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Home | ©2015 La Finanza sul Web | Articolo visto 9256 volte 31 marzo 2015

Banche straniere pronte a scalare le popolari dopo il decreto

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana, Primo Piano

Muchetti (presidente Commissione Industria del Senato) : alcune banche straniere stanno già pianificando la scalata alle ex popolari italiane trasformate in SpA. Lo ha confermato

 

Di Giorgio Vitangeli

 

Nell’editoriale dell’ultimo numero de “la FINANZA” abbiamo scritto a chiare lettere che il decreto per la trasformazione forzosa in società per azioni delle Banche Popolari  con un attivo superiore agli 8 miliardi di euro, allora in discussione, era fatto per rendere le banche popolari italiane preda di possibili scalatori.

Una autorevolissima conferma a questa tesi è venuta dal presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Muchetti, che pure appartiene allo stesso partito del presidente del Consiglio, il quale ha rivelato che Deutsche Bank, Societé Generale e Santander stanno già pianificando future acquisizioni di ex banche popolari italiane.

Si muovono per tempo, evidentemente. Il decreto infatti, approvato il 23 marzo scorso dal Senato, ove il governo,  a scanso di brutte sorprese, ha fatto ricorso al voto di fiducia,  ora è  legge. Ma la trasformazione in SpA delle Popolari  dovrà avvenire entro diciotto mesi dalla pubblicazione dei decreti attuativi, dopodiché le grandi banche popolari italiane saranno scalabili..

Un percorso obbligato, pena  la revoca dell’autorizzazione bancaria. A meno che, nel frattempo, le palesi forzature e gli elementi di incostituzionalità presenti in questa vicenda non vengano confermati dalla magistratura.

La forzatura è evidente nell’aver fatto ricorso al decreto legge – procedura prevista per i casi in cui sia necessaria la massima urgenza – per una materia che invece non aveva alcun carattere di urgenza.

Questa del ricorso improprio al decreto legge è d’altronde una abitudine ormai consolidata del governo Renzi, specie in materia economico- finanziaria. Basti ricordare il decreto Imu-Bankitalia, con cui è stato legittimato il fatto che la maggioranza assoluta dei soci partecipanti al capitale della Banca d’Italia possa essere costituito da banche private.

In sostanza: invece di usare il decreto legge per i casi di eccezionale urgenza, il governo li usa per “blitz” legislativi, o per accelerare il percorso legislativo di provvedimenti  normali, assommando magari al decreto il ricorso alla “tagliola”, cioè al blocco del dibattito parlamentare, come è avvenuto per il decreto Imu-Bankitalia, o il ricorso alla fiducia, come per la trasformazione delle banche popolari in società per azioni.

Possono sembrare forzature formali, non illegittime, dettate dall’ansia del “fare”. Ma come insegnano i giuristi, nel diritto “la forma è sostanza”. E comunque accanto a questi aspetti di forma ve ne sono altri di sostanza, ancora più gravi e sconcertanti.

La legge sulle banche popolari infatti  sancisce che la Banca d’Italia può negare ai soci il diritto di recesso ed il rimborso delle azioni, qualora ciò venga ritenuto necessario ad assicurare la computabilità delle azioni nel patrimonio di vigilanza di prima qualità della banca.

In parole povere: ad insindacabile giudizio della Banca d’Italia il socio di una banca popolare può essere costretto a continuare ad essere socio, anche se non lo vuole, ed il suo investimento praticamente sequestrato, se esso è necessario ad assicurare che la banca conservi i requisiti patrimoniali richiesti dall’autorità di vigilanza. E’ una norma che non esiste per nessuna società per azioni, per nessun altro tipo di banca,  che disattende sia il codice civile, che attribuisce ai soci il diritto di recesso, sia la Costituzione, che stabilisce che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. In questo caso infatti i soci delle banche ex popolari sono meno uguali.

Ma perché mai il governo ha forzato in maniera così evidente la trasformazione della Banca d’Italia  in un istituto pubblico il cui capitale però è privato (un assurdo concettuale: come dire un pescecane che però è anche un’aquila) ed in maniera ancor più evidente ha forzato la trasformazione delle grandi banche popolari in società per azioni?

Abbiamo ipotizzato, con un eccesso di benevolenza, che sia la smania di fare, di tagliare rapidamente nodi sinora inestricabili, che spinga il governo a queste procedure irrituali.

Ma non è pensabile che Renzi non si sia reso conto che con la sua legge ha reso le grandi banche popolari scalabili, cioè possibile preda di scalatori stranieri. Lo avevano avvertito l’Associazione delle banche popolari, il sindacato dei bancari, lo stesso presidente della Commissione Industria del Senato.

E allora? Il giudizio più realistico ed impietoso  è venuto da un uomo del suo stesso partito, anche se di corrente avversa: l’on. Fassina, il quale ha commentato testualmente: “Il governo Renzi ha attuato un altro fondamentale capitolo dell’agenda della Troika”.  Dicono in Sicilia: “Mamma comanda, picciotto ubbidisce

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