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Home | ©2014 La Finanza sul Web | Articolo visto 11839 volte 13 marzo 2014

Dopo lo scandalo del Libor un altro sui tassi di cambio?

Clamoroso alla Borsa di Londra

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza, Finanza Internazionale, Primo Piano

Mark Carney, l’economista canadese nominato governatore della Banca d’Inghilterra  nel novembre 2012 è stato interrogato per quattro ore e mezzo dalla Commissione parlamentare presieduta da Andrew Tyre. Uno dei temi più scottanti e spinosi su cui si è indirizzata l’audizione è  quello della manipolazione delle parità di cambio delle valute che alla Borsa di Londra operavano da anni una ventina di traders delle maggiori banche internazionali, in combutta tra loro. La notizia, apparsa sulla stampa estera, è stata pressoché ignorata in Italia, con l’eccezione del blog “Il corriere della collera”.

Dopo lo scandalo del Libor (London interbank offered rate), i cui tassi – che  costituiscono il  “benchmark”, cioè il punto di riferimento di miliardi di trattative, per un valore stimato in 800.000 miliardi di dollari tra derivati, prodotti strutturati e prestiti a tasso variabile – venivano pilotati dagli operatori di alcune delle maggiori banche operanti sulla piazza londinese, si preannuncia dunque un altro scandalo devastante: anche i cambi tra le valute venivano manipolati e pilotati sulla piazza londinese, e probabilmente non solo su di essa.

Il commissario europeo alla concorrenza, Almunia, l’aveva già fatto capire, dichiarando che aveva “ricevuto informazioni” e che le indagini dopo lo scandalo del Libor si sarebbero estese alle contrattazioni sul franco svizzero e più generalmente al Forex, il mercato dei cambi delle valute.

Com’è noto la Commissione di Bruxelles per lo scandalo del Libor ha già comminato lo scorso dicembre la gigantesca multa di 1,7 miliardi di euro a sei gruppi bancari accusati di aver costituito un cartello, accordandosi sui livelli giornalieri del Libor e dell’Euribor, suo corrispondente europeo. La penalità maggiore (725 milioni di euro) è toccata alla Deutsche Bank; seguono la Royal Bank of Scotland, la Societé Generale, il Credit Agricole, JP Morgan e Citigroup.  Barclays e Ubs hanno evitato la multa avendo informato le autorità di quanto avveniva.  Tutte queste banche dal 2005 al 2008 avevano manipolato i tassi sui derivati denominati in euro e pilotati dall’euribor; dal 2008 al 2010 la loro attenzione si era rivolta ai derivati in yen, pilotati dal libor.Da sottolineare che il mercato dei derivati ha un valore stimato nel 53% del “pil” europeo.

Le manipolazioni sui tassi d’altronde erano diventate una sorta di segreto di Pulcinella: lo scandalo è scoppiato nel 2012, ma era noto già dal 2009, quando tre economisti ( due della BCE ed uno del Fondo monetario) in un loro “paper” riferivano di “voci” su distorsioni del Libor.

Quando le manipolazioni sul Libor sono venute alla luce, come al solito volarono alcuni stracci piccoli, cioè alcuni “traders”, ultimi anelli della catena, licenziati e peraltro poi riassunti.

La stessa procedura sembra ora caratterizzare lo scandalo sui cambi. Più di una v entina di “traders”  sono stati licenziati o sospesi. Le banche sono le solite: Deutsche Bank, Citigroup, Barclays, Bank of America, ecc.

Il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, ha dichiarato alla Commissione parlamentare d’aver appreso di queste manipolazioni  l’ottobre scorso.  Ma pare che esse datassero dal 2006.

Di certo c’è che un funzionario della Banca d’Inghilterra è stato sospeso dall’impiego, e la Banca d’Inghilterra ha dato mandato ad uno studio legale di verificare tutto, dandogli carta bianca per accedere ad ogni procedura. Sono state messe a disposizione degli inquirenti 21 mila e-mail e tonnellate di materiale vario.

L’inchiesta rischia di essere seppellita sono una montagna di carta. Ma essa non si fermerà, ha promesso il governatore Carney, fino a che non sia ripristinato il prestigio ed il decoro della Banca d’Inghilterra.

Che sul mercato dei cambi avvengano distorsioni conseguenti a scorrerie speculative, è noto da sempre ed a tutti. Basti pensare all’attacco alla lira ed alla sterlina di George Soros nel 1992.  Che cose simili le faccia il corsaro Morgan, pur al servizio di Sua Maestà la regina d’Inghilterra è un conto; ma che anche i sussiegosi ammiragli della flotta di Sua Maestà si dedichino nascostamente ad atti di pirateria, evidentemente è tutt’altra cosa. Che nella finanza-casinò la City ed i maggiori centri finanziari assomiglino sempre più a bische, è un conto. Ma che le bische siano anche truccate, comincia ad essere troppo.

g.v.

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Autore: Redazione » Articoli 656 | Commenti: 435

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