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Home | ©2014 La Finanza sul Web | Articolo visto 16771 volte 21 febbraio 2014

Suicidi a catena tra i banchieri della J.P. Morgan. Come nel 1929 “volano” i finanzieri

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Finanza Internazionale, Primo Piano

 

 

Cosa sta accadendo o sta per accadere ai vertici della finanza mondiale, e più in particolare nella JP Morgan e nella Deutsche Bank?

Uno dei ricordi emblematici  della crisi del 1929 è quello di finanzieri che, caduti in rovina in pochi giorni, salivano all’ultimo piano dell’edificio della Borsa e dall’alto si gettavano in strada.

Ebbene: la stampa italiana sembra non essersene accorta, tutta intenta a seguire il parto cesareo del governo Renzi ed il totoministri conseguente, ma nell’arco di otto  giorni, tra il 26 gennaio ed il 3 febbraio scorso, da Londra  a New York, a Washington, si sono suicidati ben quattro banchieri. E l’epidemia non accenna a finire: martedì 18 febbraio un altro suicidio, questa volta ad Hong Kong.

Tre indizi, si dice, fanno una prova. Qui siamo già a cinque. Ma prova di cosa? Questo è il punto, su cui, per ora, si possono solo formulare ipotesi.

Intanto vediamo, più in dettaglio, quel che è accaduto.

Il 26 gennaio William Broeksmit, 58 anni, ex direttore esecutivo della Deutsche Bank si è impiccato nella sua casa di Kensington, uno dei più esclusivi  e lussuosi quartieri di Londra. E fin qui si poteva anche supporre che fosse il gesto disperato di un uomo  non più giovane che non si rassegnava alla perdita del  suo lavoro, e con esso del suo privilegiato “status” economico e sociale.

Ma due giorni dopo, sempre a Londra, è Gabriel Magee, banchiere della J.P. Morgan che si lancia dal tetto della sede della banca.

Il giorno successivo, cioè il 29 gennaio, dall’altro lato dell’Atlantico, Mike Dueker, di 50 anni, economista capo presso la società americana Russell Investments si toglie la vita gettandosi da un ponte, nei pressi di Washington.

Segue il suo esempio, cinque giorni dopo, Ryane Crane, di soli 37 anni,  direttore esecutivo della JPMorgaan Chase di New York, trovato morto nella sua casa di Stamford, nel Connecticut.

La lista, per ora, si conclude con un trader di 33 anni di JPMorgan Charter House Asia (il nome non viene riportato) che si è gettato dal tetto del grattacielo sede della banca ad Hong Kong.

Abbiamo ricordato i suicidi  di finanzieri rovinati e disperati durante il crollo della Borsa del 1929 in America perché a Londra e negli Stati Uniti alcuni osservano che episodi di questo genere accadono quando qualche grande multinazionale nasconde perdite gigantesche. E ciò fa temere che possa innescarsi, all’improvviso, una nuova crisi finanziaria globale, come quella di cui il fallimento della Lehman Brothers fu il detonatore.

Una cosa è certa: la JP Morgan e la Deutsche Bank si contendono il primato mondiale sul terreno di quelle “armi di distruzione di massa” che sono i derivati, con contratti  del valore nominale di decine e decine di trilioni di dollari. Ed ambedue hanno sul collo le indagini delle autorità monetarie, con una serie di contestazioni e di denunce.

Se l’epidemia dei suicidi continua, è segno che davvero qualcosa di terribile sta bollendo in pentola, ed a sciogliere il mistero saranno i fatti.

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 126 | Commenti: 311

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