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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 15968 volte 15 aprile 2013

Taglio degli stipendi d’oro: una proposta radicale

Di Redazione  •  Inserito in: lettere alla redazione

Pubblichiamo una lettera pervenuta alla nostra redazione  che riteniamo molto indicativa di un nuovo e diverso atteggiamento dei cittadini nei confronti delle scelte economico-politiche, a seguito il nosto commento.

 

Taglio degli stipendi d’oro. Una proposta semplice, ma molto importante, alla nostra classe politica e di governo. In un momento di crisi economica e sociale, cosi drammatico, in cui sempre più cittadini sono senza un posto di lavoro, sono alla fame, non hanno più niente. Tagli agli stipendi d’oro e alle buone uscite milionarie, e ora di incominciare a mettere mano ai manager pubblici e privati, poi giornalisti, presentatori, conduttori di programmi TV, calciatori, allenatori, piloti di auto e moto da corsa e tante altre categorie di liberi professionisti previlegiate. Sarebbe ora che i loro stipendi d’oro siano resi pubblici sul web, in TV, sui giornali, fare in modo che tutti i cittadini sappiano quante caste esistono qua nella nostra bella Italia. Quei soldi recuperati tagliando i loro stipendi, investirli nell’edilizia pubblica, mettere in sicurezza scuole, ospedali, edifici pubblici, costruzione di nuovi asili nido e miglioramento dei servizi socio sanitari aiuterebbero a creare tanti posti di lavoro. Poi in una situazione di crisi cosi drammatica del nostro paese, i sacrifici devono essere fatti in proporzione al reddito, chi ha di più deve dare di più. Poi basta corruzione, basta sprechi, basta stipendi d’oro. Se le forze politiche e di governo, non hanno il coraggio o la voglia di farlo, sarebbe utile organizzare la raccolta di firme per indire un referendum, per tagliare le buone uscite milionarie e gli stipendi d’oro dei nostri manager pubblici e privati. Poi lasciatemelo dire, basta evasione fiscale, non è possibile continuare a vedere redditi annuali mediamente di istituti di bellezza pari a 6.500 euro, negozi di abbigliamento 8.600 euro, autosaloni 14.800 euro, ristoranti 14.300 euro, gioiellieri 17.000 euro, e tanti altri autonomi, ma guarda ! Guadagnano meno di un lavoratore dipendente, questi dati sono stati pubblicati riguardando l’anno 2010. Cari cittadini onesti, dobbiamo chiedere a gran voce legalità, moralità, trasparenza, onestà e ancora onestà e più coscienza civile e sociale. Quello che si recupera sull’evasione fiscale, dovrà andare sulla riduzione delle tasse in particolare ai lavoratori dipendenti e pensionati che hanno sempre pagato il dovuto.

 

Francesco Lena

Caro Franceso,

Lei condensa in poche righe molte questioni di grande importanza e molto sentiti da un opinione pubblica che paga in prima persona i costi economici e sociali della crisi. E’ tuttavia utile approfondire alcuni aspetti della sua proposta e precisare alcune questioni.

La prima cosa da sottolinare è che non è possibile equiparare gli stipendi dei manager pubblici, dei politici, degli amministratori e, in genere, della macchina dello Stato con quello dei privati.

La ragione è semplice: i manager pubblici sono pagati da noi cittadini, sono cioè dei nostri dipendenti e spetta dunque ai cittadini stabilire la retribuzione che gli compete. Le paghe dei manager pubblici italiani, così come quelle dei politici e dei vari amministratori sono esorbitanti e totalmente sproporzionate non solo al reddito dei comuni cittadini ma anche dei loro omologhi di alti Paesi, anche ben più ricchi del nostro. E’ quindi non solo moralmente giusta la sua proposta di imporre per legge tagli a questi stipendi e ai benefit vari che le ”caste” si assegnano (perchè mai un politico che ha uno stipendio pari a quello di 20 cittadini medi italiani dovrebbe avere anche i biglietti gratis per lo stadio, tanto per fare un esempio) ma è anche economicamente indispensabile in un momento in cui le finanze dello Stato sono ridotte al lumicino.

Per il settore privato la cosa è diversa. La ragione è che i privati non sono pagati dai cittadini e guadagnano in base al successo che ottengono. Per farle un esempio un pilota di formula uno che vince un mondiale garantisce, in termini economici, alla propria casa automibilistica una pubblicità che vale centinaia e centinaia di milioni di euro, sarebbe irrealistico immaginare, dunque , che un Senna, così come un Maradona o una star del cinema, non pretenda di essere pagato in base al suo “valore di mercato” tanto più che, come abbiamo detto, non sono i cittadini a pagarlo. Detto questo va sottolineato un fatto grave e preoccupante che riguarda i manager pubblici e, in genere, i banchieri, finanzieri e dirigenti di grandi aziende: ossia lo squilibrio dei loro stipendi rispetto a quelli dei lavoratori comuni.

Qualche decennio fa in una grande azienda (come ad esempio la Fiat) il rapporto tra la retribuzione dei top manager e quello degli operai aveva un valore x, oggi quel rapporto è schizzato al dilà di ogni ragionevolezza. Se insomma prima un dirigente di altissimo livello guadagnava quanto 20 operai ora guadagna quanto 500 operai. Questo non solo perchè sono aumentati a dismisura gli stipendi dei manager ma perchè sono diminuiti nettamente quelli dei lavoratori e, in generale, il valore del lavoro e il rispetto per quello che la Costituzione italiana dichiara solennemente essere il fondamento della nostra Repubblica, è stato svilito profondamente. E’ essenziale invertire questa tendenza, ma non penso si possa fare attraverso un tetto ai guadagni dei privati, quanto piuttosto con il principio opposto, ossia imponendo per legge che  lavoratori possano essere pagati  cifre ridicole. Nei decenni scorsi si era riusciti a ottenere queste garanzie, poi in nome della competitività e del mercato sono state erose. Il discorso è tuttavia complesso, perchè riguarda la globalizzazione che mette in competizione lavoratori dei Paesi occidentali con lavoratori di Paesi in cui la mano d’opera è pagata pochissimo.

Un altro aspetto che lei tocca è quello dell’evasione fiscale, vera piaga del nostro sistema, e dell’incredibile sfacciatagine di chi, magari titolare di una catena di gioiellerie, dichiara meno dei propri commessi. Ha ragione, questa situazione è intollerabile e va combattuta, al tempo stesso, come lei  riconosce, in Italia il livello di tassazione è spaventoso e insostenibile (a fronte peraltro di servizi pessimi offerti) per cui si deve capire che pagare tutti le tasse è l’unico modo per poter pagare meno, non lasciando che l’intero peso della spesa statale ricada solo su pensionati e lavoratori dipendenti (le classi più deboli) e sugli imprenditori onesti costretti a fare i salti mortali per sopravvivere con una tassazione che va oltre il 50%. Inevitabile quindi che si debbano tagliare sprechi, ruberie, burocrazie costose e inutili e disservizi di ogni genere, in modo da trovare le risorse per investire in quei servizi (edilizia pubblica, scuole e ospedali) che sono essenziali per il benessere dei cittadini e utili dal punto di vista occupazionale, ma anche in infrastutture moderne e in ricerca e sviluppo dei settori innovativi che sono oggi totalmente trascurati e che rappresentano la vera scommessa per un futuro migliore non solo economicamente.

Grazie per la sua riflessione e per averci dato lo spunto per affontare un tema così importante.

Arnaldo Vitangeli

 

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