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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 6407 volte 20 gennaio 2016

Borse: diluvia sul bagnato

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana, Primo Piano

di Giorgio Vitangeli

 

 

L’ultimo articolo “ Chi mal comincia è già a metà del crollo” l’avevamo scritto l’altro ieri, aggiornando ieri qualche ultimo dato. Per problemi tecnici è stato messo in rete  solo oggi pomeriggio. Intanto la situazione è nettamente peggiorata. Oggi, potremmo dire, ha diluviato sul bagnato. Dopo il “venerdì nero in cui le Borse europee hanno bruciato 260 miliardi di euro di capitalizzazione, dopo un lunedì  un po’ meno pesante, ma sempre negativo, e più che negativo per la Borsa italiana, e dopo un effimero rialzo di martedì (ma non per i titoli delle banche italiane), mercoledì è venuto giù il diluvio. E’ cominciato in Asia, con Tokyo che ha perduto il 3,7% ed Hong Kong il 3,8 ; è continuato in Europa con Londra indietro del 3,6, Parigi del 4, Francoforte -3,2% e Milano, maglia nera, con un crollo del 4,8%, ma coi titoli bancari in caduta libera con perdite medie di quasi il 7% e Monte dei Paschi che sprofonda di un altro 14,3%.

A questo punto le parole del ministro dell’economia Padoan, che ha tentato di gettare acqua sul fuoco, hanno assunto un involontario tono umoristico, allorché ha rivendicato “la solidità di fondo del sistema bancario italiano che va avanti e che, non a caso, viene considerato uno dei più affidabili  ed attraenti dove investire”.

Più concrete e circostanziate le considerazioni dell’a.d. di Montepaschi, Viola, il quale al comando di una nave nel pieno della bufera ha  precisato che l’attuale andamento “del tutto anomalo” del titolo della banca senese “non ha alcun riscontro nei fondamentali”. I risultati del Monte dei Paschi nell’ultimo trimestre 2015 sono infatti migliorati, confermando l’andamento positivo dei primi 9 mesi dello scorso anno I ricavi sono aumentati sia rispetto al terzo trimestre che all’anno precedente; i costi sono stati ulteriormente ridotti, la dotazione di capitale è al disopra delle soglie prescritte dalla Ue e la liquidità a fine anno è su livelli mai raggiunti nell’ultimo quadriennio.

Ma allora perché in meno di un mese la quotazione del Monte dei Paschi si è dimezzata? Si dice, usando un eufemismo, che c’è una grande volatilità sui mercati , e questo è fuori discussione. Ma le perdite del Monte dei Paschi hanno dimensioni non compatibili con quelle degli altri titoli.

Viola sostiene che a far crollare il titolo più che vendite massicce è la mancanza di acquirenti: il contrario dunque di quel che ha detto il ministro Padoan, secondo cui le banche italiane sono tra le più attraenti per gli investitori.

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che in precedenza aveva parlato di “mani italiane e straniere in azione”, rilevando anomalie nell’andamento disastroso delle quotazioni azionarie delle banche italiane, smorzando ora i toni e cercando di troncare gli immancabili commenti “dietrologici” suscitati, ha dichiarato che “non è in corso un attacco all’Italia”.

Sarà. Ma figuriamoci allora cosa accadrebbe se un attacco fosse in corso.

Ma anche prescindendo da qualche legittimo sospetto, la verità è che non poche delle grandi banche degli altri Paesi europei , in stato fallimentare per speculazioni finanziarie andate male, sono state salvate dallo Stato, con denaro pubblico.

Quanto sia stato massiccio e diffuso questo intervento di salvataggio da parte dello Stato lo ha puntualizzato il governatore della Banca d’Italia Visco, nel suo intervento alla Giornata del Risparmio. Nella “virtuosa” Germania esso è stato pari a più dell’8% del prodotto interno lordo; in Belgio, Olanda e Spagna per l’equivalente di 5 punti del “pil”; per oltre un decimo del “pil” in Portogallo e per oltre il 20% del “pil” in Grecia ed in Irlanda.

In Italia non vi è stato alcuna necessità di intervento statale per salvare le banche da speculazioni finanziarie disastrose.

Le banche italiane infatti non si sono avventurate in metodiche  speculazioni nella finanza globale: le loro difficoltà nascono ora dall’aver fatto il loro mestiere: finanziare le imprese ed in particolare quelle edilizie. Dopo otto anni ininterrotti di crisi economica, causata da speculazioni finanziarie altrui (vedi mutui “subprime”) e dopo la caduta del mercato immobiliare, debbono affrontare ora l’inevitabile crescita delle sofferenze, che hanno superato il livello di guardia. Le cifre precise le ha fornite oggi l’Abi: le sofferenze lorde del sistema bancario italiano hanno superato i 200 miliardi e quelle nette sfiorano gli 89 miliardi. Ad essi vanno aggiunti “incagli” per 113 miliardi, una parte dei quali diverranno inevitabilmente sofferenze.

Ma ora in Italia lo Stato non può intervenire per salvare le banche:  le nuove norme in vigore imposte dall’Europa stabiliscono che a sopportare il peso dei dissesti bancari debbano essere gli azionisti, gli obbligazionisti ed al limite i depositanti, garantiti – teoricamente- per un massimo di centomila euro.

E così potrebbe accadere che grandi banche  di altri Paesi d’Europa, già rimpannucciate dallo Stato, si impossessino ora a prezzi di saldo di banche italiane, che lo Stato italiano non può aiutare.

Ma non è un “assalto all’Italia”: “è il mercato, bellezza!”.

Ma chi di mercato ferisce, di mercato perisce. Allargando l’orizzonte al di fuori dell’Italia, anche il più cieco degli analisti si dovrebbe rendere conto che a tremare sotto le scosse sempre più forti di un terremoto è l’intero mercato globale, o meglio, quel simulacro di mercato creato con la globalizzazione.

In questi giorni  i potenti della terra, i grandi manager dell’economia e della finanza si riuniscono in Svizzera, a Davos, per il Forum economico mondiale. E l’aria di paura, dicono i cronisti, si taglia col coltello.

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Autore: Redazione » Articoli 656 | Commenti: 458

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