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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 2212 volte 09 giugno 2016

Come sta cambiando in Italia la geografia della corruzione

Di Redazione  •  Inserito in: Primo Piano

 

di Daniela Condò*

 

Sul processo di evoluzione geografica e di cambiamento della corruzione è intervenuto al Festival dell’Economia a Trento, lo scorso 3 giugno, il Presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone.

Secondo Cantone la mafia è stata sottovalutata al Nord, non essendosi manifestata con eventi eclatanti come nel Sud Italia, strutturando rapporti con la Pubblica Amministrazione e colloquiando con le Istituzioni. In passato la corruzione legata ai grandi appalti era tipica al Nord. “La vicenda del Mose non poteva verificarsi al Sud” perché un grande appalto non vi sarebbe mai arrivato.

Ma, come si diceva, le cose sono cambiate. Esemplare la vicenda di Mafia Capitale, ove l’organizzazione mafiosa mette in primo piano l’attività corruttiva, in cui l’oggetto è lo sfruttamento interno di una serie di appalti.

Altro aspetto tipico è il fatto che nella corruzione c’è sempre un coinvolgimento di entrambi i soggetti che vi partecipano. Nessuno dei due ha interesse che questo rapporto emerga, come invece c’è per il furto, l’estorsione o la rapina. Pertanto quasi mai le indagini per corruzione conseguono a notizie di reato per corruzione, ma originano da indagini che sono partite da altre ipotesi di reato.

Da sottolineare, poi, il rapporto tra queste organizzazioni e il mondo della politica. “Il rapporto che si crea tra organizzazione e politica”, spiega Cantone, “rende quest’ultima non più il fine ma il mezzo”. I politici vengono comprati per corrompere dirigenti e funzionari. La “mazzetta” è l’ultimo anello di una catena in cui i politici vengono pagati a prescindere “allevati come polli di batteria” per essere utilizzati in caso di necessità, non direttamente, ma per arrivare ai tecnici “ormai il vero motore degli enti locali”.

Importante, in tale contesto, la rotazione dei dirigenti, la circolarità dei saperi. Con l’eccessiva permanenza in settori delicati è inevitabile che si perda l’imparzialità. “Si perde in esperienza, si guadagna in entusiasmo”, sottolinea Cantone, che poi spiega quanto sia importante e fondamentale, come sostenevano Falcone e Borsellino, la divulgazione e la formazione sul fenomeno della corruzione per capire quello che si fa e per rendere trasparente il rapporto tra pubblici poteri e cittadini.

“Il male italiano” (titolo di un libro di Raffaele Cantone e di Gianluca Di Feo) ha superato altri mali, come la delinquenza, la droga? Nei Paesi con alta permeabilità criminale, come il nostro, il collegamento tra la corruzione e gli altri fenomeni criminali è molto stretto.  Sulle cifre, peraltro, bisogna essere molto cauti, evidenzia Cantone: i dati che vengono pubblicati in merito al fenomeno non hanno grande attendibilità, perché è difficile identificare i proventi delle attività di corruzione. Ma la consapevolezza del costo economico e sociale particolarmente rilevante della corruzione è fondamentale, dal punto di vista educativo, perché fa capire a tutti i cittadini quanto sia dannosa la corruzione e l’importanza del contrasto.

In occasione della recente partecipazione a tavoli internazionali, come l’Anti-corruption Summit a Londra dello scorso mese di maggio, che ha visto la presenza di rappresentanti di oltre 40 Paesi ed Organizzazioni internazionali, è stata riconosciuta al nostro Paese (si è espresso in questo senso anche il Primo Ministro Britammico Cameron) una grande reattività nella lotta alla corruzione.

A margine del vertice Raffaele Cantone ha inoltre firmato con il segretario generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Angel Gurria, l’accordo collaborativo fra ANAC e OCSE.

In definitiva, la lezione che si può trarre da queste esperienze maturate sulcampo è la necessità di lavorare sulle norme e trovare meccanismi adeguati affinandoli continuativamente per far emergere la corruzione. Ecco perché, nel solco dell’impegno portato avanti costantemente dallo stesso Papa Francesco, occorre soprattutto una vera svolta culturale.

 

 

 

Avv. Daniela Condò , Tutor Master Anticorruzione, Università di Roma “Tor Vergata”

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