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Home | ©2014 La Finanza sul Web | Articolo visto 17676 volte 22 aprile 2014

Craxi: i misteri del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Primo Piano, Ricerche e Studi

“Mani pulite” ha rappresentato in Italia lo spartiacque tra la Prima Repubblica e la Seconda Repubblica: due epoche  in cui il modello politico, economico e culturale del nostro Paese è profondamente cambiato.
 
In questo senso l’inchiesta ha avuto conseguenze storiche e, come per tutti i fatti della storia, l’immagine appare chiara e nitida solo molto tempo dopo lo svolgersi degli eventi, e, forse, dovrà passare ancora molto tempo prima di fare piena luce sui protagonisti, gli interessi e le ragioni profonde che hanno determinato gli eventi.
 
Per cercare di comprendere meglio quello che è accaduto allora in Italia, è necessario dunque collocare i fatti nella loro cornice storica, non tanto nazionale, quanto internazionale.
 
Nel 1991 un avvenimento di portata epocale si era verificato e aveva sconvolto gli interi equilibri globali che avevano governato il mondo dal dopoguerra.  Tra il 1990 e il 1992, infatti, il mondo assistette alla dissoluzione dell’Unione Sovietica ed al crollo del modello politico-economico comunista. Scomparivano così, in un solo colpo, una superpotenza che dagli accordi di Yalta aveva determinato con gli Stati Uniti l’equilibrio globale bipolare , in cui l’Italia era pienamente inserita, e un’ideologia cui si rifaceva un partito di massa, che aveva un ruolo di primissimo piano nella vita politica, sociale e culturale del nostro Paese. 
 
Con la fine dell’U.R.S.S. cambiava radicalmente anche il ruolo dei partiti di governo italiani, a cominciare dalla democrazia cristiana. L’emergere nel 1948 di un partito legato alla Chiesa cattolica, era stato tollerato dalle potenze anglosassoni solo perché essa costituiva l’unico partito di massa in grado di costituire una “diga” contro l’avanzata comunista. , e perché aveva assicurato il consenso elettorale allo schieramento dell’Italia nell’area Occidentale. Venendo meno la minaccia sovietica ed il pericolo comunista, il suo ruolo non era più indispensabile.
 
C’è da aggiungere che pur all’interno dello schieramento Occidentale l’Italia della Prima Repubblica si era ritagliata qualche spazio di autonomia, sia in politica estera, sia nel modello economico. In politica estera infatti sia la democrazia cristiana ed ancor più il partito socialista di Craxi, pur ancorati all’Europa, guardavano al mediterraneo ed al mondo arabo, quale naturale interlocutore politico e sbocco economico dell’Italia. E ciò irritava spesso Israele ed urtava contro la strategia degli Stati Uniti nel Mediterraneo ed in Medio Oriente.
 
Quanto al modello economico della Prima Repubblica, esso si ispirava ad una “economia sociale di mercato”, ed era caratterizzato da una fortissima presenza di imprese pubbliche nel settore industriale, ed ancor più nel sistema bancario, quasi totalmente pubblico.
 
C’è da aggiungere infine che, sia pure con persistenti debolezze a lacune ( a cominciare dallo squilibrio del Mezzogiorno) l’Italia aveva avuto uno straordinario sviluppo, e nell’arco di pochi decenni da Paese prevalentemente agricolo era divenuta la quinta potenza industriale del mondo e stava diventando la prima potenza regionale del Mediterraneo. Il sistema “misto” di economia sociale di mercato a forte presenza pubblica,  aveva inoltre garantito una diminuzione delle diseguaglianze e della concentrazione della ricchezza, e una vasta fetta della popolazione aveva ottenuto una poderosa mobilità sociale verso l’alto.
 
A queste “luci” tuttavia facevano da contraltare anche alcune ombre .  In particolare i partiti erano divenuti i veri protagonisti della vita politica, esautorando di fatto gli organi costituzionali. Ed il dilagare della partitocrazia, a partire dagli anni’60, aveva determinato una sempre più diffusa corruzione, in parte dovuta ai cosiddetti “costi della politica”, in parte anche maggiore al venir meno dei principi morali. Inoltre la “conventio ad escludendum”, cioè il patto non scritto ma ferreo, per cui il partito comunista in quell’equilibrio internazionale non poteva andare al governo in un Paese Occidentale, configurava un sistema politico bloccato. La rissosità delle correnti interne dei partiti di governo determinava peraltro un continuo succedersi di governi precari, che cumulavano i guasti dell’instabilità con quelli di un sistema bloccato in cui i partiti di governo si finanziavano sempre più in maniera illegale, cioè con tangenti, mentre il partito comunista all’opposizione riceveva ingenti somme dall’Unione Sovietica..
 
Il crollo di questo sistema, salutato con entusiasmo dalla maggioranza dell’opinione pubblica, ha portato però una serie di conseguenze nefaste: è cessata l’inarrestabile ascesa dell’Italia come potenza industriale. Il nostro poderoso apparato industriale pubblico è stato quasi interamente saccheggiato in nome delle “privatizzazioni”. il modello di capitalismo europeo, ispirato all’economia sociale di mercato ed all’economia mista pubblico-privata è  stato sostituito infatti con un capitalismo darwinista e liberista di matrice anglosassone e l’Italia ha delegato, nell’ambito di accordi internazionali, buona parte della sua sovranità ad un’Unione Europea anch’essa sempre più in linea col modello economico americano.. La corruzione invece, secondo numerosi osservatori, non solo non è stata sconfitta con l’avvento della Seconda Repubblica ma è al contrario aumentata.
 
Per tutte queste ragioni il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica appare oggi un fenomeno controverso, che meriterebbe un dibattito pubblico approfondito.
 
Stefania Craxi, figlia dell’ex presidente del Consiglio Bettino Craxi racconta, in questo video esclusivo, la sua ricostruzione della vicenda storica, politica e umana che ha coinvolto il padre e che ha cambiato la storia del nostro Paese. 
 
Arnaldo Vitangeli
 

 
La fine della Prima Repubblica, secondo Stefania Craxi, è stata decisa, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, da poteri forti italiani ed esteri che vedevano nei partiti della Prima Repubblica e nella figura di Craxi in particolare, un freno ai loro progetti di riduzione delle sovranità nazionali e di ridimensionamento del ruolo mediterraneo dell’Italia. Inaccettabile per questi gruppi di potere internazionali era in particolare, secondo la Craxi, il forte sviluppo che l’Italia aveva ottenuto (superata la Gran Bretagna era divenuta la quinta potenza industriale del mondo)e il ruolo di potenza egemone del Mediterraneo, che il nostro Paese cominciava a ricoprire. Cessata la minaccia sovietica e divenuto l’ex partito comunista italiano un docile strumento delle oligarchie internazionali, i “poteri forti” avrebbero deciso, secondo la figlia dell’ex capo del partito socialista, di abbatterei partiti della prima repubblica, non più necessari e di distruggere gli statisti più forti e indipendenti. Il “golpe” che secondo Stefania Craxi ha portato al potere di una nuova classe politica, più corrotta di quella precedente, debole e ricattabile, e completamente prona agli interessi di Paesi stranieri e di gruppi di potere internazionali, ha avuto nella magistratura e nella grande stampa i suoi esecutori La prima in larga parte ideologicamente orientata e mossa da un antico odio per le forze politiche che per decenni avevano impedito l’entrata del P.C.I. nella “stanza dei bottoni”; la seconda strumento e megafono di grandi interessi economici privati italiani, strutturalmente ancillari a quelli internazionali.
 
 
 
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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 113 | Commenti: 458

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