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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 4067 volte 01 febbraio 2016

“Bail in” solo in casi estremi assicurano Visco e Patuelli

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana

Ignazio Visco e Antonio Patuelli

di Giorgio Vitangeli

 

La 91° Giornata del Risparmio

Già alla fine dello scorso anno su 28 Fondazioni di origine bancaria, nate cioè dalla scissione tra funzione creditizia e funzione filantropica e sociale delle vecchie Casse di Risparmio, 26 non avevano più alcuna partecipazione nella banca originaria, 50 avevano partecipazioni minoritarie, mentre altre 12, di minori dimensioni, mantenevano una quota di maggioranza , come ad esse consentito dalla deroga del 2003 alla riforma Ciampi. Ora poi il protocollo d’intesa firmato dall’Acri col Ministero dell’economia e delle finanze stabilisce che le Fondazioni che hanno più del 30% del proprio attivo di bilancio concentrato in un singolo investimento (quindi  anche nel capitale della banca da cui hanno avuto origine) dovrà dismettere l’eccedenza entro cinque anni (tre se l’investimento è in una società quotata).

Lo ha precisato il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, nel suo discorso d’apertura alla  91° Giornata del Risparmio che l’Acri (un tempo Associazione delle Casse di Risparmio, oggi delle Fondazioni da esse originate) organizza dall’ormai lontano   ottobre del 1924.

 

Un “salto culturale” I minori rapporti tra Fondazioni e banche

 

Una precisazione, quella di Guzzetti, che ha voluto evidentemente portare chiarezza  su un tema – quello del legame tra le Fondazioni d’origine bancaria e le banche- che, com’egli afferma “è stato spesso oggetto di critiche e di malintesi”.

Non del tutto ingiustificati, a dire il vero.Tant’è che lo stesso presidente dell’Acri aggiunge. “ho piena consapevolezza del salto culturale che la scelta di un ulteriore allentamento dei rapporti con la banca conferitaria comporta, soprattutto per quelle Fondazioni di minori dimensioni legate a Casse profondamente radicate sui territori”.

Un tema delicato e controverso da sempre quello dei rapporti tra le Fondazioni e le Casse di Risparmio trasformate in SpA per legge e di cui le Fondazioni, in origine, detenevano il capitale. In gioco infatti c’erano non solo assetti di potere intermediati dalle Istituzioni politiche locali (Comuni, Province) da cui molte Casse di Risparmio avevano avuto origine, ma anche quella pioggia di interventi  filantropici e sociali sul territorio, che costituiscono la ragion d’essere e la “mission”delle Fondazioni bancarie, ma che sono anche un forte strumento di consenso politico.

Ma c’è anche un altro lato della medaglia, che Guzzetti ha tenuto a ricordare: “E’ stato proprio  grazie alla presenza delle Fondazioni nel loro capitale sociale che molte banche italiane in questi anni hanno potuto rafforzarsi patrimonialmente, evitando così che lo Stato dovesse mettere per questo le mani nelle tasche dei cittadini, come è invece accaduto in altri Paesi, dove l’intervento pubblico è stato pesantissimo e spesso è ancora in corso”.

 

Quanto è costato agli Stati salvare le banche in crisi

 

Quanto siano stati onerosi quegli interventi lo ha puntualizzato poi il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: “Nell’area dell’euro hanno pesato sui debiti pubblici per circa 5 punti percentuali del PIL in Belgio, nei Paesi Bassi ed in Spagna; per oltre 8 punti in Austria ed in Germania; per più di 10 in Portogallo; per oltre 20 in Grecia ed in Irlanda”. E con comprensibile soddisfazione ed orgoglio ha aggiunto che “in Italia, sebbene l’economia sia stata colpita dalla recessione molto più che nella maggior parte di questi Paesi, il sistema ha richiesto interventi pubblici sostanzialmente nulli”.

Merito di una maggior prudenza delle nostre banche nell’avventurarsi sul terreno infido della finanza globale e dei suoi titoli tossici, ma anche della vigilanza esercitata dalla Banca d’Italia.

