Europa Nord America Centro America Sud America Africa Asia Oceania

Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 5532 volte 04 marzo 2016

Le borse ostaggio di computer-speculatori

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza Internazionale, Primo Piano

di Paolo Raimondi

 

 

Le operazioni “high frequency trading”, completamente automatizzate, rappresentano ormai il 70% delle transazioni borsistiche negli Stati Uniti ed il 40% in Europa

 

 

Si stima che le operazioni “high frequency trading”, le transazioni ad alta frequenza, rappresentino il 70% di tutte le transazioni borsistiche negli Usa e circa il 40% di quelle effettuate in Europa.

In Italia la Consob nel 2012 le quantificava intorno al 14% di tutte le contrattazioni. Tali operazioni avvengono tramite sofisticatissimi software ultra veloci, guidati da complicati algoritmi matematici, e con l’intento di lucrare su piccolissime variazioni di valore.

Si tratta di una tipologia di trading completamente automatizzato in grado di eseguire una moltitudine di calcoli in pochissimo tempo; dispone di un collegamento con il mercato estremamente rapido, analizza dati avvalendosi di infrastrutture tecnologiche e informatiche in grado di eseguire operazioni in un arco temporale di pochi millisecondi.

 

Operazioni decise in millesimi di secondo

 

Gli speculatori operano sui mercati di azioni, obbligazioni, strumenti derivati e commodities generando enormi quantità di transazioni giornaliere e utilizzano la strategia HFT per trasformare anche margini minimi in forti guadagni. Oggi il tempo impiegato è nell’ordine dei millisecondi per il mercato dei beni di consumo (il cosiddetto commodity exchange) mentre è nell’ordine dei microsecondi per il mercato azionario.

Il metodo più frequente è quello di utilizzare supercomputer per piazzare i propri ordini in anticipo rispetto alle grosse transazioni con un evidente e notevole vantaggio sui grandi investitori istituzionali come i fondi comuni, i fondi pensione o le stesse banche.

Ciò permette di conoscere e anticipare la direzione della domanda, dell’offerta e dei prezzi. Sarebbe una sorta di “insider trading automatico”: contrattazioni fatte sfruttando sistemi accessibili solo ad operatori privilegiati.

E’ ciò che accadeva lo scorso venerdì 2 ottobre 2015. Alle 14.30 l’euro si cambiava a 1,115 verso il dollaro, mezz’ora dopo arrivava a 1,27. L’oro, da 1.109 dollari l’oncia, un’ora dopo saliva a 1.140. In meno di un’ora quindi i mercati erano stati colpiti da scosse improvvise e da modificazioni profonde.

 

Operazioni in massa potenzialmente devastanti

 

Era successo che il governo americano aveva semplicemente dichiarato che l’aumento dell’occupazione nel mese di settembre era stato inferiore alle aspettative. Tale annuncio ha fatto temere che l’aumento del costo del denaro da parte della Fed, di cui si stava parlando, sarebbe potuto slittare. Teoricamente, quindi, il dollaro si sarebbe indebolito nei confronti dell’euro e la domanda di oro sarebbe cresciuta.

Qualche secondo prima dell’annuncio governativo relativo al dato occupazionale si erano messi in moto i grandi operatori finanziari, tra cui la Goldman Sachs, la JP Morgan, la Morgan Stanley, la Deutsche Bank e il Credit Suisse, che intervengono sui mercati con le suddette operazioni HFT.  

Operazioni HFT sono fatte ogni minuto, ma si mettono in azione in modo più sistematico e potenzialmente devastante ogni qualvolta si presenti una decisione o una valutazione con importanti conseguenze di politica economica.

 

Quando nel maggio 2010 i computer impazzirono

 

Ci sono anche transazioni HFT molto complicate, spesso nemmeno controllate dagli stessi speculatori. Come avvenne il 6 maggio 2010 quando i programmi HFT impazzirono, i sistemi elettronici finirono fuori controllo e i computer, in automatico, provocarono in pochi minuti il tracollo di 700 punti dell’indice Dow Jones. La Security Exchange Commission, l’agenzia americana di controllo finanziario, aprì un’indagine che contribuì ad individuare la presenza di operazioni HFT senza però prendere le necessarie contromisure.

Quel giorno il mondo venne a conoscenza che i mercati finanziari e monetari non erano più quelli delle contrattazioni “alle grida” visti centinaia di volte nei film di Hollywood, ma erano passati sotto il controllo del “grande fratello” informatico, quello dei super computer programmati ad operare in automatico.

Un altro caso, analizzato anche dalla Banca d’Italia, avvenne la sera del 23 aprile 2013 alle 19:07 (ora italiana) quando i principali indici azionari statunitensi fecero registrare in pochi secondi una perdita maggiore dell’1%, per poi tornare sui livelli iniziali nei successivi 5 minuti. Un simile crollo rapidissimo e violento delle quotazioni di uno strumento finanziario cui segue un’altrettanta repentina risalita può avvenire solo a causa della presenza di trader ad alta frequenza

Ci sono state parecchie indagini su svariati casi di HFT, anche da parte dei nostri servizi di intelligence, in quanto “le società che operano ‘scambi in alta frequenza’ possono raccogliere informazioni ‘privilegiate’ sulle strategie degli investitori, causare aumenti ingiustificati dei prezzi dei titoli scambiati, influenzare la volatilità dei mercati, inviare segnali alterati all’economa.”

 

Chi ha in mano i codici può manipolare il mercato

 

Nel 2009 a seguito di un caso di spionaggio finanziario-informatico e di furto di sistemi HFT a danno della Goldman Sachs, la banca fu costretta ad ammettere la pericolosità dei codici sottratti. Il giudice di New York, Joseph Facciponti, che indagò sul fatto, dichiarò che “…la banca ha avanzato la possibilità che ci sia il pericolo che qualcuno che conosceva questo programma abbia potuto usarlo per manipolare i mercati…”.  In altre parole i codici HFT potrebbero anche diventare una pericolosa arma “se usata dalle mani sbagliate”.

Ovviamente anche in questo campo mancano le regole, nonostante in molti Paesi vengano applicate sanzioni e multe e vengano fatte indagini per insider trading o per manipolazione dei prezzi.

Non mancano invece i fautori del nuovo corso. Essi sostengono che la stragrande maggioranza delle transazioni sono perfettamente legittime, difendono l’HFT come un fattore di efficienza dei mercati, che li rende più liquidi abbassando i costi del singolo investimento. Si afferma che gli operatori del mercato sono i primi interessati alla regolarità e all’autodisciplina. Anche Alan Greenspan, l’ex governatore della Fed, lo diceva a proposito dei banchieri, fino al 2007!

Non si possono lasciare i mercati finanziari ancora una volta in ostaggio di speculatori e di computer con il “pilota automatico”.

E’ chiaramente comprensibile che le economie sottoposte alla spada di Damocle di una finanza senza regole non garantiscono il futuro di sicurezza e di sviluppo cui legittimamente tutti aspiriamo.

ScarsoMediocreSufficienteDiscretoBuono
Loading ... Loading ...

Autore: Redazione » Articoli 667 | Commenti: 191

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook

0 Commenti   •  Commenta anche tu!

Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?

Lascia un commento   •   Leggi le regole

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Abbonati

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua casella email

Inserisci la tua email: