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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 6206 volte 31 marzo 2016

Il PIL , il conte Mascetti e la “ supercazzola “.

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza Internazionale, Primo Piano

 

di Fabrizio Pezzani*

 

Il titolo del pezzo sembra un gioco di parole, una sorta di “ calembour “ , ma l’accostamento apparentemente audace e poco comprensibile può aiutare a capire il paradosso di termini che, come il “ pil “, vengono abitualmente usati  dai media senza la vera comprensione di quello che stanno dicendo, in una sorta di autismo ripetitivo .

Il conte Mascetti , invece , era un dei protagonisti dell’epico film “ Amici miei “ di Mario Monicelli , interpretato da  Ugo Tognazzi ; il conte Mascetti , ammesso che  conoscesse il significato del “pil” , il suo l’aveva azzerato, rimanendo in miseria.

Il Mascetti  era esplosivo quando si esibiva nella scena della “ supercazzola “. Il termine “ supercazzola “ è diventato, poi, di uso abituale: un gioco di parole , un “ divertissement “ incomprensibile, come potrebbe essere il pil che ogni giorno viene evocato da tutti come una sorta di  magia a cui legare la felicità e la continuità di una società. Ma cosa è oggi il pil e come lo definirebbe il conte Mascetti  ? Proviamo a rispondere.

Il prodotto interno lordo (PIL) è il valore totale espresso in moneta – dai prezzi- dei beni e servizi prodotti in un Paese da parte di operatori economici, pubblici e privati, generalmente con riferimento ad un anno, e destinati al consumo dell’acquirente finale, agli investimenti privati e pubblici, ed alle esportazioni. Non sono conteggiati i consumi intermedi di beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi. La qualifica di lordo sta a significare che nel suo calcolo non vengono presi in considerazione gli ammortamenti di beni ad utilità ripetuta .

Il concetto di PIL e le sue modalità di calcolo si sono perfezionati nel tempo di pari passo con un modello socioculturale che ha fatto coincidere la felicità e il benessere di una società con la ricchezza prodotta in un arco temporale – più “ pil “ più felicità, ed il contrario – finendo per essere preso a misura di valori non misurabili – la componente emozionale dell’uomo – e simboleggiare il benessere di una collettività. Il primo a denunciare l’ esclusiva inadeguatezza del Pil, di una misura solo monetaria, per esprimere la felicità ed il benessere sociale, fu proprio Robert Kennedy in un famoso discorso tenuto il 18 marzo del 1968 alla Kansas University

« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo…… Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro istruzione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta ».

Kennedy in quel discorso rimarcava che nel prodotto considerato c’era di tutto compresi i danni ambientali, beni e servizi contro la vita come le armi, l’alcool eccessivo …senza distinzioni di sorta nel rispetto della persona .

Kennedy pronunciò quel discorso il 18 marzo del1968 , solo quindici giorni prima dell’omicidio di Martin Luther King , leader dei diritti civili e dell’” I  have a dream “ , e 70 giorni prima di essere ucciso lui stesso; con loro finiva una storia e ne cominciava un  altra in cui l’” american dream “ avrebbe lasciato lo spazio solo alla ricerca di un‘avidità illimitata il cui fine spirituale coincideva esattamente con il” Pil  “ condannato da quei portatori di giustizia . “ Bob Dylan cantava “I tempi stavano cambiando e  solo il vento poteva portare una risposta “ ma anche la risposta sarebbe finita nel vento    “ The answer , my friend , is blowing in the wind”.

Dovranno passare 40 anni (!) di disastri economici, finanziari, morali e sociali per riportare all’attenzione la questione posta al tempo, in sostanza, da Robert Kennedy: cosa è il PIl come misura ? A cosa serve ai fini di indirizzare l’azione della politica per portare una “ societas “ ad una dimensione valoriale che possa coincidere con la felicità e il diritto a perseguirla come recita la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti?

Per provare a rispondere alla questione vitale della sopravvivenza di una società venne costituita la commissione Sarkos , composta da illustri studiosi come Stiglitz, Amartya Sen ed il francese Fitoussi . Ma dopo alcune presentazioni e studi sulla necessità di trovare nuovi indicatori maggiormente in grado di “ misurare “ la felicità con lo slogan “ Oltre il Pil “, la commissione , come cantava Dylan “ è volata via con il vento” e  di essa non rimangono tracce.

Così siamo ritornati, ogni singolo giorno, a parlare del Pil come la pietra filosofale che dovrebbe salvare il nostro mondo dal caos imperante; gli interessi e l’ignoranza sembrano sempre essere una forza inarrestabile. Qui la menzogna diventa peggio della “ supercazzola “.

Il Pil misura una produzione senza fare riferimento alle modalità etiche, di rispetto della persona e dell’ambiente: potremmo avere un pil ampiamente positivo ma allo stesso modo ampiamente distruttivo del collante sociale e della vita nel pianeta. Si può arrivare a declinare il pil pro-capite che rappresenta la fotografia della sua totale inadeguatezza alla misurazione del benessere di una collettività. Basta prendere New York in cui il pil pro-capite è 50.000 $ all’anno ma dove il 46 % degli abitanti sono sotto la soglia della povertà. Ma cosa stiamo misurando ? Forse solo l’ipocrisia degli interessi superiori, che come  bene comune hanno solo quello personale .

Di conseguenza il Pil non ci dice nulla sulla povertà, sulla disuguaglianza, sulla disoccupazione, sul degrado morale, sulla povertà di una politica inadeguata a realizzare il sogno antico  della “polis“ greca. In questo senso il Pil  viene strumentalmente usato per nascondere i veri problemi alla base della crisi che l’attenzione esclusiva all’arricchimento personale anche contro ogni legge morale ha realizzato. Il pil, usato in questo modo, diventa un misuratore che nasconde l’ingiustizia umana, e considera un solo dato,  in modo asimmetrico alla molteplicità dei valori che rendono ricca di spirito una società.

Inoltre avendo posto la finanza sopra l’economia reale i prezzi che contribuiscono alla determinazione del pil non sono determinati dalle quantità fisiche dei beni prodotti ed offerti che ogni giorno comperiamo ed usiamo, ma da infinite scommesse speculative che ogni singolo giorno vengono fatte per manipolare i mercati e quindi prezzi  dei beni.

I prezzi fatti nei mercati finanziari dagli operatori che li animano e li dominano sono in funzione di realizzare sia il massimo interesse che l’esercizio di un potere geopolitico sovranazionale. Il prezzo del petrolio, dell’oro, del grano, della farina, della commodities in generale, è il frutto di scambi e scommesse il cui sottostante è spesso il nulla. Quindi i prezzi che contribuiscono a determinare il pil sono il frutto di infinite speculazioni finanziarie ben lontano dalle reali quantità fisiche dei beni che dovrebbero essere usate allo scopo. Anche per questo il Pil come tale è inaffidabile, perché manipolabile nella sua valutazione.

La cultura della verità solo misurabile ci sta uccidendo, perché una società multietnica, multi valoriale, non può essere ridotta ad una misurazione che può essere utile per le scienze positive, magari per determinare il rischio di portata di un ascensore; semplicemente una società non è misurabile in termini oggettivi e questo impedisce di capire la “ red line “ del punto di non ritorno.

Possiamo dire quale sia la percentuale di povertà, di disuguaglianza, di disoccupazione oltre la quale vi sia il rischio di un punto di non ritorno? No assolutamente no, il resto sono solo chiacchiere di cattivo gusto, ed interessate .

Alla fine di questo pensiero la “ supercazzola “ del conte Mascetti si può usare come metafora per esprimere il senso illusorio del Pil, ma rimane un divertissement mentre il Pil, ogni giorno così richiamato, rappresenta solo la misura dell’inadeguatezza culturale e politica di una società allo sbando .

* Professore ordinario di Programmazione e Controllo all’Università Bocconi di Milano – Membro del Consiglio Strategico SDA-Bocconi – School of Managment

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Autore: Redazione » Articoli 676 | Commenti: 310

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