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Home | ©2016 La Finanza sul Web | Articolo visto 3206 volte 02 novembre 2016

Alcune idee eretiche per rilanciare l’economia greca

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Internazionale, Primo Piano

 

 

di Vittorio de Pedys

 

 

   

 

 

Vittorio de Pedys, gia’ allievo di Federico Caffè, è “affiliate professor of finance” alla ESCP Europe Business School, che ha sedi a Parigi, Londra, Berlino, Madrid e Torino. E’ inoltre docente di finanza all’Universita’ romana di Tor Vergata, alla Statale di Torino ed all’Universita’ di Grenoble. Queste sue riflessioni su come tentare una rianimazione della economia greca, in coma da anni, sono state scritte alcuni mesi or sono, ma da allora nulla è sostanzialmente cambiato, ed esse conservano perciò tutta la loro attualita’. Anzi, più passa il tempo più il disastro della Grecia diventa irreversibile, e più attualita’ acquistano perciò queste riflessioni e le misure pratiche che esse suggeriscono. Sono idee fuori del coro, ispirate da un impegno civile che disdegna il conformismo prudente del “politicamente corretto” ed assume anzi i toni dell’ appassionata polemica; sono misure che vanno in senso contrario rispetto al “pensiero unico” oggi dominante. Idee largamente eretiche insomma, esposte senza infingimenti. Ed anche per questo le pubblichiamo con piacere, onorati di questa sua collaborazione.

 

g.v.

 

 

 

Le nostre idee sul da farsi differiscono sostanzialmente da quelle dei macro-economisti del pensiero unico liberal-keynesiano : esse si basano su un approccio pragmatico, che cioe’ abbia buone  probabilita’ di funzionare e di migliorare lo stato di indigenza  del popolo greco, allontanandolo dalla bancarotta economica in cui attualmente si trova .

 

Constatazioni di partenza :

 

  1. la Grecia e’ in bancarotta. Cio’ e’dovuto alla sostanziale impossibilita’ di ripagare il suo debito pubblico. Situazione analoga a quella italiana, ma peggiore; in Italia il debito e’ supportato dalla enorme ricchezza privata (in Grecia non esiste nulla di paragonabile ) oltre che da quel che resta di una grande base di manifattura privata , ed e’ sostenibile da misure di austerity draconiane che mantengono in coma il paziente, mentre in Grecia e’morto.  

  2. La responsabilita’ del tracollo e’ dei fallimentari governi greci, ma anche di un popolo poco competitivo sul piano economico e con forte vocazione all’assistenzialismo. La scarsissima competitivita’ dell’economia,  il bassissimo rapporto fra chi produce e chi viene assistito (in Europa e’l’unico peggiore dell’Italia…), l’inefficienza della struttura pubblica, addossano al bilancio pubblico squilibri tali che , cresciuti negli anni, hanno oltrepassato il punto di rottura ed ora di non ritorno.

  3. Il debito accumulato non e’ne’ sostenibile ne’ rimborsabile in toto e nemmeno in larga parte (stimo non piu’ del 50%)    

  4. Alle primarie responsabilita’ dei Greci vanno aggiunte le  responsabilita’ tecniche di chi li ha assistiti nel  truccare i loro bilanci per entrar nell’Euro (leggi Goldman Sachs) e quelle politiche degli stati europei che hanno consentito alla Grecia tale ammissione, pur in presenza di squilibri tanto gravi, gia’a suo tempo evidenti. Ricordo che gia’ nel 1992 la Germania era perplessa sulla presenza della Lira nello  Sme, da cui infatti fummo espulsi dai “mercati”; che nel 1994 voleva un’Europa a due velocità in cui l’I talia facesse parte della seconda classe e che nel 2000 era segretamente contrarissima all’entrata dell’Italia nell’Euro, indicando come motivi la bassa competitivita’ dell’economia italiana e la dimensione eccessiva  del debito pubblico. Aveva ragione la Germania. Figuriamoci con la Grecia.

  5. La Grecia dunque non sarebbe mai dovuta entrare nell’euro.

  6. Le politiche imposte dalla troika sono non solo fallimentari, ma peggiori del male. La follia dell’austerita’ ha aggravato irrimediabilmente la situazione, causando un tracollo del PIL greco che ha perso 25 punti in 5 anni , con disoccupazione generale passata al 25% e quella giovanile ben oltre il 50%.

