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Home | ©2017 La Finanza sul Web | Articolo visto 1344 volte 15 giugno 2017

“Ma liberaci dal male” un romanzo che fa brillare uno dei nostri tesori nascosti.

Di Redazione  •  Inserito in: Edicola, Flash, Uncategorized

Quando nel dicembre 2006 fui incaricata di curare la presentazione dei lavori dell’eccezionale restauro del ciclo di affreschi dell’Aula Gotica del Monastero dei Santi Quattro Coronati, portati a termine dalla storica dell’arte Andreina Draghi ed eseguiti dalla restauratrice Francesca Matera, mi sembrò di aver vissuto un’occasione storica unica e irripetibile.
Con la consapevolezza e il malcelato orgoglio di poter contribuire alla diffusione della conoscenza di un tesoro di quel momento ad una ristretta cerchia di specialisti a causa delle regole conventuali della clausura che permettevano una fruizione molto limitata di quel capolavoro del Duecento.
Con Costantino D’Orazio, autore dell’appassionante libro, recentemente edito da Sperling&Kupfer, “Ma liberaci dal male” (pagg. 300), quel dicembre del 2006 ci siamo trovati a condividere l’esperienza di essere tra i primi a scoprire uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi di Roma e a vivere un viaggio straordinario nello spazio e nel tempo degli affreschi,
nei Mesi dell’anno, attraverso la lettura dei Vizi, delle Arti, delle Stagioni con i Venti, immersi in un Paesaggio marino nello Zodiaco, e nelle Costellazioni.
Merito dell’Autore è farci ritornare ora, con il suo romanzo, ad esplorare ancora una volta quel luogo nascosto e segreto, insieme alla protagonista del libro, la giovane postulante Virginia, che è alla ricerca di una nuova vita tra le mura del convento di clausura, e a farci percorrere con lei, in un viaggio intimo e al tempo stesso artistico, le tappe della storia del Monastero e
della Comunità che lo abita, in un nesso indissolubile tra passato e presente.
La ricerca della serenità per Virginia passa dalla preghiera, dal silenzio, dalla vita della comunità delle suore Agostiniane scandita da rituali quotidiani. Ma è una serenità difficile da conquistare, “trafitta subito dopo dallo sgomento “uno spazio bianco in cui dissolvere i dubbi senza risposta e cancellare le delusioni” della propria esistenza.
Quello spazio, nello scorrere del romanzo, sarà illuminato dall’arte, che circonda l’intero racconto e la vita della Comunità Monastica, piena di storie pubbliche e private, fatta di tradizioni ma anche di modernità (come l’utilizzo del sito Internet per creare il contatto della clausura con il mondo esterno), di rinuncia ma anche di coesione, di riserbo ma anche di profondo
amore.
La sfida del libro, per Costantino D’Orazio, è quella di dare, da una parte, un’anima a questo luogo segreto e difficile da visitare; dall’altra dimostrare, attraverso il racconto della vicenda personale di Virginia, come l’arte – se osservata con un determinato atteggiamento – possa salvarci o, come dice il titolo, “liberarci dal male”.
Gli affreschi duecenteschi dell’Aula Gotica, al centro del romanzo, attribuiti all’équipe del Terzo Maestro di Anagni, rappresentano un modello di profonda riflessione: lo è stato per i pittori della generazione successiva, attivi nei cantieri del Santa Sanctorum e della Basilica di San Francesco di Assisi.
Lo sono ancora, in una Roma che non cessa mai di sorprenderci con i suoi tesori d’arte, come fonte di studio e di conoscenza, apportatrice di benefici culturali e morali per
l’intera comunità.
Gli affreschi duecenteschi dell’Aula Gotica, al centro del romanzo, attribuiti all’équipe del Terzo Maestro di Anagni, rappresentano un modello di profonda riflessione: lo è stato per i pittori della generazione successiva, attivi nei cantieri del Santa Sanctorum e della Basilica di San Francesco di Assisi. Lo sono ancora, in una Roma che non cessa mai di sorprenderci con i suoi tesori d’arte, come fonte di studio e di conoscenza, apportatrice di benefici culturali e morali per tutti noi.
(Daniela Condò) giugno 2017
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