Europa Nord America Centro America Sud America Africa Asia Oceania

Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 6066 volte 22 giugno 2016

Brexit : “tanto rumore per nulla “.

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Internazionale, Primo Piano

Il titolo dell’opera di Shakespeare rappresenta simbolicamente il senso della crisi del nostro tempo in cui ogni singolo fatto viene rappresentato come una sorta di svolta epocale , nella generalità dei casi , di tipo drammatico . La gente deve essere spaventata così la società aperta diventa aggredibile da forze rapaci e sempre più simile ad un gregge da affidarsi ai cani lupo – poliziotti – per potere essere più facilmente dominato e dominabile da un gioco della finanza che, priva di ogni fondamento scientifico, finisce per arricchire solo i falsi sacerdoti del suo tempio criminale ma, come dice la Storia,  chi semina nel vento raccoglie sempre tempesta. Una cultura che ha allontanato la nostra società dai diritti fondamentali dell’uomo dichiarati nel 1948 creando una sorta di inferno che sembra divorare ogni speranza di dare una perduta dignità all’uomo non è diversa dall’essere considerata un crimine contro l’umanità . Quei principi sono spesso stati richiamati quando faceva comodo agli interessi superiori e le dichiarazioni di pace , di corsa al bene comune diventano sempre più una foglia di fico che nasconde la brutalità dell’esercizio di un potere che non ammette responsabilità ma solo diritti .

Il caso della Brexit è da manuale per trasformare un fatto scritto da tempo nel libro della storia in un evento esiziale per tutti , una sorta di fine del mondo ma soprattutto la deificazione dell’ottusità . E’ l’eterno dubbio dell’essere o non essere che Amleto chiudeva dicendo : “ Così la coscienza ci rende tutti codardi, e così il colore naturale della risolutezza è reso malsano dalla pallida cera del pensiero, e imprese di grande altezza e momento per questa ragione deviano dal loro corso e perdono il nome di azione.” Già Sir Winston Churchill se lo era posto ma nel 1947 quando affermava dobbiamo decidere se essere parte dell’Europa o uno stato degli Stati Uniti , era più realista del re ed in un paese monarchico è qualcosa di sorprendente . La Gran Bretagna ( UK ) non è mai stata veramente parte dell’Europa , nel passato  ha sempre cercato di tenerla divisa per mettere tutti contro tutti ma ora rischia solo di mettersi in un “ cul de sac “ e di generare al suo interno un processo di balcanizzazione che in parte è già iniziato con il referendum in Scozia , poi con il Galles ed alla fine addio Regno Unito.

A differenza dei paesi europei che hanno sempre avuto la loro struttura produttiva all’interno, il Common Wealth aveva già da tempo attuato la delocalizzazione per cui i paesi aderenti erano le  fabbriche che fornivano oggetti e manifatture preziose ad una classe nobiliare che ha pensato di potere sopravvivere a sé stessa . La manifattura delocalizzata era funzionale a sostenere la ricchezza del paese ma spesso a carico di contesti sociali di miseria dominati da una forza bellica straordinaria che faceva grande il Paese . Alla fine della seconda guerra mondiale e di fronte ad un liberismo sfrenato che ha trovato nella Tatcher una madrina coraggiosa  ma poco lungimirante  , il paese seguendo l’esempio degli Stati Uniti si è  gettato nella finanza e nelle sue banche che da tempo governavano l’impero, perdendo la manifattura che oggi incide sul loro pil solo per il 5 % . La moneta non genera moneta come dimostra anche il drammatico momento degli  Usa ma spesso solo povertà e disuguaglianza . Il 33,3 % degli inglesi sono sotto la soglia della povertà e il patrimonio delle prime 5 famiglie più ricche del paese è uguale al 20 % delle persone più povere del paese. Senza manifattura non si cresce perché la carta per quanto si possa moltiplicare all’infinito rimane solo carta e non produce nulla se non un degrado sociale che rischia di degenerare in disperazione .

Ora se la Gran Bretagna decide di isolarsi lo diventa veramente perché dall’altra parte dell’oceano gli Stati Uniti non sono messi meglio anzi la loro storia fatta di progressi tecnici ma povera di cultura vera  li rende meno governabili e sempre più esposti al rischio di fratture al loro interno . Shauble, con il quale non è facile condividere le idee,  afferma che sarebbe meglio una GB nell’Europa ma se vogliono uscire escano ma si dimentichino di rinegoziare un loro rientro ; a malincuore oggi è difficile dire che sbaglia.

Così ogni giorno si legge di fibrillazione dei mercati finanziari , i media li richiamano ossessivamente attribuendo ad essi una razionalità intrinseca ed  una qualifica di entità astratta e superiore . I mercati , invece , non sono come vengono dipinti , non sono entità astratte e magiche ma sono gli uomini che operano dentro i mercati che fanno i mercati spingendoli verso gli obiettivi si vogliono perseguire .

Oggi ancora una volta siamo alle prese con il “ dramma “ della Brexit esattamente come siamo stati prigionieri del dramma dello “ spread “ nel 2011 e con la “ Grexit “ un paese che ha un pil come Parigi .

I problemi veri sono da altre parti ma fino a quando non riusciremo a capire che non possiamo convivere con una finanza totalmente deregolamentata saremo sempre schiavi delle nostre paure alimentate ad arte da un potere che finirà per soffocarci tutti prima di essere lui stesso vittima dell’eutanasia del redditiere come lo definiva il grande Keynes che aveva capito tutto 70 anni fa .

ScarsoMediocreSufficienteDiscretoBuono
Loading ... Loading ...

Autore: Redazione » Articoli 673 | Commenti: 289

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook

  • Gli Usa nella prigione del Pil

      La Federal Reserve conferma una crescita del Pil degli Usa del 5% nel terzo trimestre del 2014. Il Pil da semplice indice economico è divenuto ormai una sorta di giudizio...

  • God bless America: la profonda crisi degli Usa che i media tacciono

      di Fabrizio Pezzani*   “Dio benedica l’America“ è l’augurio con cui Papa Francesco ha chiuso i suoi interventi nel viaggio negli Stati Uniti d’America , ma è anche l’invocazione più forte dell’inno...

  • LA FINANZA IN PIAZZA!

    Il direttore de Lafinazasulweb Giorgio Vitangeli, insieme agli esperti di economia e collaboratori de “La Finanza” Paolo Sassetti ed Alfonso Scarano incontreranno il 4 novembre 2012 i cittadini , in...

  • Finalmente Brexit

      di Giorgio Vitangeli Ora che il popolo inglese ha deciso per il “Brexit”, all’Unione Europea restano solo due possibilita’: o reagisce, o sparisce. Reagire come? Questo è il punto. Non si tratta...

  • La finanziaria e l’autunno del nostro scontento

    di Fabrizio Pezzani    L’autunno nella storia dell’uomo è il periodo della vendemmia , delle castagne , del mettere fieno in cascina per prepararsi ai prossimi rigori dell’inverno ; da decenni è...

0 Commenti   •  Commenta anche tu!

Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?

Lascia un commento   •   Leggi le regole

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Abbonati

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua casella email

Inserisci la tua email: