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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 4693 volte 16 giugno 2016

Il “male italiano”: come ricostruire la fiducia

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Italiana, Primo Piano

di Daniela Condò  

 

Poca fiducia nello Stato e verso i politici. Sfiducia verso le regole della legalità. Rapporto con lo Stato che riflette la sfiducia verso le regole. Emergenza corruzione. Sono questi i temi ricorrenti nei giorni di intenso dibattito per la sfida elettorale delle città.

Come evidenziato dal sociologo Ilvo Diamanti all’incontro con Raffaele Cantone e Gianluca De Feo, nell’ambito della manifestazione La Repubblica delle Idee, nella difficile situazione attuale si vive in modo circospetto nei rapporti con gli altri e il 60% delle persone guarda alle altre con diffidenza. La sfiducia verso le Istituzioni si ripercuote nel sentire “assuefazione” verso l’evasione fiscale, vista come “legittima difesa”, e nel non identificare la corruzione come un “male”. Manca, dunque , il senso civico ed esiste una difficile rete da districare tra legalità e illegalità. In questo contesto divengono fondamentali la vita sociale, lo stare con gli altri, il valore della comunità; e la legalità deve essere incorporata nella pratica quotidiana, nel controllo reciproco.

Ecco perché, come sottolineato dal Vice Direttore di Repubblica Gianluca De Feo, in un simile quadro di riferimento si rivela particolarmente rilevante il ruolo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) che con  la sua autorevolezza dovrebbe creare fiducia, spingendo verso la prevenzione e la trasparenza. Non è stato, pertanto, casuale che nel suo intervento, il Presidente Cantone abbia messo in risalto come si può invertire questo senso di sfiducia reciproca. Ci sono persone con un profondo senso del dovere e della dignità – egli ha sottolineato – e occorre sviluppare lo spirito di appartenenza e il senso critico che porta a sviluppare un rapporto positivo con la P.A.

Per inserire gli anticorpi c’è bisogno di tempo. Il sistema delle opere pubbliche nel nostro Paese ha creato un meccanismo in cui l’ottenimento dei relativi contratti di assegnazione significava far pagare le tangenti. L’Italia è andata avanti con le emergenze e la legge obiettivo. Ma, strutturando il sistema in modo diverso, si può recuperare fiducia. L’imprenditore ha capito che rispettare le regole può essere conveniente, può divenire un vantaggio in termini competitivi. Come si può ottenere questo risultato nel sistema degli appalti? Si può intervenire con sistemi di controllo più efficaci. “Si può fare” – ha ribadito Cantone – e non è retorica e facile ottimismo, ma deve essere un modo di pensare e di agire che porti a non rinunciare all’esperienza e ad agire diversamente. Se si pensa che dopo Tangentopoli la situazione sia tornata come prima, la domanda che ci dovremmo fare è: cosa abbiamo fatto per migliorare?”. “Non si è mai messa in campo – questa la risposta del Presidente dell’ANAC – una reale attività di prevenzione per invertire il trend, come è stato fatto con la mafia. Pochi decenni fa alcuni magistrati dicevano che la mafia non esisteva, oggi la situazione è diversa. Non credo che non ci siano le condizioni per contrastare il fenomeno corruttivo, ma per guarire un corpo c’è bisogno di tempo. Bisogna anche superare la cultura dei favori”.

Si tratta di una grande sfida che, se affrontata con determinazione e mezzi adeguati e gestita in modo virtuoso, può creare un effettivo riscatto della comunità. Con la legge sul FOIA (Freedom of Information Act), si è fatto un importante passo in avanti nei rapporti tra cittadino e burocrazia. La trasparenza può divenire uno strumento di comunicazione eccezionale e per i Sindaci che si preparano a rilanciare le città, essa può cambiare la percezione dei cittadini nei rapporti con le Istituzioni; mostrando  alla comunità come vengono spese le risorse e cosa fa chi governa. Una spallata decisiva per ricostruire fiducia e verità.

 

 

 

 

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