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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 4489 volte 19 luglio 2016

Verso un nuovo modello di attività bancaria in Italia

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana, Primo Piano

di Filippo Cucuccio

 

Se ce ne fosse stato bisogno , l’ultima conferma è arrivata puntualmente nelle Considerazioni Finali dello scorso fine maggio . In Italia , ormai , si sta imponendo , anzi si è già imposto, un nuovo modello di attività bancaria con cambiamenti , che in particolare negli ultimi dodici mesi hanno registrato un’accelerazione impressionante .

Ma andiamo per ordine . I progressi considerevoli segnati in ambito di Unione bancaria Europea , l’avvento di una Vigilanza Bancaria Europea e l’adozione di un Meccanismo Unico di Risoluzione Bancaria , non sono certo stati privi di effetto sulle strutture di bilancio delle banche italiane . A fine 2015 il capitale di migliore qualità aveva toccato il 12,3% degli attivi a rischio con una crescita vertiginosa (+ 64%) rispetto ai livelli pre -crisi del 2007 (7,1%).

Il raffronto con il valore medio europeo (13,6%) apparentemente penalizza il nostro sistema bancario , anche se , in realtà , lo stesso Governatore Visco in un ‘audizione al Senato dello scorso aprile sottolineava con fermezza come su questo divario “ incidono le ingenti ricapitalizzazioni con fondi pubblici di cui hanno beneficiato gli intermediari di gran parte degli altri principali Paesi “. Un tasto ben noto , ma che , comunque, è sempre bene tenere presente per evitare indesiderati e ingiustificati complessi di inferiorità nei confronti dei nostri principali partner .

Vi è , poi , in questa ottica di avvio a un nuovo modello di attività bancaria un altro aspetto ribadito con una punta di orgoglio da Via Nazionale : l’importanza dell’intensa azione di Vigilanza svolta nell’intento di fare chiarezza e pulizia di situazioni problematiche , come testimoniano le cifre del commissariamento di alcuni intermediari finanziari ( 125 negli ultimi 20 anni , di cui 56 negli ultimi 7 ) con un bilancio finale di restituzione alla gestione ordinaria in oltre il 50% dei casi e di messa in liquidazione in circa un terzo .

In questo capitolo di pulizia dei bilanci non può certo passare sotto silenzio l’aspetto dei crediti deteriorati , il cui valore , al netto delle svalutazioni già registrate dalle banche , sfiora quasi i 200 milioni ( per le sofferenze il valore netto risulta pari a meno di 90 miliardi ) . Un aspetto che lascia intravedere nelle parole di Visco uno spiraglio di luce , visto che nel 2015 “ il calo significativo del flusso di nuovi crediti deteriorati,pari al 3,7% del l’ammontare complessivo dei prestiti “ , contro il 4,9% dell’anno precedente  .

Detto , dunque , del rafforzamento del patrimonio e della generale opera di pulizia dei bilanci , non si può evitare di fare riferimento a un terzo punto assolutamente cruciale in questo delicato percorso verso un nuovo modello di attività bancaria in Italia : le due riforme che tanno toccato in rapida sequenza due segmenti cruciali del nostro sistema , le banche popolari e le banche di credito cooperativo .

Quanto alle prime ( banche popolari ) il giudizio del Governatore sull’intervento normativo è decisamente positivo , avendo la loro Riforma “ posto le premesse per risolvere il duplice problema del controllo sull’operato degli amministratori , che nelle forme cooperative può essere poco efficace o addirittura soggetto a incentivi perversi , e dei vincoli a reperire capitali sul mercato “. Parole severe che suonano come una pietra tombale su comportamenti e abitudini devianti , che in più di un’occasione hanno inficiato la solidità e la trasparenza di questa parte del sistema bancario .

Vale la pena di sottolineare che nelle Considerazioni Finali è posta nella giusta luce anche il fattore dimensionale , quale discriminante per queste banche: da un lato , infatti , si è marcata una netta discontinuità rispetto al passato per le popolari di maggiori dimensioni , favorendo la loro trasformazione in società per azioni , un modello giuridico che offre maggiori garanzie e opportunità di cogliere gli obiettivi di allineamento agli standard  dei loro  principali competitor . Dall’altro lato si è offerto agli istituti bancari di dimensioni più contenute la possibilità di migliorare la qualità della governance e la capacità di raccolta di capitali , punti critici della loro  gestione , riscontrati anche in un recente passato .

La scadenza ormai prossima di fine anno per l’attivazione delle trasformazioni societarie dirà con la crudezza inequivocabile delle cifre quanti degli intermediari bancari in predicato di farlo avranno realmente colto questa cruciale occasione di cambiamento , predisponendo per tempo l’adeguamento delle proprie scelte strategiche .

Non meno delicato è , poi , il versante delle banche di credito cooperativo ( complessivamente 365 intermediari ) la cui Riforma si pone – sono sempre parole di Visco – come “ condizione indispensabile per rafforzare il comparto e aggiornare il modello di attività a tecnologie e mercati in evoluzione “ .  L’architettura creata dalla Riforma si inserisce in uno scenario complessivo (e non solo riferito alle banche cooperative) in cui saranno effettuate anche in tempi brevi operazioni di aggregazione tra istituti che sfruttino economie di scala , superando vecchie logiche di presidio del territorio . Va sottolineato che la Riforma trova  il proprio architrave nel patto di coesione che riconosce effettivi poteri di governo alla capogruppo in una logica industriale in cui razionalizzazione e guadagni di efficienza devono essere i criteri ispiratori ; senza con ciò negare il ruolo di rappresentanza a livello nazionale e territoriale della componente associativa , motore primo originario di queste banche .

Come si può facilmente dedurre dagli indirizzi della Banca d’Italia, l’orientamento verso un nuovo modello di attività bancaria in Italia non è legato a  una semplice questione estetica , quasi si trattasse  un fiore all’occhiello da esibire vanitosamente , ma a una reale necessità . Ci sono , infatti , in gioco aspetti e sfide di solida gestione e redditività .

Già , la redditività ! Un punto dolente del nostro sistema bancario , che ,  in generale , ha segnato negli ultimi anni  performance decisamente insoddisfacenti , condizionate in larga misura dalla necessità “ di svalutare in bilancio i crediti che si andavano deteriorando “  – ben 120 miliardi nel quadriennio 2010/15 .

Quindi , una sfida con poche speranze ? No , se si analizzano nella loro completezza le Considerazioni del Governatore ; ove  si possono cogliere anche elementi in qualche modo positivi . Infatti , in tema di redditività lo scorso anno il principale indicatore (ROE) è tornato ad essere positivo con un +3,1% ( nel 2014 era ancora negativo – 0,3%) . Un risultato incoraggiante , ma che , in realtà , deriva dall’assommarsi di situazioni molto diversificate con livelli assai più contenuti , come nel caso delle cosiddette banche minori ( 0,9% ) , quando non negativi (-0,4%) proprio per le banche di credito cooperativo   .

Scendendo , poi , in ulteriori dettagli di tipo gestionale , va citato  il capitolo dei costi operativi , che pesano sui ricavi per il 64% ; un livello quasi in linea con la media dei gruppi europei e che si colloca addirittura al di sotto di quelli delle principali banche tedesche e francesi . Un’ area questa dei costi operativi  che costituirà materia di riflessione adeguata anche nel prossimo futuro per gli inevitabili riflessi che continuerà a determinare  , sia sotto il profilo del personale impiegato , sia sotto quello della diffusione territoriale .

Sul secondo punto gli esiti statistici mostrano che la riduzione degli sportelli si configura ormai come un fenomeno ragguardevole per le cifre segnate rispetto alla fase iniziale della crisi finanziaria (-11%) ; un fenomeno , inoltre , destinato a non esaurirsi nel breve periodo , anche perché favorito dalla diffusione di nuove forme applicative della tecnologia con risparmi di costi significativi nell’offerta di sevizi tradizionali e standardizzabili .

Va subito aggiunto che il giudizio di Via Nazionale su questo aspetto evolutivo del sistema bancario italiano è positivo , in quanto “ una presenza sul territorio attenta ad evitare sovrapposizioni e ad accrescere l’efficienza nei contatti con la clientela non va a scapito delle relazioni con le famiglie e le imprese “. Un ridimensionamento , inoltre , che appare inevitabile e coerente con il compattamento aggregativo che sta registrando il sistema ( nel 2015 vi è stato un ulteriore assottigliamento di 20 intermediari che ormai a fine anno erano poco più di 660 entità ) anche per quanto prima ricordato nei settori delle banche popolari e do quelle cooperative .

Quanto all’altro fattore di impatto sugli sportelli fisici , l’offerta di servizi bancari a distanza ( l’Italia ricopre la non entusiasmante 23sima posizione nella lista dei Paesi europei ) la via finora tracciata sembra destinata a essere perseguita con accresciuta  determinazione per migliorare gli attuali livelli di incidenza , che vanno dal 60% per i primi 5 gruppi bancari italiani al 35% delle banche minori .

La riorganizzazione del sistema bancario italiano con l’adozione di un nuovo modello gestionale  secondo le linee finora delineate è , in definitiva , una realtà che sta assumendo contorni sempre più delineati e che  comporterà conseguenze di non poca importanza .  Oltre a un indispensabile rafforzamento patrimoniale , a un significativo risparmio di costi e a un riflesso positivo sulla redditività delle banche  , è , infatti , ipotizzabile un auspicabile miglioramento qualitativo nell’offerta di servizi a elevato valore aggiunto con ricadute reputazionali certamente non secondarie .

E , infine , non è da sottovalutare che in Italia  la revisione del modello di attività bancaria si pone in coerenza con l’evoluzione complessiva del sistema finanziario verso un assetto in cui “ i canali di finanziamento dell’economia alternativi a quello bancario svolgono un ruolo crescente “. Un aspetto , questo della debancarizzazione , in linea proprio con il futuro disegno europeo dell’Unione dei mercati dei capitali.

 

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