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Home | ©2014 La Finanza sul Web | Articolo visto 15818 volte 06 agosto 2014

L’Istat gela i sognatori e da ragione ai “gufi”: l’Italia è in recessione.

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Economia Italiana

Per i lettori de “la Finanza” , de ”lafinanzasulweb” o per chi segue in TV il nostro programma WEB-MIND non è stata una sorpresa.  Nel secondo trimestre del 2014, quello che per l’ennesima volta era annunciato come il trimestre in cui i “sacrifici” fatti e le “riforme” approvate avrebbero dovuto finalmente dare i loro frutti, il PIL italiano ha continuato a calare. La tendenza in atto ormai dal 2008 si conferma e il prodotto interno lordo segna un -0.2 invece del +0.8 previsto dagli ottimisti. Dicevamo che per chi ci segue il dato non ha nulla di sorprendente, in quanto abbiamo segnalato insistentemente, sulle pagine della nostra rivista e sugli altri media ad essa collegati, che la cura dell’austerità non avrebbe potuto funzionare e che inevitabilmente le misure adottate per contenere il debito pubblico avrebbero depresso l’economia, portato il Paese in recessione (o aggravato la recessione in atto e rallentato una possibile uscita da essa) e, matematicamente, aumentato il debito stesso. Così è stato. Da quando l’Italia, obbedendo alle letterine ricevute da Bruxelles ha accettato la “cura” dei burocrati dell’eurozona: Con le politiche di Monti, poi di Letta e infine di Renzi abbiamo perso oltre il 10% del nostro PIL e il debito è aumentato fino a raggiungere livelli mai toccati prima. Si sono succeduti quattro governi: Berlusconi, Monti, Letta e Renzi. Quattro presidenti del consiglio diversissimi per età, appartenenza partitica, storia personale e immagine pubblica, ma che hanno applicato le stesse misure ottenendo gli identici risultati. Possibile mai che in così pochi abbiano capito che non è il timoniere che va sostituito ma è la rotta che deve essere invertita? Qualcuno penserà ora di uscire dalla crisi con una maggiore austerità o  “riforme più incisive”, vale a dire ulteriori licenziamenti, precarizzazzione e altre misure recessive?

 

In questa pausa estiva vogliamo riproporvi alcuni pezzi in cui abbiamo affrontato il tema della crisi e delle sue possibili soluzioni. Siamo stati gufi o piuttosto Cassandre, lo ammettiamo, ma i fatti fino ad ora hanno confermato le nostre previsioni.  Tuttavia all’imbarbarimento del linguaggio politico, che molti hanno sottolineato, e che prevede termini semplificatori e dispregiativi per coloro che contestano le misure del nuovo capo del Governo,  a noi piace rispondere con una battuta storica di un altro protagonista della vita politica, di un’epoca ormai non vicinissima :

 A pensar male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca. – Giulio Andreotti -

Ma ripercorriamo i fatti accaduti in questi anni:

 

Che la crisi stesse per arrivare, e che sarebbe venuta dalla “finanza impazzita” lo abbiamo detto già nel 2007, con la pubblicazione del libro “dove va la finanza”, scritto nel 2006 e pubblicato a inizio 2007. Un anno più tardi scoppiava la bolla finanziaria con il caso di mutui sub-prime innescando una crisi finanziaria globale.

Dove va la finanza?

 

Quando la crisi finanziaria si manifestò in tutta la sua portata, invece di coprenderne la natura, legata a una serie di fattori come la deregolamentazione del sistema finanziario, la finanziarizzazione dell’economia, la mancanza di regole della globalizzazione e, in generale un modello di sviluppo sbagliato che andava corretto, si è pensato di poter risolvere la situazione senza mettere minimamente in discussione i dogmi liberisti, la cui applicazione aveva causato la crisi. Non si è compreso, in sostanza, che il vero problema era la deindustrializzazione, il calo del potere d’aquisto e il progressivo scomparire della classe media che, da sempre, garantisce lo sviluppo e la coesione sociale di un Paese.

