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Home | ©2014 La Finanza sul Web | Articolo visto 6596 volte 19 settembre 2014

Lo scontro socioculturale : economia reale o monetarismo ?

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Internazionale, Primo Piano

di Fabrizio Pezzani, Professore ordinario di Economia Aziendale, Universita’ Bocconi. Docente senior dell’Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. 

La Storia presenta sempre il conto alle illusioni di onnipotenza dell’uomo ma sembra che l’”homo sapiens “ sia sempre troppo tardo nel capire i segni dei tempi .

I primi anni di questo secolo , in continuità con il precedente , si contraddistinguono da forze opposte che stanno andando ad uno scontro irreversibile , da una parte l’esercizio del potere in una forma egemonica che ispira la guerra e dall’altra il ritorno di un desiderio di pace , di bontà solidale e condivisa . L’esercizio del potere in modo egemonico è stato fatto con le armi  e con i mercati finanziari  che ,  favorendo una concentrazione di potere senza precedenti nella storia ,consentono un’azione di orientamento anche nelle politiche dei singoli stati e paesi .

La Cancelliera tedesca Angela Merkel nei giorni scorsi , dopo i disastri umani nel medio oriente (Siria ,Gaza , Iraq , ma anche Ucraina ..) ha condannato il modello culturale che ha innalzato l’economia e la finanza a scienze esatte e razionali accusando 18 premi nobel in economia con le seguenti parole :  “ O sono sbagliate le teorie o sono sbagliati gli uomini che abbiamo chiamato ad aiutarci nel risolvere i problemi globali della crisi . Dobbiamo cambiare  e ripensare il modo di valutare il “ benessere “ di un sistema sociale perché non può essere espresso solo da grandezze economiche “. In sostanza sembra che le sue dichiarazioni trovino una relazione di causa ed effetto tra questa cultura ed altri interessi in gioco . E’ necessario mettere in discussione un modello socioculturale fondato sulla “ tecnica “ che ha fallito nel fine che gli avevamo dato .

Un ruolo determinante in questa devastazione morale è da attribuirsi all’uso spregiudicato e strumentale dell’economia ma soprattutto della finanza che è stata rivestita dall’aureola di “ verità assoluta ed incontrovertibile “ contro l’evidenza dei fatti e della Storia ma gli interessi dominanti, oggi in discussione , hanno dettato le regole . Già nel 2009 la Regina Elisabetta aveva chiesto ai suoi economisti come mai non fossero stati in grado di prevedere la crisi e la domanda ha avuto in risposta due lettere : quella ufficiale che diceva e non diceva – il pesce in barile diremmo – l’altra da parte di un gruppo  di accademici indipendenti che attribuiva le cause esattamente all’applicazione in modo autoreferenziale delle scienze esatte ad una scienza che non lo è . “We suggest  that part of this reponsibility lies at the door of leading and influential economists in the Uk  and elsewher . Some leading economists – including Nobel laureates Coase, Friedman , Leontief – have complained that in recent years economics  has turned virtually into a branch of applied mathematics and has been detached from real-word ..creating too many “ idiot savants “ skilled in techique but innocent of real economic issues ..”. I politici , nella lettera si dice si sono innamorati del mercato  cavalcandolo con un sistema di relazioni tossiche tra Politica , Finanza ed Accademia  ,fino a quando il banco è saltato ignorando ( volutamente ? ) ogni segno che dava evidenza di quanto la dinamica dei volumi finanziari fosse sempre più lontano dalla realtà  e stesse soffocando l’economia reale , quella manifatturiera che crea ricchezza  . La finanza altamente concentrata ha consentito di orientare non solo i mercati ma anche le scelte di geopolitica fino a quando il sistema si è rotto ed ha presentato il conto ai suoi sostenitori . Il modello del mercato e della finanza ha messo in ginocchio sia gli Usa che la Gran Bretagna , i loro modelli sociali sono asimmetrici per equità alla concentrazione di ricchezza .  La  leaderhips  si indebolisce e si manifestano nuovi e diversi equilibri di forza a livello globale che rischiano di portarci ai venti di guerra e non alla ragionevolezza del buon senso . Quel modello culturale è fallito nei fatti , non si può vivere di sola finanza e di una società di tutti contro tutti, ma bisogna tornare all’economia reale quella fatta di manifattura e condivisione sociale che è rappresentata dall’Europa e dentro dal modello Renano socialista di Welfare ma anche dal modello dei distretti italiani e  delle piccole imprese che non sono disponibili a farsi soffocare dalla locusta della finanza . Pure la Germania  ha i suoi  interessi da difendere e l’idea di  una supremazia tedesca che ha profonde radici nella sua cultura e nella sua storia ma è con loro che dobbiamo cercare di condividere un percorso comune ed ammettere le nostre colpe  . La manifattura e l’artigianato sono la nostra storia ed su quelle dobbiamo ricostruire un’identità perduta a cercare modelli lontani dalla nostra cultura .Tra le prime 10 regioni europee a più alto lavoro manifatturiero ne abbiamo quattro , il Piemonte , la Lombardia , il Veneto e l’Emilia e sono quelle che hanno tenuto di più nella crisi anche se una pubblica amministrazione locusta ha contribuito ad aumentare le difficoltà .

