2019: per l’UE come il 1989 per l’URSS?

Presto si eleggerà il nuovo parlamento europeo, mentre cresce la distanza tra cittadini e istituzioni europee e in molti Stati trionfano le forze euroscettiche

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di Edoardo Franza

“L’Europa non è di moda rispetto alle tendenze globali, si guardi al post Brexit e alla miriade di movimenti antieuropeisti fax-simile come Frexit, Italexit ecc”.

Così afferma Enrico Letta il 20 aprile presso la Luiss di viale Romania dove Jean-paul Fideussi, membro del consiglio scientifico dell’Istituto “François Mitterrand”, presiede una serie di conferenze ognuna delle quali verte su un tema rilevante rispetto alla governance europea e internazionale. Il ciclo di seminari iniziato l’11 aprile e titolato “Sfide per l’Europa” finora ha visto ospite Jean Pisany-Ferry, economista francese che attualmente ricopre la carica di Commissario generale per la pianificazione politica sotto il primo ministro Manuel Valls, e Philippe Martin, professore di economia alla Sciencespo di Parigi nonché membro del “French Council of Economic advisors”.

Enrico Letta

Enrico Letta che afferma di essere “un forte europeista”, elenca durante l’incontro una serie di riforme strutturali la cui attuazione è a suo dire necessaria per proseguire gli obbiettivi di integrazione europea. Innanzitutto, una de-Bruxellizzazione, ossia un decentramento delle istituzioni europee, attraverso la quale sarebbe possibile diffondere un messaggio di forte comunione tra gli stati. Secondo poi, la creazione di un organo che gestisca il fondo monetario europeo, al fine di rendere le procedure salva stati più veloci. Attraverso la riduzione delle tempistiche, e la gestione da parte di un unico ministro europeo del fondo salva stati sarebbe possibile spendere meno e avere migliori risultati. Difatti, continua Enrico Letta, il problema principale della crisi Greca è stata la tempistica:

“Si è speso molto e si sono avuti pessimi risultati perché non si è stati rapidi e tempestivi”

Enrico Letta ritiene che oggi si stia vivendo un periodo di cambiamento pari a quello vissuto nell’89. In quegli anni si assisteva alla caduta del muro di Berlino, oggi si assiste ad un periodo di cambiamento che avrà il culmine nel novembre del 2019, data in cui l’Europa cambia leadership con l’elezione di un nuovo presidente del parlamento europeo e della BCE. In questo periodo di cambiamenti potrebbe essere decisiva la Brexit, che tra l’altro potrebbe rilevarsi un bene per economia europea. Difatti il paese che più di tutti in passato si è posto fortemente contro l’armonizzazione fiscale è stata proprio la Gran Bretagna. Una riforma fiscale potrebbe attirare investitori e rendere l’U.E più forte. “L’Europa può iniziare a fare la differenza nel panorama globale ma per farlo deve uscire dall’ottica della dimensione europea e pensare in senso globale”. Enrico Letta termina auspicandosi che l’Italia sia in prima linea nel dialogo con le istituzioni europee. Afferma difatti: “c’è bisogno di Italia affinché tali obbiettivi si possano concretizzare; “spero che l’Italia non rimanga spettatrice in questo percorso di cambiamento”.

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