Ora – ha però ricordato Visco- il nostro modello di vigilanza e di gestione delle crisi bancarie, nonostante il suo obiettivo successo nel contenere e superare i casi di dissesto, limitando decisamente l’impiego di risorse pubbliche necessarie per porvi rimedio, va rivisto per adeguarlo alla nuova disciplina europea”.

Disciplina europea che ha instaurato, com’è noto, il sistema del “bail in” cioè il salvataggio dall’interno a carico di azionisti, obbligazionisti, ed anche correntisti della banca, e non più il “bail out”, cioè il salvataggio da parte dello Stato.

E pare di cogliere nelle parole del governatore un implicito rammarico e sconcerto. Come dire: noi avevamo un sistema di vigilanza che ha evitato e superato i casi di dissesto bancario, e lo Stato non ha dovuto metterci neppure un euro di denaro pubblico, benché da noi la recessione sia stata più pesante.  Altri Paesi europei invece son dovuti intervenire massicciamente con denaro pubblico a sostegno del sistema bancario in crisi. Ed ora per evitare in futuro eventuali emorragie di  denaro pubblico(che noi non abbiamo avuto) dobbiamo adottare  quel “ bail-in”che è “strumento estraneo alla tradizione italiana, che è stato chiesto, in particolare dai Paesi dell’Unione Europea che sono dovuti intervenire pesantemente a sostegno dei propri sistemi bancari nel corso della recente crisi globale”.

Ma di questo aspetto e dell’intervento di Ignazio Visco riferiremo ancora nel prosieguo di questo resoconto. Torniamo ora brevemente alla relazione del Presidente dell’Acri, perché essa contiene altri spunti interessanti.

 

L’ottimismo deve esser cauto: la ripresa non è lo sviluppo

 

Anche Guzzetti, come il governatore Visco ed il ministro Padoan, ha sottolineato infatti gli aspetti positivi che cominciano ad emergere nella nostra economia, ma ha ricordato che essi dipendono sia da fattori interni (le riforme realizzate ed avviate, la fiducia che sta ritornando negli imprenditori e negli investitori esteri) che da fattori esterni,  cioè il crollo dei prezzi del petrolio (che alleggerisce i nostri costi) ed il riallineamento al ribasso del dollaro (che favorisce le nostre esportazioni). Oltre, naturalmente,  alla politica di “quantitative easing” attuata dalla BCE.

“L’ottimismo è giustificato, ma deve essere cauto”, è la conclusione del Presidente dell’Acri, il quale ha sottolineato anche che “tra ripresa e sviluppo c’è una forte differenza”. La prima infatti è costituita dal simultaneo miglioramento dei più significativi indici congiunturali; lo sviluppo invece è un traguardo ben più impegnativo ed ambizioso, che implica interventi strutturali  che consentano di creare ricchezza in modo duraturo. Passare dalla ripresa allo sviluppo, sottolinea Guzzetti è oggi decisamente difficile; tra i problemi più gravi “il pesante fardello della disoccupazione, arduo da riassorbire in tempi rapidi”.

Due altri temi dell’ampia relazione del presidente dell’Acri meritano di essere sottolineati: il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, quale  “centro di propulsione e sostegno dell’economia italiana”, e la necessità di ritrovare lo slancio e lo spirito del progetto di Unione Europea, il cui collante non può essere solo economico-finanziario.

Per quanto concerne la Cassa Depositi e Prestiti (al cui capitale le Fondazioni di origine bancaria partecipano per il 18,4%, seconde solo al Ministero dell’economia e delle finanze, che ne è azionista di maggioranza) Guzzetti ha ribadito che  la chiave per un rilancio innovativo e profondo sono gli investimenti, e che “guardando all’attività di CdP pochi ne possano negare il ruolo, ed ancora meno sono coloro che ne possono indicare un possibile sostituto”.

