta appare scontata: la francese Madame Christine Lagarde, ministro delle finanze. Se così sarà, Lagrade potrebbe essere la prima donna alla guida del Fmi. Nella gara per la successione del dimissionario Dominique Strauss Kahn, detto “Dsk”, il principale rivale della Lagarde era il governatore della Banca del Messico, Agustin Carstens. Tuttavia ieri notte è stata resa nota una nuova candidatura alla carica di numero uno del Fondo monetario internazionale. Si tratta del Governatore della Banca di Israele, Stanley Fischer, noto economista americano che ha preso la cittadinanza israeliana per ricoprire il ruolo di Governatore della banca centrale del Paese mediorientale ben sei anni orsono. I suoi precedenti sono di tutto rispetto poiché dal 1994 al 2001 è stato anche primo vice-direttore esecutivo dell’Fmi, vale a dire che per otto anni è stato il “numero due” del Fondo. Altri europei i cui nomi sono stati citati come possibili candidati sono Axel Weber, già presidente della Bundesbank, e Marek Belka, presidente della Banca nazionale di Polonia.

Christine Lagarde è ora impegnata nella difficile opera diplomatica di raccolta di consensi. L’Europa, attraverso Sarkozy, Merkel, Cameron, Medvedev, Berlusconi, ecc. si è già pronunciata in favore della Lagarde che è attualmente in Egitto per presentare la sua candidatura alla guida del Fondo monetario internazionale. Ieri era in Arabia Saudita. Nei suoi viaggi in Brasile, Cina e India la Lagarde non è riuscita a far schierare per lei questi Paesi emergenti, sebbene rimanga largamente favorita per la vittoria finale. Mentre ha appena ottenuto il voto favorevole dell’Egitto. Il sostegno è stato annunciato dal capo della diplomazia egiziana Nabil al Arabi. Il Cairo conta un rappresentante tra i 24 membri del Consiglio d’amministrazione del Fondo. E sempre di oggi è la dichiarazione in favore della Lagarde da parte dell’Indonesia: il ministro delle Finanze Agus Martowardojo ha dichiarato che appoggerà la candidata francese.

A favore della candidata francese gioca il tacito consenso, che è stato tale almeno fino ad ora, che la guida del Fondo sia attribuita ad un europeo, mentre la presidenza della Banca mondiale e la posizione di numero due (first deputy managing director) nel Fondo spetta agli Stati Uniti, carica attualmente ricoperta da John Lipsky, locum tenens in attesa di andare in pensione. Inoltre, nel Fmi la Francia ha militato a lungo come ha fatto notare Mario Sarcinelli di Affari Internazionali: nei 65 anni di esistenza del Fondo alla guida ci sono stati quattro francesi per 36 anni, due svedesi per 12, un olandese per 5, un belga ancora per 5, un tedesco per 4, uno spagnolo per 3. 

Le critiche ad accordi che risalgono al dopoguerra e che riflettevano i rapporti di forza del tempo si sono acuite, e la voce delle economie emerse e di quelle emergenti si fa sempre più forte. Sulla stampa sono apparse le candidature di Kemal Derviş, già ministro per gli Affari economici della Turchia, di Trevor Manuel, capo della Commissione per la pianificazione nazionale del Sud Africa, di Tharman Shanmugaratnam, ministro delle Finanze di Singapore, di Montek Singh Ahluwalia, vice presidente della Commissione di pianificazione dell’India, di Agustin Carstens, governatore della Banca centrale del Messico.

Il 20 maggio scorso i direttori esecutivi del Fondo, riuniti in consiglio (Executive Board), hanno stabilito una ragionevole serie di requisiti (la candidatura può essere avanzata da un direttore esecutivo o, novità degna di nota, da un Governatore del Fondo dal 23 maggio sino al 10 giugno; successivamente un processo di selezione porterà a individuare non più di tre candidati scelti dal Board con voto ponderato, se non si raggiunge un consenso; i selezionati incontreranno i direttori esecutivi in consiglio); la scelta avverrà comunque e preferibilmente per consenso, eventualmente con voto ponderato entro il 30 giugno.

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