Europa Nord America Centro America Sud America Africa Asia Oceania

Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 10617 volte 23 maggio 2013

Tiene il mercato del lavoro bancario nonostante la crisi perdurante

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana

Quanto ha continuato ad incidere la crisi sull’occupazione del mercato bancario italiano ? Come stanno evolvendo le caratteristiche fondamentali del personale occupato nel mondo del credito nazionale ? E il gap con i principali gruppi bancari europei da parte delle nostre migliori imprese bancarie si è andato attenuando , o è rimasto costante ?

A questi e ad altri interrogativi risponde con la consueta accuratezza di analisi e ricchezza di dati sottostanti il recente Rapporto 2012 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria presentato dall’Associazione Bancaria Italiana .

Sfogliando le pagine di questa ventesima edizione del Rapporto , il primo dato che balza agli occhi è la diminuzione tutto sommato contenuta sul piano occupazionale del sistema bancario e , più in genere , di quello finanziario italiano . In particolare con i 296 mila addetti delle banche censite a fine 2011 la contrazione occupazionale calcolata sulla dinamica di un campione omogeneo di aziende nel biennio 2010/11 non arriva all’1% ( 0,7%) .

La prima risposta importante agli interrogativi iniziali , pertanto , è che il sistema ha tenuto , quale risultato di un flusso di assunzioni del 3% a fronte di un volume di cessazioni del 3,7% . Una combinazione che , inoltre , conferma come il processo di ricambio generazionale è  , ormai , una caratteristica costante di questo ambito occupazionale .

Ricambio generazionale che , peraltro , non ha inciso sull’età media del personale occupato che sfiora i 44 anni con ulteriore aumento generalizzato del valore di questo indicatore per tutte le categorie del personale .

Altro aspetto su cui vale la pena di spendere un momento di attenzione e di riflessione ai fini di un completamento sia pure sommario di questa foto di gruppo del sistema bancario nazionale riguarda lo slittamento del personale verso inquadramenti di categoria superiore ; una tendenza riscontrabile per i dirigenti , sebbene in misura contenuta -  la loro  quota è 2,4% dei dipendenti del settore con un incremento dello 0,1% . Ma  soprattutto una tendenza che si consolida per i quadri direttivi aumentati di quasi un punto percentuale e arrivati a toccare il 39,5% del personale occupato . A fronte di questi incrementi balza agli occhi , come era lecito attendersi , la contrazione delle risorse umane inquadrate nelle aree professionali .

Si parlava di tendenza consolidata perché , in effetti , dall’inizio di questo secolo i due movimenti di espansione per i quadri direttivi e di contrazione per le aree professionali hanno segnato risultati decisamente vistosi con una crescita superiore ai 10 punti percentuali per i primi a fronte di una diminuzione di oltre 11 punti per le seconde .

Passando , poi , ad esaminare il versante della contrattualistica , resta confermato che per la stragrande maggioranza del personale occupato vi è aperto l’ombrello protettivo del rapporto a tempo indeterminato ( 97%) ,una caratteristica particolarmente ambita soprattutto in questo scorcio di secolo ; mentre il complesso delle altre tipologie contrattuali si arresta al 2,6% . Una curiosità , infine , per i part-time che costituiscono poco più del 9% dei lavoratori : nella loro quasi totalità  anch’essi beneficiano di un rapporto a tempo indeterminato .

In questa fotografia delle caratteristiche essenziali delle risorse umane non poteva , infine , certo mancare almeno un riferimento al personale occupato distinto per genere ; ove si evidenzia la crescita massiccia del personale femminile , giunto ormai a rappresentare il 43,6% del totale degli occupati con una significativa crescita di oltre mezzo punto percentuale in un solo anno .

Una crescita – bisogna sottolinearlo – tutt’altro che occasionale , riflesso di una tendenza anche in questo caso ormai ben consolidata , come dimostra il dato riferito a un orizzonte temporale più ampio ( 1997-2011 ): dove il fenomeno espansivo risulta concretizzarsi in ben 12,5 punti percentuali . Una cifra che trova puntuale  conferma nella marcata contrazione del differenziale occupazionale tra i 2 sessi  ( 25 punti ), essendo passato dai circa 38 punti percentuali del 1997 ai 13 del 2011 .

Rimanendo sempre in tema di occupazione per genere va ancora rilevata la  modesta percentuale di donne dirigenti ( 0,6% ) ; certamente non una novità  , ma comunque un dato che fa riflettere , anche se in termini di confronto con il 1977 la presenza femminile nella categoria gerarchica più alta è aumentata da allora di ben 10 volte ! 

Conclusa l’illustrazione delle caratteristiche essenziali delle risorse umane nelle banche italiane , si può ora dare un rapido sguardo ai conti economici dei gruppi bancari italiani censiti nel campione europeo di gruppi analizzati dal rapporto Abi per capire il percorso da loro  intrapreso sulla strada dei comportamenti virtuosi e i punti di criticità che ancora li separano dai principali competitors europei .

Cominciando dai livelli medi di patrimonializzazione , si può constatare come nel 2011 risultavano ancora inferiori  a quelli dei concorrenti europei , anche se va subito ricordato che per molti di questi ultimi vi sono stati dei robusti interventi di ricapitalizzazione pubblica a differenza di quanto avvenuto in Italia .

Altro elemento da valutare con attenzione è , poi , l’ancor debole capacità di generare reddito da parte delle banche italiane . E qui si possono chiamare in causa , sia aspetti relativi alla struttura dei costi , sia le fonti di ricavo alle quali attingono le banche nazionali . 

Limitandoci al versante dei costi ,I conti economici dei gruppi bancari italiani denunciano nel 2011 un incremento del 5,4% dei costi operativi ascrivibile per due terzi all’aumento degli ammortamenti su attività immateriali diverse dall’avviamento .

Quanto ai costi del personale il loro aumento  è stato causato soprattutto “ dall’ incremento di spese non ricorrenti tra cui vanno annoverati gli oneri per l’incentivazione all’esodo anticipato del personale, mentre le retribuzioni e gli oneri sociali non hanno subito variazioni sostanziali” .

In definitiva  , anche da questi sintetici accenni si può fondatamente affermare che l’ultima edizione del rapporto ABI mette in risalto come parallelamente agli impegni in atto nei sistemi bancari europei ( particolarmente in Inghilterra , Spagna , Francia e Germania ) le banche italiane abbiano intrapreso uno sforzo senza precedenti di riduzione dei costi , di recupero nei livelli di efficienza e di rafforzamento reddituale e patrimoniale senza fare peraltro ricorso , come già ricordato , al sostegno pubblico .

Non rimane , quindi , che attendere i prossimi due /tre anni per verificare , sia  la bontà nel tempo di queste scelte delle banche italiane sul piano operativo , sia  la loro validità in termini di efficienza comparativa con i principali competitors europei .

ScarsoMediocreSufficienteDiscretoBuono
Loading ... Loading ...

Autore: Redazione » Articoli 673 | Commenti: 277

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook

0 Commenti   •  Commenta anche tu!

Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?

Lascia un commento   •   Leggi le regole

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Abbonati

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua casella email

Inserisci la tua email: