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Home | ©2015 La Finanza sul Web | Articolo visto 9872 volte 26 marzo 2015

La Banca Asiatica per gli Investimenti inaugura il multipolarismo finanziario

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza, Finanza Internazionale, Primo Piano, Video

 

Negli equilibri internazionali qualcosa si è mosso, e lo si vede con sempre maggiore evidenza.  La profezia di Napoleone Bonaparte si è avverata: il gigante asiatico, cioè la Cina, si è ormai risvegliata. Fortunatamente non è un risveglio violento, non è una esplosione di imperialismo militare e politico, come è stato ed è tipico delle nazioni occidentali, ultima gli Stati Uniti. E’ un risveglio “soft”, che punta alla crescita ed alla collaborazione economica, anche se a tratti, dentro il guanto di velluto, si manifesta o si intuisce una mano d’acciaio.

Una cosa è certa: gli equilibri economici e politici del mondo stanno rapidamente cambiando. Al bipolarismo zoppo della seconda metà del secolo scorso, caratterizzato dall’ egemonia degli Stati Uniti, arginata solo in parte dall’ Unione Sovietica, forte sul piano militare ma non abbastanza su quello economico; alla breve illusione di un “secolo americano” dopo la caduta del muro di Berlino e l’implosione e la disintegrazione dell’Unione Sovietica, sta subentrando ora un equilibrio nuovamente bipolare con tendenza multipolare. In uno scenario in movimento all’ egemonia statunitense si contrappongono infatti i BRICS, un blocco con forti teste di ponte nell’America latina ed in Africa, le cui locomotive però sono indubbiamente la Cina, divenuta la seconda potenza economica mondiale (la prima a parità di potere d’acquisto) e la Russia, che è tornata ad essere la seconda potenza militare del mondo. Completano il quadro, all’interno del blocco dei BRICS, il crescere della potenza militare cinese ed il progressivo risveglio dell’India, potenza demografica da più di un miliardo di persone che ha già acceso il motore del  suo “miracolo economico”.

Quello che doveva essere “il secolo americano” sembra avviato dunque ad essere invece il secolo del declino degli Stati Uniti.

Sul piatto della bilancia che misura il potere, essi possono mettere ancora la spada, cioè una indiscutibile egemonia  militare. Ma come ammonisce un detto francese: “c’est l’argent qui fait la guerre”, cioè senza potenza economica il potere militare alla lunga non regge. Ed sul piano economico   l’egemonia americana sta perdendo colpi.

A sorreggere il primato economico americano, più che il settore industriale, insidiato prima dal Giappone, ora dall’Asia, sono il settore monetario e quello finanziario.

Ma il ruolo del dollaro quale perno del sistema monetario internazionale è sempre più contestato.  Sul piano finanziario poi, ove il primato statunitense sembra ancora indiscutibile e schiacciante, la crescita senza freni e senza regole di una sovrastruttura finanziaria svincolata dall’economia reale ha creato una bolla, che se sfugge al controllo può fare esplodere l’intero sistema, come è già apparso chiaro nel 2007.

Ed anche sul piano finanziario i BRICS e la Cina in particolare  hanno cominciato a dotarsi di strutture autonome. L’ultimo episodio è quello dell’Asian Infrastructure Investment Bank, la Banca Asiatica per gli investimenti in infrastrutture che ha visto la luce il 31 Marzo.

L’annuncio della sua  nascita era stato dato già nel 2013, con l’invito ad una partecipazione esteso a tutti i Paesi.  L’ iniziativa, ovviamente,  aveva irritato gli Stati Uniti, perché la Banca Asiatica “ made in China” si pone chiaramente  in concorrenza  ed in alternativa con la Banca Mondiale e con l’Asian Development Bank, istituzioni ambedue egemonizzate dagli Stati Uniti, affiancati nel secondo caso dal Giappone. E Washington non aveva mancato di fare pressioni sui Paesi alleati, affinché snobbassero la nuova banca d’investimento asiatica.

Ma il 12 marzo scorso proprio l’alleato più fedele, cioè l’Inghilterra, ha annunciato che aderirà all’iniziativa cinese, e sarà perciò il 28° tra i Paesi fondatori  dell’Asian Infrastructure Investmnt Bank. E’ stato come un segnale di “libera tutti”. Subito dopo infatti è arrivata la dichiarazione congiunta di Germania, Francia e Italia che hanno preannunciato l’intenzione di aderire;  hanno fatto seguito la Svizzera e la Nuova Zelanda, cui dovrebbero aggiungersi l’Australia e la Corea del Sud.

E il quotidiano cinese Xinhua, secondo quanto riporta l’Executive Intelligence Revue, ha dedicato all’argomento un articolo che inizia con “Benvenuta Germania, benvenuta Francia, benvenuta Italia” e che si intitola con una punta di ironia:  “Allora Washington, cosa aspetti?”.

Se non puoi sconfiggere un nemico, fattelo amico, ammoniva più di duemila anni fa Giulio Cesare. La vecchia Inghilterra e la vecchia Europa, che non a caso è già il primo partner commerciale di Pechino, quel consiglio hanno deciso di seguirlo. Gli Stati Uniti no. Forse credono ancora di poter vincere.

Giorgio Vitangeli

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