 

Tornare a un’economia sociale di mercato

 

Quanto poi all’Europa (“Risparmio e ripresa in una Nuova Europa” era il tema di questa 91° Giornata del Risparmio) Il Presidente dell’ACRI non si nasconde che molti cittadini vedono oggi nell’Unione Europea  la causa di parte, o addirittura di gran parte, dei loro problemi, invece che la possibile soluzione. Ma restringersi in un’ottica nazionale a suo giudizio rappresenterebbe un errore. La UE piuttosto “deve riscoprire l’originario concetto di economia sociale di mercato, che tra i suoi obbiettivi prioritari, insieme allo sviluppo economico, pone il progresso sociale, l’integrazione, la protezione sociale, la piena occupazione, la solidarietà e la coesione sociale”.

Guzzetti non lo dice, ma non ci vuol molto a capire che è il modello di capitalismo americano, darwinista, ultraliberista, globalista, che sta distruggendo il sogno dell’unità europea. La Nuova Europa cui accenna il tema della Giornata del Risparmio, deve ritrovare in realtà il suo volto antico: quello disegnato dai suoi padri fondatori.

 

Il ruolo delle banche nel sostegno alla ripresa

 

Alla relazione di Guzzetti ha fatto seguito l’intervento di Antonio Patuelli, da poco riconfermato all’unanimità  Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana per il prossimo biennio, che anzitutto ha voluto rimarcare il ruolo fondamentale che sta svolgendo il sistema bancario italiano a sostegno della ripresa: nei primi nove mesi di quest’anno  i mutui alle famiglie sono aumentati del 92,1% (al lordo delle riprese), ed i prestiti alle imprese del 16,2% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. Ed anche lui ha  voluto ricordare che  “le banche  in Italia hanno effettuato sforzi colossali, senza “regali” di fondi pubblici, con grandi accantonamenti a fronte dei costi della crisi, e con aumenti di capitale”.

E così come più tardi il ministro dell’economia e delle finanze, che nella liturgia della Giornata del Risparmio ha preso la parola per ultimo, anche il presidente dell’Abi ha avuto parole di plauso per “la cultura, la metodologia e la vigilanza delle Banca d’Italia, che non vengono certo incrinate da accuse incredibili, non dimostrate in alcun modo, e illecitamente propalate”.

Ed anche il Presidente dell’Abi, come il governatore della Banca d’Italia ha voluto rassicurare i depositanti: “il bail-in, ha detto, è una misura eccezionale  ed estrema di salvataggio in casi di eventuali  future drammatiche crisi, che saranno più difficili e rare, viste le tante misure di vigilanza prudenziale che sono state introdotte negli ultimi anni”.

 

La Costituzione vige ancora: la Repubblica tutela il risparmio

 

E speriamo  che abbia ragione. Ma Pattuelli ha aggiunto una frase significativa, ed un po’ enigmatica. “In Italia, ha sottolineato,è sempre vigente l’articolo 47 della Costituzione che afferma: “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”, indicazione programmatica che non è superata dal recepimento della direttiva UE sul salvataggio delle banche in crisi”. In conclusione, la nostra Costituzione viene prima della direttiva di Bruxelles, sembra ricordare il presidente dell’Abi.

Ed eccoci all’intervento del governatore Visco. Tre i temi da lui toccati: le condizioni del credito in Italia, che sta diventando lentamente più facile ed abbondante, e soprattutto meno caro: i tassi medi per le imprese e per le famiglie sono scesi nell’area dell’euro ai livelli più bassi dal 2003; l’introduzione del “bail in” nel sistema europeo di  gestione delle crisi bancarie; la condizione delle banche italiane, con “l’elevato stock di crediti deteriorati, lascito della pesante fase recessiva”.

