Cessione del quinto: da “ultima spiaggia” a Miami Beach del credito

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Per i comuni mortali che in Italia hanno bisogno di ottenere soldi sicuri, celermente e senza preoccupazioni, quell’”ultima spiaggia” che risponde al nome di Cessione del quinto presto potrebbe diventare una vera e propria Miami Beach del credito personale.
La Banca D’Italia a fine marzo, quasi come fosse una sorpresa nell’uovo di Pasqua, è scesa in campo per innalzare il livello di tutela dei clienti che vogliono accedere a questo tipo di finanziamento. Dandogli ulteriore impulso.
Negli ultimi dieci anni il volume complessivo dei crediti concessi ai lavoratori con tale sistema è raddoppiato arrivando a poco meno di 20 miliardi, che rappresentano un terzo di quanto è stato erogato mediante i prestiti personali. Ma nel medio periodo lo strumento, che in Italia si è affermato all’inizio degli anni Cinquanta, può avere grande spazio di crescita, soprattutto se saprà ridurre alcune criticità che lo caratterizzano.

Gli uffici della Vigilanza della nostra banca centrale a questo scopo hanno diramato nuovi orientamenti, molto attesi tra gli addetti ai lavori, per favorire l’offerta di prodotti più calibrati sul cliente, con una struttura di costi chiara e comprensibile, in una logica di trasparenza sostanziale e nella prospettiva di adeguata redditività, controllo del rischio, e confacente digitalizzazione.

Se ne è anche parlato a Roma in un Convegno organizzato dall’Anspc.

“La Cessione del quinto dello stipendio, nell’ambito del credito al consumo, rappresenta una componente qualitativamente rilevante nel contesto del mercato, soprattutto per i profili di inclusione finanziaria”

– ha spiegato il prof. Ercole Pellicanò, presidente dell’Associazione nazionale per lo studio del problemi del credito, introducendo i lavori. “L’importante, per gli attori del settore – ha aggiunto – è confrontarsi sulla struttura e sull’evoluzione degli schemi operativi”.

“Sono ancora troppo elevati il costo dello strumento, la mancanza di consapevolezza dei clienti, il tasso di litigiosità con gli intermediari che ne consegue” – ha detto in proposito Magda Bianco, Capo Servizio Tutela Clienti e antiriciclaggio della Banca d’Italia.

“Per questo – ha annotato – occorrono reti distributive corrette, che diano ai clienti informazioni salienti e chiare, evitando sempre il loro sovra indebitamento, per favorire una maggiore efficienza del mercato”.

