Pane sporco: combattere la corruzione e la mafia con la cultura

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Come un pane sporco caduto in terra, anche la nostra società oggi si è deteriorata, mettendo al centro non più i valori della persona, il merito, la bellezza, la profondità della riflessione, ma interessi personali e opportunistici, basati su una concezione predatoria della vita.
Partendo da questa appassionata denuncia, Vittorio Alberti, autore di “Pane sporco. Combattere la corruzione e la mafia con la cultura” (Rizzoli, 2018), analizza le gravi piaghe
della società italiana che minano il progresso economico e sociale e delinea una strada per ricucire il futuro attraverso la cultura.
Le relazioni tra mafia e corruzione sono ben analizzate nella prefazione al libro di Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Roma, e vanno lette all’interno della più grande corruzione della cultura attuale. In Italia la società è disgregata, non si sente comunità, manca il pensiero filosofico che tenga insieme la politica, le Istituzioni e i cittadini, mentre prevale – come emerge dai costanti fatti di cronaca – la meritocrazia della lusinga, dell’intrigo, del servilismo, invece che della competenza. Nel Paese si è dissolta la promessa del futuro e la profondità degli ideali, il sistema è profondamente vecchio e cortigiano, la dirigenza si è allontanata dal bene comune puntando solo a interessi corporativi.
Ecco l’idea di fondo del libro del Prof. Alberti: la potenza culturale italiana per combattere la corruzione e le mafie, dimostrando che educarsi conviene e valorizzando le forze migliori della Società.
La cultura è la più forte arma di dignità e di libertà. La corruzione ruba la speranza ai giovani e reprime i talenti. Il Prof. Alberti spiega come il problema della corruzione sia profondamente culturale e come occorra rianimare le basi culturali con una rigenerazione della società nel suo interno, rilanciando il principio del “faticare per riuscire”. L’Italia mediatica viene descritta come spesso avvolta da una vuota appariscenza, con un linguaggio convenzionale dove c’è molta notizia e poca informazione e capacità critica. E’necessario, invece, rifondare un nuovo umanesimo, un servizio pubblico svincolato dalla
politica; occorre aria nuova, valorizzare i talenti, creare un movimento di idee.
Sono indispensabili la volontà e l’impegno degli intellettuali nell’insegnamento degli ideali.
Altri temi fondamentali, messi in evidenza dall’Autore, sono la formazione e selezione dei politici, il controllo sociale e la partecipazione consapevole e coraggiosa della cittadinanza.
Per uscire dallo stallo, è necessario collegare riportare l’esempio e la coerenza tra parola e azione, creando un’”onda culturale” contro l’indifferenza. Il coraggio e l’etica pubblica, l’amore per il bene comune, sono le sfide rilanciate da Don Luigi Ciotti, Fondatore dell’Associazione Libera, nella postfazione al libro: consapevolezza e responsabilità per ripristinare un bene pubblico abbandonato, la formazione delle coscienze, sono il vero antidoto alla corruzione e la premessa per un vero progresso economico e sociale.
L’autore del libro, Vittorio Alberti, filosofo e storico, membro della Consulta Scientifica del Cortile dei Gentili, Officiale per i temi politici del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale presso la Santa Sede, sta svolgendo un’instancabile opera di diffusione dei valori della cultura per la lotta alla corruzione su tutto il territorio nazionale, che si traduce non solo nell’invitare a riflettere sul recupero di una profonda etica e responsabilità pubblica, ma anche in un piano programmatico per valorizzare il nostro patrimonio di intelligenza e bellezza, che tenga insieme e faccia ripartire la rete produttiva del Paese, coinvolgendo le Istituzioni, le scuole, i giovani.

L’autrice di questo articolo è l’Avv. Daniela Condò, Programme Assistant del Master Anticorruzione, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

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