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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 6744 volte 10 febbraio 2016

Perché cresce la distanza tra finanza ed economia reale

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Internazionale, Primo Piano

 

Nei giorni scorsi su queste colonne avevamo pubblicato una riflessione sul grado di erraticità dei mercati, che appaiono ben lontani da quel “ miraggio della razionalità “ che si voleva rappresentassero . Gli “ analisti “ finanziari “  prevedevano  il persistente calo del prezzo del petrolio, fino a 20 $ al barile,  lo stallo del prezzo dell’oro  intorno ai 1000$ all’oncia, ed infine la solidità di una moneta come il dollaro, vicino alla parità sull’euro. Contrariamente alle loro previsioni noi ipotizzavamo, in chiusura del pezzo, esattamente il contrario cioè l’aumento del prezzo del petrolio  – oggi stabilmente sopra i 35 $ al barile –  dell’oro – oggi sopra il 1155 $ all’oncia – ed infine la svalutazione lenta del dollaro, che rispetto all’euro è passato da 0,080  a 1,203. Veniva rilevata infine la debolezza di valori troppo legati alla speculazione, in una logica di breve tempo con  un rapido cambiamento del trend.

I fatti ad oggi confermano quelle apparenti provocatorie nostre previsioni, con la formula del “ come volevasi dimostrare “.

I fatti ,come si disvelano da tempo, mostrano una crescente velocità nelle dinamiche dei mercati, che sembra accelerarsi sempre più rapidamente, in modo anche asimmetrico alla realtà, e di conseguenza aumenta la loro imprevedibilità .

Il secondo aspetto di evidente criticità è la manifesta incapacità dei modelli matematici, degli algoritmi infinitamente complessi, nella previsione degli andamenti dei mercati finanziari: le spiegazioni  sono sempre ex-post,  a rincorrersi con le previsioni.

L’inadeguatezza del solo approccio culturale quantitativo e razionale ai mercati finanziari dimostra l’infondatezza delle ipotesi su cui quei modelli matematici sono stati costruiti e poi legittimati da premi Nobel più legati agli interessi da supportare che alla scienza vera.

I mercati si muovono su aspettative e non su conoscenze certe, sembrano prevedere con esattezza gli eventi futuri ma sono le aspettative di questi che servono a manipolare i mercati .

Da qui bisogna partire per portare avanti una riflessione sulla realtà di una  finanza totalmente slegata dalla realtà, a cui si contrappone logicamente.

I sistema della moneta e della finanza non essendo più dal 1971, l’anno della fine della convertibilità del dollaro, hanno potuto assumere una dimensione sempre più slegata dalla realtà e poi costruire un sistema di aspettative in grado di condizionare le scelte dei mercati in funzione degli interessi dominanti. 

Il prezzo  dell’oro da allora è stato frutto di sistematiche manipolazioni come si può vedere nei grafici da quella data, e come a ridosso del Bataclan i derivati per tenere basso il prezzo si siano impennati 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sistema monetario si è svincolato dalla dimensione reale e dalle quantità fisiche; non essendo più agganciato ad una dimensione del reale misurabile è diventato infinito, immateriale, e come tale non misurabile. In questo modo è illogico che un sistema valoriale infinito ed immateriale possa essere usato come misura del sistema finito, materiale e misurabile in cui noi viviamo.

 

L’acquisizione della conoscenza è completamente diversa nell’economia reale e nella finanza; infatti, come dice Kant, la conoscenza dipende dallo spazio e dal tempo che si pongono in modo completamente diverso nei due mondi. Il tempo nell’economia reale è vincolato dai tempi tecnici delle trasformazioni fisiche delle materie prime in semilavorati e/o prodotti finiti e lo spazio è limitato dalla dimensione degli impianti e dai condizionamenti ambientali: per questo l’economia reale funziona nei tempi lunghi. Nella finanza il tempo dipende solo dalla velocità delle transazioni e non ha vincoli che lo possano limitare, e lo spazio semplicemente non è una dimensione che incide nelle scelte degli operatori, e di conseguenza la finanza ragiona sul breve o brevissimo tempo e tendenzialmente, se non regolata, diventa pura speculazione. Peraltro  l’infinita finanza si pone in contraddizione con i principi fondamentali dell’economia come scienza che, in presenza di risorse scarse, si pone l’obiettivo di trovare l’ottimo tra queste ed i bisogni dell’uomo.

