Bersani: “non sono le banche a decidere chi deve governare il Paese” ma poi rilancia l’agenda Monti.

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Nel suo intervento in chiusura della Festa Democratica Nazionale il segretario del PD Pierluigi Bersani, a sorpresa, replicando solo ora le accuse contro i mercati già lanciate dalla Merkel, ha tuonato contro banchieri e agenzie di rating.

“Tocca agli Italiani stabilire chi deve governare attraverso le elezioni” ha affermato Bersani, “sempre naturalmente” ha aggiunto caustico, “che Moody’s o Standard and Poors non le aboliscano sostituendole con una consultazione tra banchieri”.

L’uscita polemica del probabile leader della coalizione di centrosinistra, (coalizione la cui composizione a dire il vero al momento appare piuttosto incerta, essendo le posizioni di Sel  e soprattutto dell’IDV lontanissime se non opposte a quelle del Partito Democratico) non sarebbe strana per un partito di sinistra, che dovrebbe guardare alle classi popolari del paese e certo non agli interessi dei banchieri, ma risulta curiosa in bocca al leader del maggiore partito riformista italiano.

Se infatti per il leader del PD devono essere gli elettori e non le agenzie di rating a stabilire chi governa perchè mai quando le stesse agenzie declassavano l’Italia creando la crisi dello spread, Bersani e il suo partito non contestavano minimamente il “diritto divino” di tali agenzie di giudicare come il re Salomone  stati e popoli, ma anzi consideravano che tali giudizi negativi sull’Italia fossero la prova lampante che il governo Berlusconi, non avendo la fiducia dei “mercati” dovesse “levarsi dai piedi”, pur avendo la maggioranza in entrambi i rami del parlamento dopo essere stato eletto democraticamente dagli italiani?

Se poi devono essere le elezioni e non le banche a decidere quali politiche applicare, come mai Bersani e il suo partito appoggiano il governo di Mario Monti uomo di fiducia di quella finanza internazionale che per usare parole del Segretario del PD: “deve pagare un po’ di quel che ha provocato e non deve avere licenza di uccidere”?

Il programma del Governo Monti, poi, considerato unica ricetta possibile e “un punto di svolta da cui non si puo’ tornare indietro” comporta come si e’ visto, una ricetta a base di  un blocco e una sostanziale riduzione di salari e pensioni, di tagli allo stato sociale, ai servizi pubblici, di privatizzazine e dismissioni del patrimonio dello Stato. Una ricetta liberal/liberista che si  e’ rivelata fallimentare ovunque applicata.

Insomma Bersani  ora ci dice che il giudizio dei mercati non puo’ prevalere sulla volonta’ dei popoli, e che il mondo finanziario, responsabile della crisi internazionale, deve pagare per le sue colpe, e tuttavia sostiene l’agenda politica fatta da un economista, gia’ membro del CDA di importanti banche, non votato da nessuno, e messo al governo con lo scopo apertamente dichiarato di garantirsi l’appoggio proprio di quei mercati che ora il segretario del PD contesta e attacca.

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