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Home | ©2014 La Finanza sul Web | Articolo visto 7361 volte 17 settembre 2014

Politica , Economia ed Accademia al crocevia della Storia

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Italiana, Primo Piano

di Fabrizio Pezzani, Professore ordinario di Economia Aziendale, Universita’ Bocconi. Docente senior dell’Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. 

Alfred Nobel , nel cui nome vengono assegnati ogni anno i premi dall’Accademia delle Scienze di Stoccolma , morì in solitudine il 10 dicembre 1896 . Dilaniato dal timore che la sua scoperta della dinamite avrebbe potuto essere uno strumento di morte e non di benessere per la società , era stato definito “ mercante di morte “, e dal dolore della morte del fratello , causata dalla sua scoperta , lasciò il suo patrimonio in donazione per una società ideale dell’uomo. Una società che fosse in grado di realizzare i valori universali dei diritti umani  : la libertà , l’uguaglianza , la solidarietà . I valori espressi erano un invito alla politica ed alle scienze a dare sostanza e valore alla dignità dell’uomo . In questo senso i premi dovevano testimoniare un valore universale esteso a tutti .

Nel suo testamento olografo precisava che , con il ricavato del suo patrimonio ,ogni anno si dovesse riconoscere un premio agli studiosi che nei loro campi avessero contribuito maggiormente a creare le condizioni “ del benessere “ della società . Accanto e dopo le scienze positive – chimica , fisica , medicina – veniva attribuito il premio per la letteratura a coloro che avevano prodotto “ il lavoro di tendenza idealistica più notevole “ ; infine il premio a cui forse teneva di più , quello per la pace assegnato “ alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il migliore lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni per l’abolizione o la riduzione di  eserciti permanenti “. Le volontà di Alfred Nobel sono chiarissime , scolpite sulla pietra senza possibilità di false interpretazioni, funzionali a dare un equilibrio al senso della vita sospesa tra il mondo dello spirito e quello dell’esperienza . Nel tempo però queste indicazioni sembra si siano progressivamente offuscate a favore di criteri su certi premi non sempre  coincidenti  con i desiderata di Nobel .   Ma proviamo a vedere la realtà dei fatti .

Fino agli anni sessanta l’Accademia ha cercato di mantenere un difficile equilibrio in un arco temporale che sembrava avere distrutto ogni speranza di vita pienamente umana . Nel 1969 viene istituito il premio per l’Economia , non previsto da Nobel ed infatti viene finanziato dalla Banca di  Svezia, tra molte controversie espresse proprio dagli studiosi di quella materia , lo stesso Von Hayek sarebbe stato indeciso fino all’ultimo  se accettare o meno nel 1974 il premio . In effetti A. Nobel aveva previsto premi per scienze misurabili e premi improntati alla spiritualità dei sentimenti – letteratura e pace – , ma l’Economia , nuova arrivata ,si collocava in un campo intermedio in quanto scienza sociale e morale non poteva essere trattata come scienza positiva ma dovendo contribuire alla realizzazione di bisogni pratici non poteva essere studiata senza elementi di misurazione della convenienza delle scelte in presenza di risorse scarsi .

Il premio , come aveva ammonito Von Hayek, avrebbe contribuito ,però , a modificare il” dna” dell’economia trapiantandola nel mondo delle scienze esatte ;  il passaggio ha trasformato una scienza strumentale in scienza finalistica in grado di definire un concetto di “ benessere “ della società in modo completamente diverso ed asimmetrico da quello che pensava Alfred Nobel . Il contesto culturale creatosi ha contribuito a modificare i valori dominanti nelle società ed accelerare un processo di progressiva decadenza culturale .

Dalla fine degli anni sessanta la consegna dei premi in letteratura , in economia e nella pace , i tre premi in cui sono più palesi le contraddizioni ,le anomalie sono diventate più evidenti assecondando un modello culturale ed i suoi interessi che ci hanno portato alla vera crisi del nostro tempo ,quella antropologica che continuiamo  a non volere vedere.

Dal 1969 , primo premio in economia , gli studiosi statunitensi hanno fatto la parte del leone , nei 44 anni di assegnazione dei Nobel in economia hanno conseguito , uno o più di uno di loro,  per 41 volte il premio : una monocultura senza contradditorio e variazioni di sorta con 41 volte su 44; solo in tre anni non hanno vinto : nel 1969 , nel 1974 e nel 1988 .  La tendenza si è accentuata dopo la caduta del muro di Berlino quando i premi sono piovuti  sugli studiosi di finanza che definivano i mercati finanziari razionali ed esatti senza possibilità di errore .  La finanza è diventata una sorta di arma egemone al di sopra degli stati in grado di esercitare pressione sulle politiche dei singoli stati e sulle scelte globali. E’ stata creata una ricchezza senza stati e stati senza ricchezza ed  un modello di società individualista e conflittuale in cui il senso morale è stato  asservito all’interesse personale; il più forte comanda . Ma l’anima di questo modello culturale è in grado di ispirare sentimenti come la bontà , l’altruismo , la solidarietà, il rispetto dell’umano , insomma quella spinta ideale voluta da Alfred Nobel ?

La risposta la troviamo nei premi assegnati alla letteratura che sono di un’evidenza disarmante , infatti dalla fine degli anni sessanta  gli Usa che sembravano onnipotenti  non hanno vinto nella sostanza  un solo e vero premio nella letteratura . La Morrison , nel 94 , esprimeva il dolore razziale delle minoranze , ora maggioranze , di colore , Bellow , nel 76 , e Singer , nel 78 ,erano l’espressione della cultura europea dove avevano vissuto a lungo prima di trasferirsi negli Usa. Gli altri premi negli anni si dividono tra paesi diversi e comunque in aree in cui quel tipo di benessere espresso dall’economia era assente o comunque non rilevante – ad esempio Irlanda , Perù, Cile , Santa Lucia , Polonia , Romania , Grecia ..-. I due modelli culturali si oppongono senza possibilità di dialogo e di condivisione perché gli interessi dell’economia e della finanza mettono al primo posto la massimizzazione dell’interesse personale e non il “ bene comune “, esattamente quello che Alfred Nobel voleva scongiurare . La legittimazione del pensiero unico ha soffocato l’immaginazione e spento i valori universali – libertà , uguaglianza e solidarietà – ; per dirla con Pascal “l’esprit de finesse “ si è definitivamente separato da “ l’esprit de geometrie “ ma l’uomo razionale è arrivato alla fine della corsa . La  responsabilità è di tutti , seppure in modo diverso , perché tutti hanno contribuito  ,anche tacendo , a dare il valore di verità incontrovertibile a quelle posizioni .

Inoltre dal 2002 al 2009 gli stessi  Usa hanno vinto tre premi per la pace – Carter, Al Gore ed Obama – pur avendo l’esercito più numeroso, armato e potente al mondo , la metà delle spese belliche mondiali ed aziende nel settore che dal 27,7% di quota di mercato del 2003 sono passate ad avere quasi l’80%; inoltre hanno il più elevato numero di morti per arma da fuoco , di diffusione di armi , di suicidi e disturbi mentali ; il modello culturale ha assunto  una dimensione globale anche negli altri paesi per imitazione o per opposizione . E’ questo il modello di società che Alfred Nobel nel suo testamento intendeva contribuire a creare ? Una società dove il vero olocausto sembra sia dell’umanità , dei sentimenti che dovrebbero fare dell’uomo un essere che aspira ad una spiritualità superiore ma che sembra oggi soccombere ad una guerra di tutti contro tutti . La storia recente ci ha abituato a sopportare tutto in una “ comoda illibertà “ avrebbe detto G. Ander – pseudonimo di G. Stern – marito di Annah Arendt , ed a vedere come normali i crimini contro l’umanità.

Papa Francesco nel suo recente discorso in Corea ha esortato a dire la “ verità “ e provare a domandarci cosa sia come  Pilato chiede a Gesù . Ma noi siamo in grado di farlo ? Siamo in grado di fare un esame di coscienza per provare a rispondere al senso della nostra vita ? Siamo in grado di sopportare il dolore e la paura di scoprire che forse ci siamo sbagliati ? Siamo in grado di riportare l’uomo al centro del nostro interesse? La risposta a questa domanda ognuno se la deve dare da solo. 

 

(Teleborsa)

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