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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 7024 volte 05 ottobre 2016

E ora l’ONU scopre “Transaqua”, un grandioso progetto per salvare l’Africa (e l’Europa)

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Geopolitica, Primo Piano

Al progetto Transaqua “la FINANZA”  ha dedicato un lungo articolo oltre cinque anni or sono, nel numero di maggio giugno del 2011, col titolo: “Un sogno per l’Africa rimasto nel cassetto”. Il nostro scopo, ovviamente, era quello di riportare l’attenzione su quel grande ed ambizioso progetto, elaborato da un’impresa italiana (Bonifica SpA) del Gruppo Iri, nella speranza che esso uscisse dai cassetti in cui era stato sepolto.

Ebbene, in questo mese di settembre del progetto Transaqua si è tornato a parlare nella sede  dell’ONU.

Si tratta di un progetto grandioso, elaborato nell’ambito dell’IRI dopo la grande siccità che nel 1973 cominciò a desertificare vaste zone dell’Africa sub sahariana, e che aveva cominciato a  far arretrare le sponde del grande lago Ciad.  

I mutamenti climatici gia’ allora facevano intravedere il rischio di un progressivo prosciugamento, con effetti drammatici per i milioni di persone che abitavano le aree rivierasche, che traevano il loro unico sostentamento dall’agricoltura, dalla pastorizia, dalla pesca. Continuando l’arretramento del lago non restava loro che emigrare. Ma verso dove?

Ora che, in questi ultimi quarant’anni, la superficie del lago Ciad si è ridotta ad un quinto di quella che era; ora che dalle nazioni dell’Africa subsahariana spinti dalla fame, dalle guerre, dall’aspirazione ad una vita migliore, gli africani premono a milioni verso l’Europa, a rischio anche di  affogare nel Mediterraneo, e che con l’esplosione demografica del continente africano (un miliardo di persone in più entro i prossimi  venticinque anni) l’emigrazione dall’Africa rischia di diventare una fiumana inarrestabile; ora che si comincia a capire che l’unica alternativa è aiutare a creare condizioni di vita accettabile nel continente africano, il progetto elaborato quarant’anni or sono in seno all’IRI mostra tutta la sua lungimirante lucidità e la sua drammatica attualità. E testimonia ancora di quella “civiltà del lavoro” che nella sua stagione migliore è stata valore fondante del Gruppo industriale pubblico italiano, e della sua grandiosa capacità progettuale, della sua propensione naturale agli investimenti a lungo termine. Un poderoso Gruppo industriale che improvvidamente  è stato sacrificato sull’altare delle privatizzazioni,in nome della religione liberista dello “Stato minimo”,  a favore di un’economia sempre più orientata al breve termine ed alla speculazione finanziaria.

Ma in cosa consisteva il Progetto Transaqua?

L’idea, concepita da Marcello Vichi, dirigente di Bonifica incaricato di individuare grandi progetti di sviluppo all’estero, era quella di trasferire annualmente nel bacino del lago Ciad il 5% dei  1.900 miliardi di metri cubi che il fiume Congo riversa  nell’Oceano Atlantico. Una quantità trascurabile per il bacino del grande fiume africano, ma in grado di rendere irrigui cinquee o sei milioni di ettari nel Sahel arso dalla siccita’.

Ma non si trattava di dare nuova vita al lago agonizzante. Un canale navigabile largo cento metri e profondo 25 avrebbe dovuto costituire una grande via d’acqua navigabile, lunga 2.400 chilometri, collegando aree o Paesi ora separati o isolati, rappresentando una poderosa infrastruttura  per traffici e commerci, e quindi un poderoso polo di sviluppo per una decina di Paesi attraversati.

Le indagini preliminari condotte da Bonifica-Italstat nei primi anni settanta del secolo scorso evidenziarono come lo spartiacque che separa il bacino del Congo dal lago Ciad avrebbe potuto essere attraversato senza necessità di pompaggio ad un’altezza di 600 metri, e l’acqua poteva poi discendere per caduta  fino al letto del fiume Chiari , che si riversa nel lago Ciad.Alla fine del canale erano previsti una diga per un centrale idroelettrica, ed un grande porto fluviale per container, cioè  un’area di scambio polifunzionale collegata alla grande strada transafricana che unisce i porti di Lagos e di Mombasa, cioè l’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano.

Una quindicina di anni or sono al progetto Transaqua fu aggiunta una sorta di appendice con il progetto “Interafrica”. In Libia Gheddafi aveva già avviato la sua “opera del regime”  più gigantesca: una sorta di fiume artificiale (il più grande acquedotto della terra) che pompa giornalmente seimila metri cubi d’acqua  da un lago sotterraneo nel deserto del Sahara ed attraverso quattromila chilometri di tubazioni li distribuisce alle città delle coste libiche. Ma le riserve d’acqua del lago sotterranee sono d’origine fossile, e quindi entro alcuni decenni si esauriranno. Il progetto “Interafrica” intendeva rendere perenne il “grande fiume” artificiale sotterraneo con un costante apporto di acqua dal lago Ciad, a sua volta rialimentato  con l’acqua del fiume Congo.

A fronte di questi grandi progetti di sviluppo, quarant’anni dopo la Libia, ucciso Gheddafi, è percorsa da milizie armate tribali che si contendono il potere; il terrorismo dell’Isis vi ha ancora forti basi; l’unica industria sviluppata è quella dei trafficanti di carne umana, che ammassano su barconi diretti in Italia le decine di migliaia di persone che fuggono dall’Africa.

Quanto al Shael  il 30 settembre  il vicesegretario generale dell’ONU e coordinatore umanitario per tale area, Toby Lanzer, ha dichiarato che “nei prossimi dodici mesi forse ottantamila bambini moriranno nella Nigeria Nord-Orientale, a meno che non riusciamo a consegnare speciali alimenti”.

A sua volta dieci giorni prima il presidente della Nigeria, Buhari, , parlando all’assemblea dell’Onu, aveva sottolineato come “i mezzi di sostentamento di circa trenta milioni di abitanti del bacino del lago Ciad, sparsi in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria sono gravemente minacciati” e che “un piano per ripristinare il lago dovrebbe essere oggetto di attenzione globale”.

Ma quale piano? Parlando il 22 settembre  ad una conferenza  su “Azione climatica e sviluppo sostenibile” – come riferisce la newsletter dell’Executive Intelligence Review-,  Abdullahi Sanusi, Segretario esecutivo dell’LCBC  ha ricostruito la storia del prosciugamento del lago Ciad, ha sottolineato le dimensioni della crisi umanitaria che ne deriva ed ha presentato tre soluzioni: la prima è il progetto Transaqua; l’altra è pompare una quantità d’acqua  largamente minore dal fiume  Ugambui, affluente del Congo, e la terza è una variante della seconda che utilizza pannelli solari. Ma le alternative a Transaqua, di gran lunga  meno ambiziose, a giudizio di vari esperti sarebbero inattuabili sia sotto l’aspetto economico che per quanto riguarda l’impatto ambientale, e l’acqua pompata  non consentirebbe di recuperare,nemmeno in piccola parte, le precedenti dimensioni del lago.

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 128 | Commenti: 310

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