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Home | ©2014 La Finanza sul Web | Articolo visto 14730 volte 08 luglio 2014

Può un trattato segreto cancellare la costituzione?

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Internazionale, Primo Piano

Un trattato segreto, il  TISA (Trattato su scambi nei servizi) restringerà all’osso i poteri del governo di regolamentare il settore finanziario, quello energetico, le telecomunicazioni. E privatizzerà anche  tutti i  servizi pubblici essenziali: dalla sanità all’istruzione, dalle pensioni ai servizi idrici, ai trasporti. Sarà il trionfo dell’ideologia liberista dello “Stato minimo”, e –più concretamente- delle megabanche e delle “corporation” americane, che avranno via libera e mano libera in tutta Europa.

A svelare questo autentico complotto è stato un paio di settimane or sono Wikileaks, che ha pubblicato le bozze della trattativa riguardante in particolare i servizi finanziari, secondo le quali il Trattato comporta l’abolizione di tutte le restrizioni che attualmente nell’Unione Europea ed in Italia regolamentano l’attività dei colossi bancari americani e degli “hedge funds”, cioè dei fondi specializzati nelle speculazioni più azzardate.

Ma un paio di mesi prima di Wikileaks Public Service International, l’Organismo che federa 669 sindacati che operano in tutto il mondo nei servizi pubblici, aveva diffuso un’allarmata anticipazione: il Trattato “TISA”, si affermava, avrebbe impedito agli Stati ed alle Istituzioni locali di continuare a fornire servizi pubblici vitali per la comunità, come appunto ospedali, asili nido, forniture d’acqua e di energia. L’accordo, se firmato, impedirebbe anche ai governi di ripristinare su quei servizi il controllo pubblico persino in caso di fallimento delle società  private cui quelle attività verrebbero  trasferite.

La trattativa al momento coinvolge una cinquantina di Paesi: da un lato gli Stati Uniti, dall’altro l’Unione Europea e vari altri Stati. Ne restano fuori i BRICS, cioè Brasile Russia, India, Cina e Sud Africa, che appaiono sempre più come un forte nucleo di resistenza all’omologazione globalista portata avanti con inesausta determinazione dagli Stati Uniti.

Ma perché abbiamo parlato di un  complotto? La bozza di accordo resa nota da Wikileaks era secretata.  Doveva essere “conservata sottochiave” in locali protetti. E il contenuto dell’accordo poteva essere desecretato e reso noto solo  cinque anni dopo la fine dei negoziati, sia che essi si concludano con la firma del TISA, sia se l’accordo non venga raggiunto.

Insomma: l’opinione pubblica non doveva sapere, e tanti saluti alla trasparenza ed alla democrazia.

In realtà il contenuto dell’accordo è tale da suscitare ovunque reazioni prevedibili. Per questo doveva rimanere segreto. Esso infatti tende a cancellare la distinzione tra beni di mercato e beni non di mercato. Tutto, o quasi, diventerebbe di mercato. Persino le pensioni pubbliche  vengono messe sotto accusa, perché il Trattato le considera un “monopolio” da cancellare. Assicurazioni e banche ringraziano: per i loro fondi pensione privati  il TISA aprirebbe una autostrada a sei corsie.

Ma il punto centrale della questione non è solo questo. In realtà – ecco l’elemento più devastante – il TISA cambierebbe il nostro modello di società,così come è stato disegnato dalla Costituzione Italiana. La quale all’art. 32 sancisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Principi concretizzatisi con l’Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

Per quanto riguarda poi l’istruzione, la nostra Costituzione all’art. 33 stabilisce tra l’altro che la Repubblica istituisce scuole statali  per tutti gli ordini e gradi e che l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

Inoltre per quanto concerne l’organizzazione economica la nostra Costituzione ha disegnato un’economia mista, pubblica e privata, ed un’economia sociale di mercato.

Basta rileggere l’art. 41, il quale  sancisce che la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. E l’art. 42 ribadisce ancora che la proprietà è pubblica e privata”. E nell’uno e nell’altro articolo la precedenza è data all’aggettivo “pubblico”, quasi a sottolineare la sua preminenza rispetto al “privato”. Principio che, per la verità, con il mito e la pratica delle “privatizzazioni” ed il conseguente saccheggio dell’industria pubblica aveva già subito una ferita profonda. 

Per quanto concerne in particolare i servizi pubblici, l’art.43 poi  chiarisce che a fini di utilità sociale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad Enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti  determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti d’energia, o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Torniamo così all’interrogativo iniziale: può un accordo segreto come il TISA cancellare o vanificare questi principi costituzionali?

La stessa nostra Costituzione stabilisce all’art. 80 che le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica o importano modificazioni di legge.

E la dottrina giuridica precisa che trattati segreti, senza che sia data comunicazione del testo al Parlamento, sono senz’altro illegittimi nel caso in cui riguardino le materie per cui l’art. 80 della Costituzione prevede l’autorizzazione del Parlamento. Tra  i casi contemplati dall’art. 80, vi sono i trattati che comportino modifiche di leggi. E il TISA, come abbiamo visto, modificherebbe addirittura lo spirito e la lettera della Costituzione, cioè della legge delle leggi.

C’è un ultimo punto che potrebbe essere il cavallo di Troia per far passare il TISA. La giurisprudenza recente ha stabilito la prevalenza delle direttive comunitarie rispetto alle leggi nazionali.  Ma è pur vero che le direttive comunitarie debbono essere approvate poi dal Consiglio e dal Parlamento europeo, e ratificate infine dai Parlamenti nazionali. E la stessa Corte  di Giustizia  Europea, quasi in risposta alle rivelazioni di Wikileaks, ha sentenziato il 3 luglio scorso che tutti gli accordi internazionali  riguardanti i servizi, il commercio e le informazioni debbono avere il massimo di trasparenza già nella fase negoziale

Ma al di là delle norme   è evidente che quella del TISA è e deve essere anzitutto una scelta ed una battaglia politica, perché riguarda il modello di società e di civiltà dell’Europa. Che non può certo essere un forzoso “copia e incolla” di quello americano, per fare sempre più dell’Europa Occidentale, la “testa di ponte” statunitense sul continente eurasiatico, come raccomandava già vari anni or sono Zigbnew Brezinski , consigliere del presidente americano per la sicurezza. Il disamore dei cittadini europei per “questa Europa” anche di questo si alimenta.

 

Giorgio Vitangeli

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