Europa Nord America Centro America Sud America Africa Asia Oceania

Home | ©2015 La Finanza sul Web | Articolo visto 3775 volte 08 ottobre 2015

Quando il canone va in bolletta la coerenza logica va a farsi benedire .

Di Redazione  •  Inserito in: La Coda dello Scorpione, Rubriche

Come un tormentone musicale caratterizza ogni estate, così le trovate sulla riscossione del canone Rai accompagnano ogni legislatura, perlopiù in autunno. Questa volta la trovata del presidente del consiglio Renzi non è nemmeno originale. Inserire il canone in bolletta era già stato proposto a novembre del 2010 da Paolo Romani, l’allora ministro dello sviluppo economico del governo Berlusconi.  Non abbiamo dubbi sul fatto che l’esigenza di riscuotere un tributo sia del tutto bipartisan. I dubbi sorgono sul piano della coerenza logica della proposta.

Proporre il pagamento del canone in bolletta rappresenta una facile risposta alla difficoltà di riscossione di un tributo, quando la platea di contribuenti è tanto vasta e soprattutto fortemente parcellizzata. E la soluzione a quanto pare è sempre la stessa: avvalersi del tramite di un’azienda per trasformarla da entità di produzione a ente di riscossione, perché l’autorità preposta alla richiesta delle imposte non è in grado di assolvere il proprio compito.

Così il canone va in bolletta! Ossia l’Enel, secondo le intenzioni del presidente del consiglio, dovrà sobbarcarsi l’onere di riscuotere per conto dell’Agenzia delle Entrate. Anche se i rappresentanti dell’amministrazione dell’azienda elettrica hanno già fatto sentire la loro contrarietà in dichiarazioni molto esplicite.

Da un punto di vista della coerenza logica del tributo poi i conti proprio non tornano. Inserire il canone in bolletta significa che diventa del tutto irrilevante se si possiede o meno un televisore, se si è in grado oppure no di usufruire del servizio pubblico. Il canone diviene quindi un’imposta.  Un’imposta atipica perdipiù, perché non è commisurata a un reddito percepito, né a un patrimonio posseduto. Rappresenta una capitazione ossia, poiché un contribuente esiste, è tenuto a pagarla. E poi come la mettiamo quando gli utenti dei servizi elettrici sono enti pubblici, ospedali, aziende di produzione e via dicendo? Chi dovrebbe sostenere il servizio pubblico radiotelevisivo secondo la proposta del primo ministro, tutti nessuno escluso?

Infine, non occorre essere esperti contabili o grandi economisti per valutare la validità economica dell’impresa. Occhio e croce, o a “spannometria” come diceva qualcuno, possiamo facilmente ipotizzare che i costi collettivi per fare fronte ai ricorsi che fioccheranno dopo l’introduzione del canone nella bolletta delle famiglie e delle imprese saranno equiparabili se non superiori al maggior gettito che la furbata comporterà. Staremo a vedere.

ScarsoMediocreSufficienteDiscretoBuono
Loading ... Loading ...

Autore: Redazione » Articoli 663 | Commenti: 285

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook

0 Commenti   •  Commenta anche tu!

Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?

Lascia un commento   •   Leggi le regole

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Abbonati

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua casella email

Inserisci la tua email: