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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 4105 volte 02 marzo 2016

Saipem rimbalza dopo la caduta di febbraio

Di Redazione  •  Inserito in: Notizie dalle Società

 

Questo inizio di settimana ha visto in Borsa un vigoroso recupero di Saipem, che dopo il +5,6% di lunedì 29 febbraio ha  messa a segno  un ulteriore incremento del 4,21%, arrivando nel corso delle contrattazioni a sfiorare  0,40 euro per azione. Pur con qualche susseguente limatura siamo dunque  ben al disopra degli 0,362 euro del prezzo di sottoscrizione del recentissimo aumento di capitale di 3,5 miliardi.  Ma al di la della quotazione, che in realtà ha recuperato solo in parte  la perdita pregressa, il “sentiment” riguardo alla società del Gruppo Eni appare  sensibilmente mutato  rispetto a neppure un mese fa, quando in un solo giorno – l’8 febbraio – Saipem cedeva in Borsa più del 25%, Standard&Poor’s  le attribuiva un “credit watch” negativo, e la società rischiava di dover pagare un aumento di commissione alle banche  per garantirsi la sottoscrizione dell’aumento di capitale e la copertura dell’eventuale quota inoptata.

Certo: gli accenni di ripresa del prezzo del greggio hanno influito, e così pure la minore volatilità ed il ritorno ad un clima più disteso che sembra caratterizzare in questo inizio di marzo la Borsa italiana. Ma a parte questi fattori contingenti, per loro natura mutevoli, a prevalere sono, evidentemente, considerazioni più sostanziali , a cominciare dai risultati dell’ultimo trimestre 2015, e dalla conferma della “guidance” per il 2016 che prevede il ritorno all’utile. In sostanza le prospettive di medio e lungo della società presieduta da Paolo Andrea Colombo e di cui Stefano Cao è amministratore delegato giustificano la miglior valutazione che emerge dal mercato. Saipem infatti è uno dei leader mondiali nei servizi  di perforazione e di ingegneria riguardanti l’industria  oil&gas: dalle piattaforme petrolifere alla costruzione di grandi impianti, dalla perforazione di pozzi alla posa di oleodotti e gasdotti, con una particolare esperienza, universalmente riconosciuta, nelle più difficili aree aride o remote e nella posa di tubi in acque profonde. Il suo azionariato è forte e stabile: l’Eni infatti, dopo aver ceduto lo scorso ottobre  il 12,5% del capitale Saipem al Fondo Strategico Italiano (Cassa Depositi e Prestiti)  mantiene  il 30,4%, e altri azionisti di rilievo sono  il fondo d’investimento americano Dodge&Cox col 12,5% e la People’s Bank of China.

E se al momento un eccesso di offerta di idrocarburi rispetto ad una domanda calmierata dalla crisi economica globale frena indubbiamente nuovi investimenti (e quindi, in sostanza, le occasioni di lavoro di Saipem) è pur vero che i prezzi bassi del greggio stanno mettendo fuori mercato il petrolio americano estratto da rocce e scisti bituminosi che ha fatto riconquistare l’autosufficienza energetica agli Stati Uniti e che minacciava di traboccare sul mercato internazionale. Sempre sul piano dell’offerta, c’è da mettere in conto l’aleatorietà delle forniture da parte di Irak e Libia, in passato due “big” della produzione di petrolio, oggi tutt’altro che stabilizzati sul piano politico.

Per contro si appresta a ritornare alla grande sul mercato l’Iran, per lunghi anni e sino a ieri soggetto a sanzioni, ma bisognoso ora di ammodernare profondamente gli impianti e le infrastrutture della sua industria petrolifera per riconquistare un ruolo di protagonista nella produzione d’idrocarburi.

Uno scenario dunque non tutto negativo quello dell’industria petrolifera mondiale, ove le occasioni di sviluppo non potranno mancare, specie nel medio e lungo periodo, fatte salve ovviamente le incognite che gravano sugli equilibri macroeconomici e finanziari globali ; incognite che non riguardano peraltro solo l’industria petrolifera.

Un ulteriore forte elemento di rafforzamento della Saipem viene inoltre dalla sua ristrutturazione finanziaria, grazie alla quale essa si è procurata i mezzi per le sue necessità d’investimento e di capitale circolante.

A parte l’aumento di capitale per 3,5 miliardi di euro, lo scorso 10 dicembre Saipem ha  sottoscritto infatti  un contratto per un finanziamento complessivo di 4,7 miliardi di euro così suddiviso:

1)      Una linea di credito cosiddetta “Bridge to Bond” di 1,6 miliardi di euro a 18 mesi, prorogabile per altri 6 mesi;

2)      2) Una linea di credito “Term loan” di 1,6 miliardi di euro a 5 anni,

3)      Una linea di credito “Revolving facility” di 1,5 miliardi a 5 anni.

Saipem ha reso noto nei giorni scorsi che le è stato erogato un finanziamento per 3,2 miliardi di euro.

In base al cosiddetto “Accordo Ricognitivo” sottoscritto con l’Eni il 27 ottobre scorso, Saipem ha provveduto inoltre  ad estinguere integ rlmentel’indebitamento che aveva con la holding controllante attingendo alle risorse finanziarie derivate dal prestito “Bridge to Bond”, da quelle del “Term loan” e da proventi derivanti dal recente aumento di capitale.

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