Gli orientamenti emanati da Bankitalia sono frutto di un lavoro di confronto che ha coinvolto vari protagonisti di tale mercato, dall’Inps all’Ivas, dall’Assofin all’Abi, dai consumatori all’Oam, tutti intervenuti attraverso i loro rappresentanti nel dibattito, coordinato da Salvatore Maccarone, presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che ha più volte sottolineato “l’importanza di un’informazione e una comunicazione fruibile attorno a questa opportunità di accesso al credito”.
Federico Luchetti, direttore generale dell’Organismo degli agenti e dei mediatori, ha sollecitato la riflessione sui dati pubblicati appena due settimane prima dalla Banca d’Italia, assai utili a capire gli orientamenti del mercato ed ha sottolineato “i passi avanti che i distributori hanno compiuto e devono sempre più compiere in chiave etica evitando di proporre l’uso della Cessione del Quinto – pari a circa il 20% del mercato – a quanti sono già troppo indebitati”.
Tra il 2006 e il 2016 – si legge sull’Analisi dei bilanci delle famiglie uscita il 12 marzo – l’incidenza della povertà finanziaria è scesa dal 39 al 35% tra i nuclei con capofamiglia oltre i 65 anni, mentre è aumentata tra quelli con capofamiglia più giovane, in misura marcata (dal 40 al 57 %) in quelli con al massimo 40 anni. Finanziariamente povero – utile specificarlo – è considerato chi pur liquidando le sue attività finanziarie non evita per più di tre mesi il rischio povertà.
La crisi, peraltro, si è fatta sentire forte. Anche la quota di persone a rischio di povertà di reddito ha avuto un’evoluzione simile, sebbene su livelli più contenuti. La ricorrenza di entrambe le condizioni – ossia povertà di reddito e povertà finanziaria – è raddoppiata, quasi al 30 per cento, tra i nuclei con capofamiglia con al massimo 40 anni; è aumentata di 5 punti percentuali tra quelle tra i 41 e i 65 anni ed è scesa di 4 punti per quelle più anziane. Di credito c’è dunque molto bisogno.
Chi agisce in un mercato così delicato deve badar bene alla reputazione. Già lesa da svariati errori. “Nel tempo, se i comportamenti sono corretti, l’esperienza riporta fiducia nel dialogo tra chi eroga e chi prende credito – ha detto Renato Martorelli dello Studio Associato Servizi Professionali Integrati Fieldfisher. Attenti però: il rischio reputazionale è intangibile, incontrollabile, addirittura infettivo, capace di contagiare tutti gli operatori bancari. Ma anche evitabile se si agisce eticamente”.
E la correttezza, del resto, è il valore più ambito dai consumatori che – per bocca di Carlo Piarulli, del Dipartimento Credito Adiconsum – auspicano che non vi sia concentrazione sullo stesso prenditore, che si punti all’innovazione dell’attuale normativa, ad un sistema di pricing, ossia di costo del servizio più contenuto, a tassi più accessibili, a migliori coperture assicurative e ad un’uniformità della contrattualistica che possa dare tranquillità al contraente più debole.
Una tranquillità già in parte coperta dalle garanzie assicurative. Luigi Nardelli, sales manager Credit e lifestile protection di Axa Partners, da 10 anni in questo mercato, cresciuto dell’11%, racconta come nel 2017 su oltre 70 mila contratti assicurati si sono registrati 4 mila sinistri rimborsati, un 4% più alto della media, migliorabile curando lo screening iniziale, ad esempio la reticenza dei pensionati sul proprio stato di salute… Come dire? Il rischio esiste ma la stabilità del sistema è assicurata.
Un ulteriore aspetto positivo viene dal processo di autoregolamentazione avviato in Italia, di cui gli orientamenti della Vigilanza rappresentano una pietra miliare, dice Umberto Filotto, Segretario Assofin, aggiungendo che il modello di collaborazione con i consumatori, nato con il protocollo siglato il 17 maggio del 2017, può diventare esportabile anche all’estero. E far crescere la customer satisfaction, passata da un tasso di soddisfazione del 76,2 nel 2010 al 98,2% nel 2017.
Riuscendo pure a limitare la conflittualità fornitori-utenti che per quanto la percentuale di ricorsi relativi alla Cessione del Quinto sia del 7,3% contro una media del 16,3% del mercato – è un rischio reputazionale sempre incombente su un prodotto in crescita, spiega Massimo Sanson, Amministratore Delegato Pitagora, aggiungendo che l’arrivo della Rete pone grandi sfide agli operatori del settore che devono adeguarsi sia sul piano normativo che della strumentazione.
Mentre per quanto riguarda le regole, Angelo Peppetti, della Direzione Strategica e Mercati Finanziari dell’ Ufficio Crediti dell’ABI, ha tenuto a sottolineare che gli orientamenti della Vigilanza rappresentano un importante riferimento che dovrà essere ulteriormente arricchito da un confronto non solo interno al nostro Paese ma anche in Europa, attraverso un coinvolgimento dei Paesi europei che l’Associazione delle banche ha già iniziato ad imbastire.
Ma, quel che più importa, per tutti i partecipanti al confronto, è che la sorte futura della Cessione del Quinto non dovrà rivolgersi più solo a utenti in povertà finanziaria ma al contrario offrire la propria specificità di strumento finanziario – equilibrato, garantito, trasparente e ben conosciuto – a persone che scelgono di servirsene per governare con serenità la rotta che passa per l’amministrazione del proprio risparmio e i progetti personali di sviluppo

Di seguito un estratto dell’intervento di Magda Bianco, Capo Servizio Tutela Clienti e antiriciclaggio della Banca d’Italia

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