 

Il “bail-in”? Solo in casi circoscritti ed estremi

 

Del “bail-in”, delle implicite perplessità del governatore verso questo nuovo strumento “estraneo alla tradizione italiana”, abbiamo già detto. Ma Visco  ha aggiunto altro: “si dovrà operare, ha sottolineato, perché vi si debba far ricorso solo in casi circoscritti ed estremi”. Ed ancora: “Negli anni scorsi abbiamo gestito diverse situazioni di crisi senza che si determinassero perdite per i depositanti, danni all’Erario, effetti distorsivi sui mercati o interruzione dei servizi essenziali forniti dalle banche interessate. Questi obbiettivi continuano ad orientare l’azione della Banca d’Italia”.

Sui crediti deteriorati uno dei problemi sono i tempi del loro recupero: se in Italia fossero stati pari a quelli della Francia e della Germania, l’incidenza delle sofferenze sarebbe pari alla metà di quella attuale. Nel triennio 2012-2014 le banche italiane hanno ceduto o cartolarizzato appena il 2% dello stock di sofferenze in essere. Visco riconosce che un intervento pubblico ( la “bad bank” è ancora allo stadio di ipotesi, e la sua fattibilità  sarà presto accertata), rispettoso ovviamente delle regole europee sugli aiuti di Stato,  potrebbe facilitare lo sviluppo del mercato, catalizzando anche iniziative private. Comunque, ha avvertito, le banche  gravate da ingenti  crediti deteriorati, d’intesa con l’autorità di vigilanza, dovranno pervenire ad un graduale ridimensionamento.

Ed a proposito dell’attività della vigilanza, parlando un po’ a braccio il governatore ha voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Riferendosi alla vicenda della Banca Popolare di Spoleto, per il cui commissariamento è indagato dalla magistratura, “non ho dubbi nel definire legittimo, corretto e accorto l’operato di Bankitalia”, ha sottolineato. “Non è questa – ha aggiunto- la sede per parlare di questa vicenda. Considero doverosa e rispetto l’azione della Magistratura, per la quale nutro il massimo grado di fiducia”.  Ma ha aggiunto anche: “Mi pare che vi sia una scarsa conoscenza, e spesso distorta, della Banca d’Italia”, che comunque “è aperta ai giusti approfondimenti, senza spettacolarizzazioni”. Parole caute e moderate. Ma vien da chiedersi: chi ha scarsa conoscenza, e chi tenderebbe a spettacolarizzare?

Tornando al risparmio, il governatore ha concluso con   alcune riflessioni: “Se l’economia regredisce ed i redditi si contraggono, come è avvenuto in Italia per sette lunghi anni, la difesa del risparmio si fa difficile”.

Ha ricordato che la recessione ha appesantito le banche, e che sono emersi anche fenomeni di mala gestione, ma il sistema nel suo complesso ha retto.

 

Alzato un muro a difesa di Visco

 

Il ministro Padoan infine, ha colto l’occasione della Giornata del Risparmio per esprimere anche lui approvazione per l’operato della Banca d’Italia e solidarietà al governatore  Visco, “la cui revoca è fuori discussione”.

Governo e sistema bancario dunque fanno muro nella difesa del governatore. E’ naturale e giusto. Di tutto ha bisogno l’Italia meno che di una sua  delegittimazione. Peccato che analoga decisa difesa non sia stata fatta a suo tempo per Baffi e per Fazio.

Per il resto l’intervento di Padoan è stato, com’è ovvio, una difesa dell’attività di governo, della legge di stabilità “che va letta nel suo assieme” ed una sottolineatura  di quegli indicatori che confermano il consolidamento della ripresa e della fiducia, ed il “balzo in avanti” dell’Italia nella classifica sulla competitività, stilata dalla Banca Mondiale in base alla facilità o meno di un’impresa nel fare business.

Concetto alquanto riduttivo, e  parametri usati alquanto soggettivi , visto che  i modelli che dovremmo  imitare, in vetta alla classifica, sono Singapore, Hong Kong, la Nuova Zelanda, e che in Europa davanti a noi  ci sono , tra gli altri, la Slovacchia e la Slovenia, l’Estonia, la Lettonia e la Lituania, il Portogallo e la Spagna.

 

 

 

 

 

 

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