 

Le risorse sono scarse, non infinite. L’evidenza della contraddizione tra economia reale finita e la finanza infinita  rende insostenibile che i due sistemi possano stare insieme.

 

In questo mondo fittizio i prezzi dei beni reali non sono più legati alla loro quantità fisica ma alle infinite scommesse su quantità scambiate, ma inesistenti. Per ogni barile di petrolio vero ne vengono scambiati oltre 100   inesistenti, o possiamo meglio dire “di carta”; i certificati di proprietà di oro sono un multiplo della quantità reale; i “ futures “ sul grano sono scommesse su quantità inesistenti ed in ogni caso non si chiudono mai,  come  si può vedere dai seguenti grafici:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono le quantità virtuali a determinare i prezzi, non le quantità reali. Una volta il prezzo era in funzione di quantità reali di beni domandati ed offerti ed il prezzo manteneva una maggiore stabilità nel tempo perché le quantità reali non si possono magicamente moltiplicare con la bacchetta del Mago Merlino come, invece, sembra avvenga oggi.

I seguenti grafici mostrano l’asimmetria dell’andamento fisico del petrolio, del grano e dei futures che ne diventa un multiplo infinito :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La manipolazione dei prezzi e dei mercati pertanto non risponde ad una razionalità inesistente ma a giochi speculativi che nascondono sempre la verità. Ma se la “ roulette “ è truccata per capire il suo funzionamento bisogna osservare le mosse del croupier, ed allora il modello previsionale più vicino alla realtà consente di provare a capire il gioco del domino che usa la finanza.

Che i mercati siano oggetto di sistematica speculazione lo dimostra la condanna inflitta dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti alle banche d’affari di Wall Street ed all’agenzia di rating Standard & Poor’s . Persino il governatore della BCE ha denunciato la cospirazione di forze globali contro le manovre della stessa BCE.

Senza entrare nel merito del dibattito con la EU  sui conti pubblici dell’Italia, che ha fatto di tutto per mettersi nei guai, vanno però evidenziate le responsabilità indirette sia della UE che della BCE.

Dal momento in cui i prodotti tossici – sub-prime , derivati , otc, ..- sono stati deregolamentati, aprendo la strada alla pura speculazione, era necessario prendere atto delle possibili conseguenze sui conti dei singoli Stati il cui  debito, generato dalla cicala politica, diventava ostaggio della speculazione.

L’attacco all’euro nella “campagna d’Europa“, partito nel febbraio del 2010, doveva indurre a scelte difensive della comunità europea, che si è ben guardata dal farle. Quando i buoi sono scappati dalla stalla ha introdotto una “austerity” nei conti pubblici, sicuramente doverosa, ma si è ben guardata dal porre vincoli a quei prodotti tossici che avevano contribuito a generare il dissesto che abbiamo visto.

Ora è facile dare la colpa alla politica cicala e dissennata ma , come dice il Manzoni, la ragione  ed il torto non possono essere divisi con un taglio netto in modo che il tutto sia da una parte o dall’altra.

La finanza fuori controllo e totalmente deregolamentata diventa devastante come arma di scontro egemonico, ma assume anche una dimensione di  contrasto  ai diritti universali dell’uomo, che si vedono progressivamente negati .

Forse è giunta l’ora di capire da che parte sta la verità dei fatti e quanto dipendano dalla natura immutabile dell’uomo e dai suoi interessi,  piuttosto che dalla razionalità ormai mitologica dei mercati.


 

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Autore: Redazione » Articoli 676 | Commenti: 311

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