    L’unica cosa su cui ha ragione l’ ex-ministro Varoufakis , e’ che e’ sbagliato fissare come partenza un dato arbitrario di surplus primario come obiettivo e di aggiustare lavorando a ritroso in funzione di questo tutte le altre variabili macro. Cio’ non puo’ che accelerare la caduta del PIL. Demenziale che il FMI abbia tanto insistito su questo punto  (attenti, anche in Italia il concetto e’ analogo. Solo ce lo chiede l’Europa, non il FMI; i risultati sono gli stessi). Criminale che tali politiche vengano adottate dai governi: ma chi e’indebitato fino al collo non ha molta scelta fra gli usurai cui rivolgersi…e nella maggior parte dei paesi i governi non lavorano per il loro popolo.

  7. L’unica constatazione corretta del masaniello Tsipras e’ che gli enormi fondi gia’ versati alla Grecia non sono mai andati al popolo greco ma piuttosto alle banche francesi e tedesche che erano originariamente le piu’ esposte con l’economia ellenica, trasferendo ora quel carico di debito inesigibile sul Fondo Salva Stati (ESF) e sulla BCE; quindi sui contribuenti degli stati membri (l’Italia e’simpaticamente esposta per almeno 36 miliardi di euro,  che non rivedremo mai. L’esposizione iniziale delle banche italiane era di meno di 2 miliardi ). Temo che esattamente la stessa fine faranno gli 86 miliardi erogati dall’Europa con il terzo piano di aiuti. Il resto e’demagogia di un governo radical-chic, finanziato da Soros, che difende assieme i privilegi fiscali degli armatori e le storture insostenibili dei falsi assistiti di un settore pubblico 3 volte piu’ grande di quello tedesco e di un orgoglio che non ha nessuna ragione pratica di esistere. Un governo che fa sostenere un referendum contro condizioni capestro imposte dai creditori, per poi accettarne di ben peggiori. Noi siamo assolutamente e senza alcun tentennamento favorevoli all’intervento pubblico in economia, anzi ne vorremmo molto di piu’, ma parliamo di intervento vero, serio, fruttifero, nelle infrastrutture, nella crescita , nello sviluppo , non nelle uscite correnti per pagare stipendi non meritati a categorie protette (anche qui peraltro nulla di diverso dalla situazione italiana).    

    Passiamo , in maniera sintetica, alle proposte. Esse si basano su un solo obiettivo : far ripartire l’economia greca.

    1.RIATTIVARE LA CIRCOLAZIONE MONETARIA . Questo e’ assolutamente necessario ed urgentissimo , perche’gli scambi si stanno azzerando per mancanza di moneta e l’economia sta implodendo . Questa spirale verso il basso va bloccata.  Cio’ è possibile in vari modi che proponiamo di seguito.

    A.introduzione di una moneta parallela .

    Il governo dovrebbe creare ed emettere dei nuovi TANs (Tax Anticipation Notes) elettronici ai dipendenti pubblici , ai pensionati,ai fornitori pubblici, ai beneficiari di pagamenti pubblici, con le seguenti caratteristiche : zero coupon (quindi non generano interessi), passività perpetue (quindi non aumentano il debito pubblico ma sono equity), al cambio di 1:1 con l’Euro, liberamente trasferibili. I TANs risiedono contabilmente presso Una Cassa Depositi Centrale che li emette e li cancella quando vengono restituiti dai cittadini per pagamento di tasse: una rete fisica collegata di distribuzione potrebbe essere la rete postale. I TANs sarebbero usati da chiunque abbia a che fare con le amministrazioni pubbliche, e lo Stato si impegna ad accettarli per pagamento di tasse, imposte ed altri debiti, oltre che per erogazione di servizi pubblici (bus, traghetti, prestazioni sociali, ecc) . Ciò ne assicura l’accettazione e la circolazione, oltre che un cambio con l’Euro, nel medio periodo, vicino alla parità, senza alcun aggravio per il bilancio pubblico, ma realizzando, al contrario, una importantissima espansione monetaria senza debito che riattiva la circolazione e favorisce la crescita economica.

    I TANs probabilmente non sarebbero accettati per transazioni con controparti estere (anche se i creditori internazionali di debitori greci potrebbero) , ma l’importante è che si riattivino gli scambi all’interno del circuito economico domestico.

    L’idea avanzata qui è già stata discussa nei dettagli tecnici e ritenuta perfettamente applicabile da molti economisti indipendenti (R. Parenteau, Levy Economics Institute; T. Andresen , Norwegian University of Science and Technology; N. Karatsoris, University of Thessaloniki, A. Harvey , IdeaEconomics) .  (NDR Sulle pagine de “la finanza” e in numerose interviste il Prof. Vittorangelo Orati ha sostenuto l’utilità dell’adozione di una moneta complementare per rilanciare l’economia italiana, previo un adeguato piano industriale nazionale, sottraendola in parte ai soffocanti vincoli dei trattati europei).

    B. uscire dall’Euro e restaurare una valuta nazionale

    Cio’ avrebbe conseguenze sia positive di ripresa delle esportazioni, sia negative di caduta delle importazioni, che io giudico meno rilevanti rispetto al coro unanime delle cassandre professoral-macro-economiche internazionali, le quali prevedono disastri inimmaginabili per il PIL greco col ritorno alla dracma. Se per alcuni anni i Greci comprano meno BMW non e’ un dramma. Se i prezzi dei beni importati aumentano l’inflazione  cio’ e’pure un bene. L’inflazione e’ l’ultimo dei problemi europei e greci. L’impatto sarebbe di natura finanziaria con la ridenominazione in dracme dei depositi e dei titoli. Chi ha passivita’in euro subira’ gravi perdite, immagino del 40%. Cio’ e’ inevitabile. Il grande vantaggio di questa mossa consiste nel ritornare ad avere una Banca Centrale in grado di stampare moneta in funzione esclusiva delle necessita’ dell’economia nazionale, riattivandone la circolazione; aggiungo, cosa non secondaria, che sarebbe anche obbligata ad acquistare i titoli del debito pubblico che il mercato non  volesse assorbire (altro che “divorzio”, il suo opposto!).  L’uscita dall’Euro può essere una misura solo temporanea: ad esempio un periodo di 10 anni (il doppio di quanto proponeva il “falco” Schauble,  il quale ha naturalmente ragione). Se e quando l’economia greca si sarà ripresa ed avrà raggiunto un nuovo sentiero di crescita, si potrà reintrodurre l’Euro, su basi più solide. 

    C. creazione di una moneta senza debito.  Si tratta di creare una centrale che operi come banca dei beni e servizi , cioe’ dell’economia del baratto. Nulla di disonorevole in questo: al contrario si tratta di riattivare i circuiti di scambi di merci e servizi anche in presenza di scarsa circolazione monetaria. Si puo’ velocemente costituire un organismo centralizzato (statale) o decentralizzato (formato ad es.dalle associazioni locali degli imprenditori ) senza scopo di lucro che coordini gli scambi. Lo schema operativo di questa banca “etica “ (sul serio) e’ gia stato predisposto da economisti non-allineati come il prof. Alberto Micalizzi (vedi il suo progetto “Barter”). I costi di impianto sono modesti,i benefici potenzialmente molto grandi, perche’ dal nuovo si creano scambi economici senza moneta debitoria. Come gia’ sostenuto varie volte , il problema vero non e’ tanto uscire dall’euro, quanto uscire dal debito, che e’ il vero problema che genera sottomissione ai creditori e riduzione del PIL, con emorragia costante della poca ricchezza prodotta fuori dal circuito nazionale.

    2. MODIFICA DEL DEBITO PUBBLICO. Anche qui alcune proposte radicali.

    a. costituzione di un Fondo sovrano , domiciliato e gestito da greci, che raccolga beni pubblici, beni immobili, quote di società pubbliche , beni strumentali , ed altre attività appartenenti alla pubblica amministrazione. Tale fondo andrebbe gestito per valorizzarne le quote, non per privatizzare (ad es. i porti, gli aeroporti, ecc). Le quote , garantite dai beni reali possono esser vendute ai soli cittadini greci in cambio di ricchezza o pagamento di imposte, o concambiate con titoli di Stato, i quali verrebbero poi annullati, riducendo lo stock di debito. Lo schema è  totalmente diverso da quello entrato in vigore con l’“accordo” europeo, che funge solo da garante per le “privatizzazioni” future.

    b. emissione di titoli pubblici cum warrant, invece che con cedola fissa. Il warrant avrebbe natura variabile ed indicizzata all’andamento del PIL greco. Quindi gli interessi salgono quando il PIL cresce e viceversa: in tal modo tutti i possessori avrebbero interesse materiale al recupero dell’economia greca. Se il PIL non cresce si riduce l’aggravio degli interessi sul deficit statale. Tali bonds andrebbero concambiati con i titoli pubblici correntemente in mano ad investitori stranieri

    c. emissione di simil-Brady bonds . Lo Stato greco dovrebbe acquistare una quantità di titoli zero-coupon denominati in euro emessi dalla BEI o dal ESF o dalla Germania (idealmente con parte dei fondi ricevuti dalla UE) , da usare come collaterale nella conversione di titoli pubblici da emettere o scambiare. Acquistando  degli zero coupon di pari scadenze (molto lunghe) si riesce a utilizzare un ammontare di euro non molto alto e si garantisce, attraverso il collaterale,  il ripagamento del titolo neoemesso. Questo favorirebbe la circolazione sul mercato dei nuovi titoli, il loro basso tasso d’interesse, l’allungamento delle scadenze e la loro appetibilità . 

    3. RIASSORBIMENTO DELLA DISOCCUPAZIONE  GIOVANILE. Un paese in cui la meta’ dei giovani sotto i 25 anni non ha impiego ne’ possibilita’ di averne  e’ condannato con certezza alla miseria, alla caduta ulteriore verso il basso ed in ultima analisi all’estinzione. Qui si propone una misura draconiana che consiste nel totale sgravio fiscale come incentivo all’assunzione di giovani (solo greci). Niente contributi fiscali ne’previdenziali per almeno 5 anni , ma la registrazione degli anni  lavorati e dei contributi figurativi in apposito registro pubblico, su cui versare tali contributi se e quando lo stato e/o il lavoratore ne avranno i  mezzi. Si tratta in altre parole di equiparare il lavoro nero al lavoro in chiaro, in termini di convenienza per le imprese ad assumere. E’ una versione radicale della originaria proposta di Berlusconi. Sono perfettamente consapevole che si tratta di misura tutto meno che equa e giuridicamente squilibrata, ma di necessita’ virtu’. Meglio dei lavoratori il quali per un periodo di tempo non abbiano contributi, ma con uno stipendio, che dei giovani a casa, gravanti sulle declinanti fortune di papa’ e mamma. Si tratta in ogni caso di reddito rimesso a disposizione delle famiglie.

    4. RADICALI INTERVENTI FISCALI. Propongo 4 misure, vista la rilevanza di questo aspetto, che costituisce uno dei principali problemi dell’economia greca,cioe’la mancanza di entrate fiscali sufficienti a coprire la spesa primaria e secondaria .

    a. introduzione della flat tax con 2 aliquote. Checche’ ne dicano i soliti esperti macro-economisti di regime unico ed interessati vari, se le tasse sono troppo alte e pagate da troppo pochi soggetti, il rapporto deficit/PIL peggiora, non migliora. Esempi ad abundantiam nel mondo, in prima linea l’Italia. Con due sole aliquote, ben calibrate dagli esperti greci , e con le opportune batterie di deducibilita’ e detraibilita’ per assicurare la progressivita’ necessaria, e’ molto probabile che le entrate fiscali aumentino. Sono dell’idea che tale misura funzionerebbe benissimo anche in Italia e vale sicuramente la pena di introdurla, visto che la strada opposta dell’inasprimento fiscale, seguita finora da tutti  governi , ha portato in maniera inequivocabile ai disastri che sappiamo. D’altra parte basta chiedere ad una nonna analfabeta , se e’ disposta a lavorare ancor di piu’ per portare a casa solo il 40% del suo frutto, per avere un’ovvia risposta. Non servono professori della Bocconi o di Harvard.

    b. rimodulazione delle aliquote iva greche. Tali aliquote sono troppo basse e vanno riportate a livelli piu’ vicini alla media europea, in maniera intelligentemente progressiva nel tempo. Alcune agevolazioni vanno eliminate relativamente in fretta (ristoranti,isole, ecc), altre con pazienza. La fiscalità del settore armatoriale va rivista in maniera intelligente: qui bisogna evitare aiuti impliciti ed agevolazioni, così come allo stesso tempo evitare di smantellare l‘unico settore dove l’economia greca è leader.

    c. il sistema pensionistico va reso coerente con quello in vigore in altri paesi europei . l’attuale impianto e’ profondamente in squilibrio ed assolutamente non sostenibile. Il trasferimento inter-generazionale non e’in alcun modo in grado di sopravvivere ad una situazione in cui pochi finanziano le pensioni di molti; pensioni fra l’altro che si pagano per moltissimi anni e che sono generalmente bassissime. Nel sistema attualmente in vigore in Grecia si annida il peggio delle storture che ben conosciamo in Italia con baby-pensionati, falsi invalidi, vitalizi non meritati ne’ finanziati , ecc. Il modello da prendere in considerazione non e’quello nuovo italiano, eccessivamente penalizzante oggi (grazie alla Fornero) ma, ad esempio. quello tedesco od un altro come quello cileno, nel quale vigorosamente vengano eliminate le assurdita’ che sono un vulnus nei confronti delle generazioni future. Eliminare dunque velocemente tali assurdi “diritti acquisiti”  ed al contempo riequilibrare il sistema verso il metodo contributivo.

    d. capacita’ di introitare materialmente le imposte. Un credito non incassato rimane sulla carta. Come e più che in Italia, l’ammontare dei crediti fiscali non incassati dallo Stato è enorme. Due le misure qui proposte: in primo luogo la possibilità di compensare crediti e debiti con la pubblica amministrazione da parte del settore privato, in maniera semplicissima e veloce. Il modello non è certo il sistema italiano. Ciò consente un più veloce riciclo della liquidità.  In secondo luogo maggiore efficienza dell’apparato pubblico nella riscossione; di nuovo, di certo il modello non è Equitalia.

    5. INTERVENTI SUL SISTEMA FINANZIARIO. Sarà necessario nazionalizzare alcune banche. Anche se il pensiero unico è apparentemente contrario ( a casa altrui, ovviamente), lo ha già fatto la Gran Bretagna nel 2009 con tre delle prime 6 banche del paese. Nessuno si è adombrato… Altre banche, meno forti andranno fuse e la guida deve passare, almeno temporaneamente allo Stato, pur con supervisione tecnica BCE. Un blocco parziale dei capitali verso l’estero (altro anatema dei liberal-keynesiani) va necessariamente introdotto, accoppiato ai controlli sui capitali greci già all’estero. Nessuna caccia alle streghe, ma seri controlli sulla grande evasione fiscale. Aggiungo che è assolutamente necessario un accordo con la Svizzera sulla rimozione del segreto bancario sui conti tenuti in quel paese, oltre che un protocollo serio sullo scambio di informazioni. C’è riuscita anche l’Italia a farlo….Alcune banche dovranno essere “aiutate”  a cancellare i debiti di piccolissimi debitori retail insolventi: la Piraeus Bank lo sta già facendo con correntisti in grave difficoltà perché, ad es, hanno perso il lavoro, e per importi molto piccoli.  Infine va istituito un Fondo Centrale (simile a quello italiano), con capitale pubblico e/o privato  che agisca da garante per i nuovi prestiti all’economia allo scopo di favorire il finanziamento di nuovi progetti imprenditoriali meritevoli di credito, riducendo il rischio delle banche.

    6. MISURE ATIPICHE. Molto brevemente:

    - utilizzo dei pensionati , su base volontaria, per una grandissima quantità di lavori socialmente utili; ci sono migliaia di cose utili da fare, non ci sono i soldi per farli e dal lato opposto un esercito di giovani pensionati, molti dei quali si renderebbero sicuramente disponibili per fare attività utili;

    - blocco immediato di ogni immigrazione da sud ed est, con o senza l’approvazione della UE, con le buone o con le cattive. L’economia e la demografia greca sono troppo fragili per sostenere un flusso immigratorio senza collassare;

    - efficientamento della spesa pubblica mediante l’introduzione di tecniche quali i costi standard, la valutazione dell’efficienza dei dipendenti pubblici, la loro licenziabilità per un periodo di 10 anni, la valutazione dei processi amministrativi, la semplificazione regolamentare, la riduzione drastica della burocrazia;

    -l’importazione , nel settore pubblico, di manager esteri, con contratti triennali.

 CONCLUSIONE. Le proposte avanzate sono necessariamente sintetiche, sia per ragioni di spazio sia per non tediare eccessivamente il lettore non tecnico. Esse hanno tuttavia un punto in comune: sono non-convenzionali. Ritengo sia il maggior pregio di questa batteria di idee. Le ricette propinate finora dagli “esperti” internazionali non solo hanno dato prova spettacolare di non funzionare, ma hanno aggravato sensibilmente la situazione. Astraendo per un momento da etichettature ottocentesche, bisogna eliminare ciò che non funziona e provare cose nuove. Lo fece Roosvelt col New Deal…Il pensiero economico è oggi unico, così come quello politico e ciò è tutto meno che un caso. Tutto ciò che non è politicamente corretto non ha cittadinanza nelle sale del potere. Ma, per gente che ha e vuole mantenere una schiena dritta ed una testa libera, è imperativo non aderire a formule che hanno come solo scopo finale la trasformazione  dei popoli sovrani in meticci indistinti, dei cittadini in elettori “democratici”, dei giovani in amorfi fruitori dell’ultima tecnologia rimbambente, delle precise comunità etniche in “consumatori”. E’ dunque un privilegio proporre idee le quali non saranno certamente accettate dall’establishment ma almeno avrebbero la possibilità di dare una pratica svolta nella vita di persone sofferenti e di ipotizzare una speranza migliore e diversa.        

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