Lo scontro tra finanza e società è nei fatti ma la cultura finanziaria  non sembra affatto disposta alla ragionevolezza e continua ad agitare la frusta ed a giocare di speroni così sembra che l’instabilità a livello globale sembra sia sempre più a rischio perché quando il giocatore che pensava di vincere a mani basse vede la vittoria allontanarsi rilancia la sfida. Gli Usa sembrano , oggi , maggiormente a rischio nel capire il loro ruolo in un equilibrio globale che non dominano più e nella ricerca di un assetto sociale interno in grado di ricostituire il senso di una democrazia persa a favore di un’oligarchia dominante. Il potere finanziario e dell’industria bellica ha avuto un ruolo importante  da sempre sia prima che dopo la guerra fredda ; all’inizio del secolo  ha giocato un ruolo egemonico determinante sia a livello interno che a livello globale fino a quando gli equilibri sono cambiati. La finanza ha generato una massa monetaria incalcolabile sempre più lontana dal valore reale , le riserve auree non sembrano essere significative e quindi la crescita del Pil può , in un qualche modo ,rassicurare i sottoscrittori del suo debito della tenuta del dollaro . Tuttavia , anche , una situazione globale incerta può essere d’aiuto sia sul mercato delle armi sia sul possibile aumento del prezzo del petrolio che essendo pagato in dollari potrebbe controbilanciare l’eccesso di offerta della stessa moneta . Gli Usa hanno già sperimentato questa situazione negli anni settanta quando la guerra del Vietnam ed i disordini interni avevano ridotto le riserve auree costringendo Nixon  che aveva allora come segretario di Stato H.Kissinger ,a dichiarare unilateralmente sciolto l’accordo di Bretton Wood . A fronte del possibile crollo della valuta statunitense venne in aiuto il cartello del petrolio pagato in dollari , i petrodollari , che in dieci anni fece volare il prezzo al barile da 1.90 $ al barile a 40 $ e noi subimmo , come importatori , un’inflazione dal 5,7 % al 21.2 % che ha generato un debito dal quale non ci siamo più ripresi . In compenso si formò una domanda di dollari che ridusse la pressione sulla stessa moneta. Ora la fluidità della situazione mondiale sembra sfuggire di mano ai suoi controllori ,  speriamo che la saggezza prevalga su tutti i contendenti che in varie parti del mondo sembrano volere aprire uno scontro . Ambigua , in questo senso , è l’intervista rilasciata da H. Kissinger , premio Nobel per la pace , sul Corriere in cui  paventa l’ipotesi di un ritorno alla guerra fredda e di un aumento delle tensioni che già sperimentò sotto la presidenza di Nixon . Anche la parte finale dell’intervista lascia perplessi sull’attualità della sua visione storica perché sembra dare per scontato che gli Usa siano ancora i campioni della  democrazia . Non è così , un liberismo sfrenato ,senza regole morali ha finito per erodere la loro stessa società , da cui invece devono ripartire ; se non riescono a mettere in discussione una società di disuguali non riusciranno mai a capire il ruolo vero che il mondo chiede a loro  . La scelta egemonica di questi anni è del tutto connaturata ad una società fortemente oligarchica che vuole mantenere la propria posizione a dispetto di una società che si è indebolita alla base .

Lo scontro tra modelli culturali è la componente critica di una crisi che nasce lontano nella storia , è una crisi “ antropologica “ ma mettere in discussione un modello culturale vuole dire mettere in discussione anche un modello di potere . Su questa sfida si gioca il nostro futuro , speriamo di essere in grado di capire , in mezzo a questa confusione ed incertezza , la strada giusta da seguire , la via che non porta alla morte ma la via che l’uomo deve compiere per portare a compimento il suo destino e la sua missione unica e creativa su questa terra come Papa Francesco sta indicando al mondo  .

 

 (Teleborsa)

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