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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 8502 volte 27 gennaio 2016

Banche in crisi: il nodo della “deregulation”

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza, finanza italiana, Primo Piano

 

 

 

 

 

 

di Giorgio Vitangeli

Le maggiori banche dunque dovranno “rottamare” in Italia circa 1.500 delle loro filiali. E già in questi ultimi anni ne hanno chiuso quasi mille. Secondo i dati della Banca d’Italia infatti gli sportelli bancari erano 32.800 nel 2007, ed erano scesi  a 31.900 nel 2014.

Alla crisi dell’economia, che riduce il lavoro delle filiali, si sommano gli effetti della cosiddetta “home banking”, cioè la possibilità di eseguire da casa alcune delle più semplici operazioni bancarie: dai bonifici ai controlli sul proprio conto.

Risultato: assieme agli sportelli dovranno essere “rottamati” anche un considerevole numero di bancari. Per il solo Unicredit si parla di 18.000 esuberi, di cui circa 7.000 in Italia. Un altro esempio: la Popolare di Vicenza dovrà chiudere circa 150 sportelli e decimare il numero dei dipendenti, tagliando 600 posti di lavoro.

Crisi dell’economia, diffusione dell’home banking: d’accordo. Ma qui c’è anche dell’altro. Questa è anche l’onda di ritorno di una politica sbagliata, cioè la indiscriminata “deregulation” dell’economia, della sostanziale anarchia gabellata per legge di mercato che ad essa in molti settori ha fatto seguito, della dissennata euforia che in particolare nel mondo bancario ha accompagnato l’abolizione dei vincoli precedenti.

C’era un tempo (poco più di vent’anni or sono, ma sembrano secoli) in cui le banche erano ordinate per categorie. Le banche d’affari da un lato, le banche di credito ordinario dall’altro. E le banche di credito ordinario erano suddivise in Istituti di diritto pubblico, banche d’interesse nazionale strutturate in società per azioni controllate dall’Iri, Casse di Risparmio nate sulle fondamenta di antichi Monti di Pietà o come emanazione delle Istituzioni locali, Banche Popolari di natura cooperativa, sorte già nell’Ottocento a fianco o per iniziativa dei movimenti dei lavoratori, ed infine le più minuscole Casse Rurali ed Artigiane, anch’esse di natura cooperativa.

Era questo l’impianto della legge bancaria del 1936, spazzato via negli anni ‘90 dal nuovo Testo Unico Bancario.

La nuova regolazione, o meglio “deregolamentazione”, ha abolito anzitutto la distinzione tra banche d’affari e banche di credito ordinario, introducendo la nuova figura della “banca universale”, che può fare di tutto: dal credito a medio e lungo termine alle speculazioni sul mercato  finanziario, all’attività assicurativa, e strutturata obbligatoriamente in società per azioni. Si sono disperse in questo modo competenze consolidate, e si sono improvvisate competenze inesistenti. Ed il nuovo comandamento “creare valore per gli azionisti” obbliga i manager e gli amministratori ad un’ottica di breve periodo, perché anno dopo anno essi devono far crescere gli utili di bilancio ed il valore dell’azione in Borsa, e solo su tali  risultati sono giudicati

Gli effetti di queste distorsioni cominciano ad essere sotto gli occhi anche di chi è cieco perché non vuol vedere.

Ma la deregolamentazione bancaria ha avuto anche un altro aspetto rilevante, ed è quello che le banche, e purtroppo anche chi lavora in banca, oggi cominciano a pagare.

Fino agli anni ’90, sulla base della legge del 1936, l’apertura di nuovi sportelli bancari doveva essere autorizzata dalla Banca d’Italia. Non basta: un governatore di cultura liberale come Donato Menichella pose particolare cura affinché alle grandi banche fosse inibito di aprire filiali nei piccoli centri. La raccolta del risparmio e l’erogazione del credito nei centri minori infatti era  riservata alle piccole banche locali.

Paradossalmente un liberale si preoccupava di regolamentare razionalmente il mercato, mentre fu un postcomunista, come Bersani, ministro per lo sviluppo economico nel governo di centrosinistra di Romano Prodi, ad emanare “lenzuolate” di liberalizzazioni,  illudendosi così di togliere lacci, laccioli, e vincoli burocratici che frenavano il libero sviluppo dell’attività economica.

Nel settore bancario la liberalizzazione ha portato ad una dissennata corsa all’apertura di nuovi sportelli, che ha visto protagonisti banche grandi e piccole. Chiudevano i negozi di alimentari, travolti dalla grande distribuzione, ed al loro posto aprivano sportelli bancari. E magari la Cassa di Risparmio di Canicattì (si fa per dire…)  apriva  uno sportello a Roma, quella di Bitonto apriva a Milano, mentre la Banca di Roma apriva invece una filiale a Canicattì e la Popolare di Milano a Bitonto. E se dopo fusioni o acquisizioni una grande banca, per obbligo dell’Antitrust doveva dismettere alcune filiali, c’era una corsa ad acquistarle, anche a prezzi d’affezione.

Ed ora siamo al “redde rationem”: migliaia di filiali bancarie da “rottamare”, miliardi inutilmente sperperati, migliaia di lavoratori che, nella migliore delle ipotesi, debbono essere “accompagnati” alla pensione con incentivi o con “ammortizzatori” sociali. Cioè con costi per le banche e/o con denaro pubblico.

Il discorso, naturalmente, non riguarda solo le banche, e non riguarda solo l’Italia. L’altro ieri vi sono stati manifestazioni dei tassisti in Francia ed in Italia. A Parigi, davanti al ministero dell’economia, innalzavano cartelli con scritto: “Basta con la deregulation” e “E’ in gioco la nostra sopravvivenza”. Tutto ciò esige una riflessione. Perché se un eccesso di regolamentazione frena il mercato (“poche e caute leggi”, raccomandava Mazzini ai tempi della Repubblica Romana), è anche vero che una deregolamentazione “a prescindere” e la demonizzazione e l’abbandono di mercati regolamentati e prezzi amministrati conduce all’anarchia. Perché che il mercato si autoregoli è una favola; è un dogma dell’ultraliberalismo smentito quotidianamente dai fatti. E l’anarchia economica ha costi economici e sociali che stanno giungendo all’incasso, e rischi sistemici che incombono su tutta l’economia di quello che un tempo si chiamava l’Occidente, e che oggi è economia globale.

 

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Autore: Redazione » Articoli 670 | Commenti: 240

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