 Il vero problema è la riduzione del potere d’acquisto e la mancanza di investimenti

 

A seguito delle elezioni del 2013 abbiamo assistito alla clamorosa bocciatura della linea dell’austerità voluta da Bruxelles, manifestatasi con i risultati elettorali che hanno visto la disfatta della lista Monti, nonostante l’enorme credito che tutti i media, i partiti politici di destra e di sinistra e le istituzioni europee davano all’economista bocconiano, e il calo generalizzato di tutti i partiti che sostevano la linea dell’euro-rigore, a cominciare dal PD. Secondo i sondaggi pre elettorali, infatti, i Democratici avrebbero dovuto ottenere un consenso che gli avrebbe permesso di governare anche senza i voti di Monti (anche se Bersani aveva affermato che avrebbe aperto il governo ai montiani anche in caso di autosufficienza sia alla Camera che al Senato) . Il 26 febbraio è apparso chiaro che l’Italia era ingovernabile, e anche sommati i voti di PD, forze di Centrosinistra e Lista Monti non sarebbe stato possibile formare un governo. Noi lo avevamo previsto con 5 mesi di anticipo

L’incubo dell’ingovernabilità in Italia

 

 A seguto del varo del governo di larghe intese il governo Letta ha agito in conformità con la politica del precedente governo, continuando a tenere l’Italia in recessione, e in più approvando una delle leggi più vergognose e inconcepibilmente autolesioniste della storia repubblicana. Il famigerato decreto IMU-Bankitalia. Di cui abbiamo parlato approfonditamente.

Decreto truffa IMU-Bankitalia: le vere conseguenze

 

Ma va detto a nostra scusante che non ci siamo limitati a fare i profeti di sventure. Dalle pagine della nostra testata abbiamo anche proposto alternative alle politiche fallimentari scelte fino ad oggi. La più importante di queste alternative è stata individuata con lucidità dal Prof. Vittorangelo Orari, Presidente del nostro Comitato Scientificio e prestigioso collaboratore della nostra rivista.

Debito, patrimonio pubblico e sovranità monetaria: la via d’uscita del Prof. Orati

Per quanti poi volessero comprendere la base scientifica della critica al modello liberoscambista divenuto egemone, e che ha causato una serie di bolle speculative, crisi cicliche sempre più severe e un generale peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro in Occidente rimandiamo a un saggio del Prof. Orati del 2005 “Globalizzazione scientificamente infondata” di cui riportiamo un capitolo saliente.

La stagnazione tendenziale del capitalismo globalizzato 

 

Ma come affermato dallo stesso economologo non ci aspettavamo che le forze politiche di governo e di opposizione, pur messe al corrente di questa possibile soluzione, volessero applicarla o anche solo discuterne. L’arrivo di Matteo Renzi al governo, infine, ha segnato nell’immaginario di molti,  una rivoluzione che avrebbe potuto invertire la rotta, ma se di rivoluzione si può parlare è una rivoluzione esclusivamente di comunicazione, fatta di slogan, giovanilismo e marketing pubblicitario, che non ha minimamente spostato la rotta imposta all’Italia da Bruxelles e che, dunque, non poteva generare nessun miracolo, se non il miracolo elettorale del 40% alle europee, prima che la “ricetta renzi” fosse messa alla prova dai fatti. E quando tutti applaudivano al trionfo del sindaco di Firenze e parlavano di cambiamento radicale che avrebbe riportato l’Italia alla crescita e al prestigio internazionale ci è toccato ancora una volta smorzare gli entusiasmi.

 Perchè Renzi non salverà l’economia italiana

Con misure a “somma zero” il PIL non cresce: i limiti dei provvedimenti del governo Renzi

Sfortunatamente i dati Istat di oggi ci hanno dato ragione. Avremmo preferito avere torto.

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 125 | Commenti: 277

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